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Dall’Abruzzo in Cina: la Elco Group svalica la grande muraglia Le Pmi asiatiche ci somigliano per dimensione, ma non per qualità!

 

Non sono solo le multinazionali a fare business in Cina.

Dall’Abruzzo arriva un esempio di come anche le Pmi possono cogliere le opportunità che la Cina offre, semplicemente intercettando la domanda interna, che non chiede solo materie prime ma, soprattutto, alta tecnologia. Ed è qui che la Elco Group di Carsoli (L’Aquila) si è insinuata, riuscendo ad aprire uno stabilimento di produzione di circuiti stampati in partnership con un’altra Pmi cinese.

L’area  è quella del Guangzhou – di fronte all’isola di Hong Kong,  uno dei tre parchi industriali nei quali si concentra la maggior parte del potere economico – e le unità produttive messe a regime in loco sono 380. Il management è tutto italiano, e nella logica di razionalizzazione delle attività produttive su scala globale, la sede di Carsoli diventerà a breve l’unica sede produttiva italiana, deputata alla realizzazione della produzione tecnologicamente avanzata.

Un bell’esempio di come si internazionalizza una Pmi, e di come il nostro Paese -.che ha perduto discrete quote di mercato cedendo dall’1,6% del ’98 all’1,1% del 2005 – possa passare da una fase di riscossa ad una di competizione.

Il problema della competizione delle Pmi italiane non è nuovo, ma proprio la Cina ci insegna che “piccolo non è bello”:  lì sono state proprio le piccole aziende a trasformare il Paese nella quarta forza economica del pianeta. Dopo trent’anni di statalismo, oggi rappresentano il 99% delle imprese private e contribuiscono per il 52% all’aumento del Pil: un bell’esempio, pure questo, perché ci si possa convincere tutti che per fare business non bisogna essere per forza dei giganti, e che la locomotiva italiana si può mettere in moto con l’innovazione, l’alta qualità e l’eccellenza.

Questo ha capito la Elco Group (Presidente Franco Maria Mandelli, Dirett. Gen. e Amm. Delegato Carlo Guidetti) che, dopo una prima esperienza fortunata di internazionalizzazione sui mercati spagnoli con la consorella Elco Europe – nata dall’acquisizione nel 1993 di Alzaide S.A., localizzata nella provincia di Cordova in Andalucia – ha trovato la strada per saltare la grande muraglia.

Una scorciatoia per investire bene, la Cina la offre attraverso la sua forte specializzazione, agevolazioni fiscali, veloce circolazione delle informazioni e delle esperienze, presenza di indotto, costi comparabili, buone infrastrutture, vicinanza del mercati di sbocco. Insomma, filiere complete in cui, però, c’è bisogno delle imprese italiane alle quali le omologhe del celeste impero possono somigliare per dimensione, ma non per qualità. Ed è sulla qualità che si gioca la competizione, perché se la quantità non è un problema per il grande drago, lo è invece la qualità, l’unico fattore che le Pmi italiane ancora possono vantare nel mondo, e sul quale bisogna aprire la sfida.

Azzeccata, dunque, la scelta della Elco che ha deciso di puntare sul versante della collaborazione industriale piuttosto che su quello delle esportazioni, che non vanno messe da parte, tutt’altro, ma affiancate da altri strumenti aziendali come gli investimenti, l’import strategico, l’outsourcing, le innovazioni finanziarie… così come ci viene indicato dall’Osservatorio Asia.

La Elco Group (20 milioni € di attivo totale, 25 milioni € di fatturato, 130 addetti a Carsoli) vuole vincere l’effetto made-in negativo, che tradizionalmente le imprese high tech scontano sui mercati internazionali, escludendo miratamente una competizione sulla componente prezzo, di esito incerto, e scommettendo, invece, sulla differenziazione, con la quale è riuscita a posizionarsi come provider globale di prodotti e servizi legati ai circuiti stampati altamente performanti. L’ampliamento delle aree di servizi offerti ha tagliato fuori gli altri competitor, comportando al contempo un’innovazione tecnologica di processo trainata dalle richieste stesse dei clienti, innovazione che viene poi a loro (ri)consegnata a prescindere dall’area geografica in cui sono localizzati.  Aver subappaltato la produzione ad aziende esterne nel mercato asiatico (Taiwan e Cina) ha migliorato la performance di consegna, e ha fatto sì che la fabbrica originaria si sia potuta concentrare sulla realizzazione di prodotti a maggior valore aggiunto per servizio e/o tecnologia. Non a caso, già a partire dal 2004 la linea hi-tech ha sostenuto notevolmente il volume di vendita, facendo realizzare al gruppo quote costanti di fatturato, quale segno di un progressivo riconoscimento da parte dei mercati, anche internazionali, degli investimenti in innovazione.

 

Maria Paola Iannella

Direttore Responsabile

periodici Confindustria Abruzzo

 

 

 

 

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