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Dalla Regione non ci aspettiamo un’organizzazione turistica basata sugli enti strumentali ma l’atteso Pacchetto Competitività per l’Abruzzo Deve decollare il modello del Sistema Turistico Locale

di Dario Colecchi

Presidente Incoming Abruzzo

Pizzalto Spa Roccaraso

 

Il settore turistico abruzzese non sfugge alla logica della doppia velocità in sintonia (negativa) con le caratteristiche dello sviluppo socio-economico della regione. La costa, con il turismo balneare, possiede un primato ancora inattaccabile in termini di offerta alberghiera e ricettiva in generale. E altrettanto solida resta la leadership in tema di arrivi e presenze: secondo

i dati dell’Osservatorio regionale sul turismo (che tuttavia si fermano al 2001) gli alberghi della costa hanno accolto circa 650.000 arrivi per quasi 3 milioni di presenze sulle 4 milioni 700 mila complessive registrate in Abruzzo, mentre gli arrivi si attestano a 1 milione 150 mila. Le presenze in strutture ricettive balneari sono più del doppio di quelle realizzate in area parco (1 milione 236 mila a fronte di 360 mila arrivi). E ancora più

forte è il gap tra il turismo estivo e quello invernale: stando alle cifre dell’osservatorio, infatti, nei bacini sciistici non sono stati più di 172 mila gli appassionati scesi in albergo, per un numero di presenze pari a 665

mila circa. Al momento non si dispone di cifre più aggiornate sugli indicatori fondamentali dei flussi turistici per l’assenza di un sistema di monitoraggio costante da parte degli organismi di promozione turistica. E questo è emblematico sullo stato dell’arte della strumentazione a disposizione degli organismi politici e degli operatori per attingere informazioni indispensabili per l’analisi, la pianificazione e la risposta reattiva all’emergenza, altrimenti ci si ferma alla chiacchiera oziosa e velleitaria.

In questi ultimi anni, il trend è stato lievemente positivo, ma sulle dinamiche di crescita del settore ha ovviamente agito come freno la difficile situazione economica del Paese. Alla luce di tutto questo, gli

imprenditori del comparto attendono finalmente una proposta politica che sappia arricchire di contenuti l’offerta turistica balneare come principale voce del Pil regionale di settore. E che – contemporaneamente – punti a

ridurre sempre di più nel medio-lungo periodo il divario tra le diverse aree dell’Abruzzo, facendo leva non solo su campagne di marketing e di pubblicità (a volte discutibili sia per i mezzi utilizzati sia per il messaggio lanciato), ma sull’apertura di un dialogo costante con quanti in quel

settore lavorano quotidianamente con l’obiettivo di far lievitare i risultati a vantaggio delle comunità  e di creare un forte movimento associazionistico che faccia da volano e moltiplicatore. Per dirla in breve, si attende una sorta di Pacchetto Competitività per il turismo abruzzese.

Lo sviluppo della politica associazionistica e la creazione di strumenti che consentano ai vari soggetti impegnati in questo campo nelle aree montane di offrire  al visitatore servizi sempre più qualificati e un grado di

professionalità di giorno in giorno più elevato costituiscono due delle chiavi che consentiranno al settore di aumentare la capacità di attrazione

di nuovi visitatori verso l’Abruzzo. E, quindi, di rappresentare una parte sempre più cospicua e autorevole del Pil regionale, accorciando al tempo stesso il dislivello di sviluppo tra le due zone

In Abruzzo il settore turismo riveste già un ruolo importantissimo per lo sviluppo economico di tutta la regione, ma diventa ancora più strategico ed essenziale per il sostentamento e la competitività delle aree interne in termini di produzione, reddito ed occupazione.

In queste aree, in gran parte protette da parchi e riserve, il turismo assume un ruolo trainante anche per altri settori legati in gran parte alle tipicità agro-alimentari e silvo-pastorali, alle realizzazioni della

tradizione artigianale, alla valorizzazione dei centri storici e dei circuiti minori sui temi dell’arte, della cultura, della storia, dell’archeologia.

Le stesse aree protette trovano, nella valorizzazione legata alle attività di turismo sostenibile, uno sbocco economico tale da costituire la ricetta contro quella che l’economia e la sociologia definiscono con termine un po’

indigesto “disantropizzazione”, ovvero -in parole più semplici- il progressivo abbandono dei centri montani e la loro “desertificazione”. Lo sviluppo di una economia turistica compatibile e legata alle tradizioni delle popolazioni residenti crea dunque i presupposti per garantire benessere e assicurare  il presidio ad un territorio unico per peculiarità naturalistiche e culturali.

A tal proposito, la politica dovrà impegnarsi per chiudere definitivamente una querelle annosa in cui si fronteggiano le comunità locali e il mondo ambientalista. Quest’ultimo, nelle sue versioni più integraliste e radicali (spesso annidate nei “salotti” buoni di città, piuttosto che tra la gente che vive i problemi del territorio), sta trasformando il suo ruolo di importante sentinella contro abusi e minacce per l’equilibrio ecologico in una zavorra testarda ad ogni cambiamento e ad ogni idea progettuale. Le “avanguardie” ecologiste tendono a trasformare le aree parco abruzzesi – peraltro fortemente antropizzate – in autentici “Santuari”, si chiudono nelle loro roccaforti e rifiutano un dialogo vero con la popolazione, le istituzioni e gli operatori economici. Questa incomunicabilità unilaterale costituisce un ostacolo allo sviluppo perché, finora, alla proposta i militanti del mondo verde hanno sempre preferito la protesta ostinata e

pregiudiziale. L’Abruzzo fa delle sue eccellenze ambientali e paesaggistiche un valore aggiunto dell’offerta turistica che nessuno vuole deturpare

masochisticamente. Dal mondo ambientalista l’Abruzzo si attende però un cambio di marcia in direzione di una politica di tutela che si muova in armonia con le esigenze di sviluppo socio-economico. Diversamente, nessuno,

nemmeno i turisti, potrà convincersi di non essere stato espropriato del diritto di vivere in autonomia sulla propria terra.

Proprio in tema di turismo di qualità, l’OMT sostiene in un suo studio che nei prossimi dieci anni in Europa l’incremento maggiore e più rapido dei flussi economici legati al turismo deriverà dalla richiesta sempre crescente di mete turistiche alternative.

Con la crescita del livello culturale dei turisti, la sensibilità nei confronti delle questioni ambientali (la qualità del territorio di accoglienza, la qualità del servizio, la tutela dell’ambiente naturale, il

rispetto dei  parametri di ecosostenibilità applicati nelle strutture ricettive e nella gestione del territorio da parte degli  enti pubblici) e il  rispetto delle tradizioni e culture  locali  stanno sempre più

diventando criteri  fondamentali della scelta del luogo di vacanza .

L’adeguamento dell’industria turistica (imprese ed enti pubblici) a tali tendenze diventa perciò non più e non solo un fattore di rispetto dell’ambiente e delle risorse, ma anche un elemento fondamentale dello sviluppo economico e turistico.

Ancora sul versante europeo, il “Sesto programma comunitario di azione in materia di ambiente” dovrebbe promuovere l’integrazione delle tematiche ambientali in tutte le politiche comunitarie e contribuire a realizzare lo sviluppo sostenibile.

In Abruzzo, ed in particolare nelle zone interne e nelle aree protette, è necessario quindi che il turismo consolidi la sua importanza economica fino a diventare l’elemento trainante per lo sviluppo economico locale.

Il raggiungimento di questo obiettivo passa attraverso una serie di azioni sistemiche che allo stato dei fatti costituiscono delle vere e proprie priorità.

L’organizzazione turistica tradizionale, basata fondamentalmente sugli enti strumentali della Regione, appare avere ormai esaurito la capacità propulsiva iniziale anche per la crescente difficoltà di garantire, a carico dei bilanci regionali, i non indifferenti investimenti necessari. Risulta pertanto inadeguato tutto l’impianto che ne era derivato; oggi occorre, per valorizzare le straordinarie risorse turistiche del Paese e contribuire alla sua crescita, sempre più coinvolgere in uno sforzo sinergico tutte quelle componenti pubbliche e private presenti sul territorio che siano consapevoli

dell’importanza che il turismo ha per l’economia regionale e nazionale.

* Il modello di riferimento che noi consideriamo irrinunciabile per l’Abruzzo montano è quello del Sistema Turistici Locali (STL) perché questa nozione di assetto organizzativo, cui si dovrà però associare una effettiva

capacità operativa, rappresenta a nostro giudizio lo strumento “elettivo” per favorire il definitivo decollo delle aree interne montane e la rivitalizzazione di bacini che hanno patito una lunga fase di rallentamento della crescita a causa dell’assenza di una precisa visione strategica nelle azioni di investimento con il risultato di una polverizzazione delle iniziative. Solo oggi l’Abruzzo si è dotato di un Regolamento per gli STL,

accumulando già un consistente ritardo rispetto ad altre regioni a forte vocazione turistica che, quindi, potranno aiutare gli operatori a pianificare e investire, forti di certezze che qui, invece, mancano ancora. Su questo tema il territorio ricadente nella Comunità Montana “Altopiano

delle Cinquemiglia-Alto Sangro” è all’avanguardia. D’intesa con l’Uncem, l’Unione nazionale degli enti e comuni montani, ha infatti avviato e concluso con successo il progetto di “Cantiere”. Si tratta di un’esperienza

che ha messo a punto in modo innovativo modalità amministrative e operative di funzionamento del STL. Con nostro grande orgoglio possiamo annunciare che il frutto di questa sperimentazione ha trovato estimatori nella Provincia di Trento, da sempre emblema di turismo di qualità e di portavoce dei processi di cambiamento e innovazione nel settore. Il Trentino ha deciso quindi di

partire nel suo percorso di definizione del modello di STL dalle metodologie studiate e codificate dal laboratorio aperto nel bacino Cinquemiglia-Altosangro. A dimostrazione che anche l’Abruzzo può essere anticipatore e modello di pianificazione e collaborazione tra pubblico e

privato nel comparto turistico.

La salvezza del turismo montano passa inevitabilmente attraverso un sistema di rete, che sia in grado di rendere attuabile l’obiettivo della “destagionalizzazione” delle presenze, in assenza del quale ogni discorso

resterebbe velleitario.

Lo sviluppo del turismo delle aree interne passa certamente attraverso il potenziamento dei servizi e delle infrastrutture in coordinamento con l’offerta turistica esistente e potenziale.

Infrastrutture e servizi di mobilità dovrebbero infatti essere organizzati con principi di flessibilità in modo da rispondere nel miglior modo alla domanda.

La realizzazione di infrastrutture e di servizi dovrebbe essere condotta in una ottica almeno comprensoriale, con il rispetto della sostenibilità e con la caratteristica del coordinamento e l’integrazione dei diversi mezzi e

servizi, con l’obiettivo primario di recuperare la marginalità e l’isolamento dei territori periferici

La Regione ha individuato nel Docup un’azione volta a migliorare le infrastrutture per la mobilità a servizio delle aree dell’Alto Sangro e dei Comuni del Parco nazionale d’Abruzzo, attraverso la realizzazione di un

sistema integrato di trasporto a fune tra i due territori. Ebbene, quel progetto è bloccato per motivi che definire “arcani” appare eufemistico. E che paga, perdipiù, l’opposizione di una parte del mondo ambientalista tanto

miope e antiquata nel merito, quanto rozza nel metodo. Si pensi che quel progetto avrebbe un impatto economico sul territorio di quasi 60 mln. di euro solo per la realizzazione delle infrastrutture, senza contare l’effetto moltiplicatore e di volano economico che, mi sembra, non sarebbe poi tanto male per un territorio che sconta una decennale tendenza allo spopolamento e

un tasso di disoccupazione pari a  quasi 28 punti percentuali, il più alto in Abruzzo e tra i più alti in Italia.

E’ evidente che la scelta vincente per il raggiungimento degli importanti obiettivi che si pongono è l’adozione di una politica di sistema, di un approccio integrato ed organico.

La normativa è indispensabile per far lavorare gli imprenditori in una cornice di chiarezza legislativa e di obiettivi economici. E la chiarezza è sinonimo di investimenti. Senza certezze, invece, nessuno sarà disposto a mettere mano al portafogli per far crescere il turismo montano. Sono concetti che la classe politica deve assolutamente assorbire e comprendere,

trasformando le parole in provvedimenti utili allo sviluppo turistico dell’Abruzzo. Altrimenti la nostra regione rischia di vivere ancora a lungo lo scollamento tra politica ed economia, favorendo le incomprensioni tra i rappresentanti eletti col preciso mandato di far crescere questa grande comunità e chi, nei ruoli più differenti ma tutti importanti, lavora ogni

giorno per  far progredire concretamente l’economia, l’occupazione e l’immagine dell’Abruzzo. Nell’attuale dibattito sulla necessità di ricomporre definitivamente la frattura tra politica e impresa provocata dal ciclone giudiziario di “Mani pulite”, dopo il riavvio da parte del Governo di un sia pur timido impianto di politica industriale a sostegno della competitività del Sistema-Paese, la programmazione turistica in Abruzzo può

offrire un bel terreno su cui la classe politica si potrà esprimere per ricucire definitivamente questo strappo, ascoltando meglio le esigenze che vengono dal territorio e dagli imprenditori. Una pervicace “sordità” ai richiami degli operatori sarebbe invece una colpa imperdonabile.

 

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