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Crisi: un’impresa su 10 non può pagare fornitori

A dicembre il 9,96% delle imprese italiane era altamente a rischio di non riuscire a pagare almeno una volta i fornitori nel 2011.

 

Solo il 5,53% presentava una rischiosità bassa (erano l’11,84% appena un anno fa), mentre per il 37,76% risultava medio-bassa. Per la maggioranza delle imprese – 46,75% – si è invece osservato un livello di rischiosità nella media. A dirlo è Cribis D&B, società bolognese del gruppo Crif specializzata nella business information che ha realizzato uno studio sulla rischiosità commerciale.
Nell’analisi  le imprese sono state ordinate su una scala da 1 a 100 e i risultati raggruppati in 4 macro categorie: rischiosità bassa, medio-bassa (ovvero inferiore alla media), media e alta. Tra dicembre 2009 e dicembre 2010 è cresciuta del 7,5% la percentuale di imprese italiane con una rischiosità media di generare insoluti commerciali nei confronti dei propri fornitori nei 12 mesi successivi al periodo di osservazione, arrivando al 46,75% del totale. Sono in leggero calo (-1,01%) le imprese con rischiosità alta e quelle con rischiosità medio bassa (-1,9%), mentre in un anno si sono praticamente dimezzate dall’11,84% di dicembre 2009 al 5,66% di dicembre 2010 – le imprese con un basso indice di rischiosità.
Il trend dell’ultimo anno è sostanzialmente in linea con i due precedenti: dall’inizio del 2008, infatti, la percentuale di imprese con un livello di rischiosità medio-bassa si è ridotta, mentre la classe con rischiosità media è cresciuta notevolmente. La percentuale di imprese ad alto rischio si mantiene sostanzialmente stabile. Nel 2010 invece è crollata la quota di aziende a basso rischio.
E’ nel Nord Italia che si concentrano le imprese a bassa rischiosità (quasi l’8% del totale, 2 punti in più rispetto alla media nazionale) e allo stesso tempo una percentuale minore di imprese con rischiosità elevata (rispettivamente 6,10% per il Nord Est, 8% per il Nord Ovest). Al contrario, il Meridione si caratterizzata per la quota più alta di imprese ad alta rischiosità (attorno al 13,5% del totale), a discapito di quelle a bassa rischiosità che rappresentano appena il 2,21% nel Sud e il 3,1% nelle Isole.

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