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Credito e garanzie per le PMI: dal “Salva Italia” un nuovo ruolo per il Fondo Centrale di Garanzia

Dal decreto “Salva Italia” nascono nuove prospettive per l’accesso al credito da parte delle PMI. Il rifinanziamento del Fondo Centrale di Garanzia, farà da perno al nuovo sistema del credito, in una infrastruttura collaborativa fra Stato, Regioni, Banche, Confidi e altri Enti che gestiscono misure di agevolazione dell’accesso al credito bancario.

Il fondo Centrale di Garanzia, organismo dipendente dal Ministero dello sviluppo economico, concede una garanzia pubblica nei confronti dei finanziamenti che le banche erogano alle imprese, riducendo a zero per la banca il rischio di insolvenza, essendo in ultima istanza direttamente lo Stato il garante dell’affidamento.

Per molti anni il Fondo ha vissuto in sordina e operato per pochi eletti, complice la macchinosità e difficoltà di accesso ai benefici. La condizione attuale di emergenza e la necessità di mettere a frutto ogni risorsa già esistente fanno meglio sperare per il futuro.

L’obiettivo del Ministro non è da poco, e prevede una fattiva e consapevole collaborazione dei governi regionali, un ruolo determinante dei Confidi quali soggetti di conoscenza e vicinanza capillare alle singole realtà imprenditoriali: il sistema del credito, così coordinato, dovrebbe trovare la soluzione ottimale per ogni singola realtà imprenditoriale, evitando sprechi, sovrapposizioni di ruoli e duplicazioni di interventi, in una alternatività di strumenti di garanzia. Raggiungere tale obiettivo richiede un cambio di passo anche culturale, considerando la “garanzia” una tutela dell’impresa economica e non del sistema bancario (il quale gode di autonomia di tutela finanziaria e, in ogni caso, non è alla lunga avvantaggiato dalle attuali confusioni e distorsioni del sistema delle garanzie). Si va verso la effettiva valorizzazione della garanzia al credito.

Sono passi positivi importanti per il mondo dell’impresa, ma non ci si può fermare qui.

Non è meno prioritario, parallelamente, porre rimedio con urgenza all’eccessivo fabbisogno di indebitamento bancario delle nostre imprese: il debito bancario è infatti patologicamente aumentato dalle inefficienze pubbliche quali il ritardo nei pagamenti da parte delle PP.AA., la paralisi della giustizia civile con impossibilità di recupero dei crediti e dei risarcimenti, il mancato rispetto dei tempi del procedimento amministrativo, l’assenza di tutela dalla concorrenza sleale. Solo quando le imprese non saranno più gravate da questo svantaggio improprio, ricorrendo al credito solo per investimenti e sviluppo, il rapporto con il sistema bancario sarà paritario e connotato da reale forza contrattuale, a vantaggio della competitività di tutto il sistema.

Maria Assunta Tricarico
Vicepresidente Ital Confidi

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