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CONTRIBUTI IN CONTO CAPITALE: SI CAMBIA DI NUOVO

di NUNZIO BUZZI

L’art.21 comma 4 lettera a) n.1 e lettera b della legge 27 dicembre 1997 n. 449, meglio nota come finanziaria 1998, ha aggiunto una nuova stazione alla via crucis del trattamento fiscale dei contributi in conto capitale.

Essi, in base alla nuova normativa, si dividono in due tipologie:

  1. contributi in c/capitale in senso stretto;
  2. contributi in c/impianti.

I primi, ai fini fiscali, seguono il criterio di cassa e, ai sensi del novellato art.55 del DPR 917/86, “concorrono a formare il reddito nell’esercizio in cui sono stati incassati o in quote costanti nell’esercizio in cui sono stati incassati e nei successivi ma non oltre il quarto”.

Scompare quindi la possibilità di accantonare in sospensione di imposta la metà del contributo ricevuto giacché le parole “nel limite del 50% e se accantonato ad apposita riserva, concorre a formare il reddito nell’esercizio e nella misura in cui la riserva sia utilizzata per scopi diversi dalla copertura di perdite di esercizio” non compaiono più nella nuova stesura.

Discorso diverso per i contributi definiti poco sopra in conto impianti. Gli stessi sono stati espunti espressamente da quelli regolati nell’art.55 del DPR 917/86 e la loro tassazione avviene oggi in base a criteri civilistico contabili che, in base a diverse metodologie (imputazione diretta del contributo a riduzione del costo fiscalmente ammortizzabile del cespite o imputazione graduale del contributo al conto economico mediante la tecnica dei risconti) regolano la competenza dei contributi in relazione al processo di ammortamento dei beni per la cui acquisizione gli stessi sono stati concessi. A tale scopo, dall’articolo 76 del DPR 917/86 dall’originaria stesura della lettera a) del primo comma secondo cui il costo dei beni ammortizzabili “è assunto al lordo delle quote di ammortamento già dedotte e degli eventuali contributi” le parole “e degli eventuali contributi” sono state eliminate.

Si possono quindi scegliere due vie per la contabilizzazione dei contributi in conto impianti:

1) Seguendo la tecnica del risconto si dovrà:

  •  contabilizzare per intero il contributo nell’esercizio del suo accertamento;
  • calcolare un risconto passivo in base al periodo di vita utile del bene cui il contributo si riferisce;
  • iscrivere in bilancio il bene al costo di acquisto;
  • calcolare le quote di ammortamento senza tenere conto del contributo.

2) Oppure, seguendo l’altra tecnica si potrà:

  • Dedurre il contributo dal costo di acquisto del bene per cui lo stesso è stato concesso;
  •  Iscrivere in bilancio il bene al netto del contributo;

Calcolare le quote di ammortamento in base al valore del bene così come definito nella lettera (b)

Per quanto riguarda infine la decorrenza della nuova disciplina, l’art. 21 della L. 449/97 stabilisce che le modifiche qui in commento “hanno effetto a partire dal periodo di imposta in corso alla data dell’1 gennaio 1998”.

L’eliminazione del regime di sospensione, quindi, “si applica ai contributi incassati a aprtire dall’esercizio in corso dall’1 gennaio 1998, anche se concessi in periodi anteriori, ferma restando la sua applicabilità per i contributi incassati negli esercizi precedenti”.

Per i contributi in conto impianti, poi, il Ministero delle Fianze ricorda che, nel caso in cui l’ammortamento sia iniziato anteriormente all’1 gennaio 1998, l’importo del contributo da incassare, a decorrere da detto esercizio, deve essere portato, ai fini fiscali, ad abbattimento del costo residuo da ammortizzare.

Se poi l’importo del contributo risulta superiore al costo residuo da ammortizzare, l’eecedenza cocorrerà in pieno a formare il reddito nell’esercizio in cui è stato incassato.

Analoga soluzione nel caso in cui il contributo sia stato incassato in parte prima dell’1 gennaio 1998 e dovrà essere incassato per la restante quota dopo tale data.

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