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Contratto di Programma: cambio di mano ai vertici Raddoppiano.ricerca e sviluppo: “investiamo in capitale intellettuale, quindi in conoscenza, per essere competitivi

Cambio di mano alla Presidenza del Consorzio del Contratto di Programma dell’area aquilana: Luciano Ardingo, imprenditore di successo del capoluogo, succede all’ing. Tarcisio Pellegrino che ha guidato il Consorzio per ben quattro anni conducendolo all’esito finale dell’approvazione da parte del Ministero dell’Economia e del Lavoro. Esito che lo scorso 22 luglio ha segnato la fine di un percorso travagliato e l’inizio di una nuova era di sviluppo economico ed occupazionale.

Luciano Ardingo è subentrato nella gestione della seconda fase del Consorzio, quella di “istruttoria e gestione”.

 

 

Luciano Ardingo

 

è Presidente del  Gruppo SPEE, Presidente della  Società SPEE ( Ingegneria ed Integrazione di Sistemi per la sicurezza e la Building Automation ) , Presidente della Società ALL IN ONE ( Telecontrolli, Videosorveglianza, Monitoraggio impianti H24, Integrated Facility Management), Presidente del Consorzio CITYTECH (Sistemi telematici per il controllo e la gestione informatizzata del territorio e delle aree urbane), Presidente della Società SINAPS (Ricerca e sviluppo nei settori dell’informatica, della microelettronica, dell’aerospaziale e della robotica).

E’ considerato  uno dei massimi esperti  di sicurezza e di building  automation in Europa ed è significativamente presente negli ambienti scientifici, di ricerca e di divulgazione  inerenti tali settori.

Oltre ad decine di incarichi presenti e passati in enti e strutture specializzate, ha realizzato “Castel Vecchio” il primo  Edificio Intelligente in Italia, premiato al SAIE di Bologna del 1994 come uno dei migliori esempi di building automation in Europa.

Ha realizzato una delle prime applicazioni in  Italia di “Sicurezza nelle Città”. Scrive su pubblicazioni  scientifiche oltre che su numerose riviste di settore.

E’  direttore scientifico di una rivista di sicurezza e di building automation.

 

 

Lei è il nuovo Presidente del Consorzio del Contratto di Programma della Provincia dell’Aquila.

E’ un momento delicato per il Contratto o possiamo dire che d’ora in avanti andrà tutto liscio?

Certamente per quello che attiene l’iter procedurale possiamo dire che gli ostacoli grandi (Delibera di approvazione CIPE, firma CdP con il MAP, ecc.) sono stati superati, anche se sono stati necessari ben quattro anni.

Per tutto ciò che è ancora oggetto di valutazione ed approvazione, pur essendo certi della validità dei nostri progetti e del buon lavoro svolto, al momento non possiamo che augurarci che tutto vada per il meglio . 

Affermazioni diverse sarebbero certamente non corrette e sicuramente testimonierebbero presunzione .

Quali sono le differenze sostanziali tra la proposta del 2000 e il contratto del 2004 ?

Sinteticamente, le dico che nel 2000 gli investimenti in  R&S e formazione erano pari al 21% e nel 2004 al 42%, e che gli investimenti industriali ammontavano nel 2000 al 79 % e nel 2004 al 58%                                                      

Come è evidente il valore della ricerca e sviluppo  è raddoppiato.

E questo è un buon segnale per l’ area aquilana.

Significa che il territorio produce realtà industriali che diversamente da ieri , investono in r&s e  in capitale intellettuale  (e quindi in conoscenza ), in maniera doppia rispetto a 4 anni fa. Ci stiamo rendendo conto, purtroppo sulla ns. pelle, che le attività produttive basate sull’esclusivo impiego di manodopera non sono più competitive nel ns. territorio.

I paesi industrializzati non riescono più ad essere competitivi sulle produzioni “povere”.

Quelle cioè, che possono essere realizzate nei paesi  terzi, dove i bassi costi dei fattori produttivi costituiscono un vantaggio di competitività con il quale ci è impossibile, alla lunga, confrontarci. Diceva qualche tempo fa il ns. Presidente Ciampi che : L’Italia ha assoluto bisogno di investire di più nella ricerca scientifica perché senza ricerca non c’è innovazione,  e l’innovazione è la carta vincente per la competitività di un Paese.

Il capitale oggi necessario per creare sviluppo e ricchezza è un capitale fatto di conoscenza.

Occorre pertanto investire massicciamente in ricerca & sviluppo e in formazione . 

I risultati verranno, non subito,  ma verranno.

Siamo purtroppo alle prese con una congiuntura economica difficile e in questo scenario è certamente più difficoltoso  per il Governo attuare politiche economiche e sociali di grande sviluppo sulla conoscenza, ma se si sacrificano le risorse per la ricerca e l’innovazione significherà  a mio giudizio mettere a rischio il nostro sistema paese .

L’impegno di Lisbona a fare dell’Europa un’area leader nell’economia della conoscenza e a raggiungere il 3% del PIL come investimento in ricerca entro il 2010, appare oggi per alcune nazioni europee un traguardo ambizioso.

In special modo per l’Italia, che oggi ha una spesa per la ricerca pari allo  0,53  % del PIL  e che conseguentemente, soltanto nel 2003,  ha esportato ben 200.000 ricercatori, medici e scienziati negli Stati Uniti d’America.

In un tale scenario negativo dobbiamo quindi collocare la grande potenzialità offerta oggi dal Contratto di Programma per l’Area Aquilana.

Soprattutto se si pensa che le nostre aziende nella grande maggioranza sono piccole e che avanzamenti significativi della produttività di un territorio potranno derivare da una diversa concezione del modo di fare industria.

Abbiamo visto che nel CdP circa il 42% degli investimenti ( circa 38 mln di euro) sono inerenti a progetti di ricerca & sviluppo e formazione dei ricercatori .

L’Aquila non deve e non può  vanificare il vantaggio competitivo espresso da tale circostanza favorevole, come è già accaduto in passato,  con interventi ben più pesanti e continuativi di economia assistita.

Il contratto di programma rappresenta sicuramente uno delle ultime opportunità per  tentare di realizzare un diverso modello di sviluppo, basato sul capitale intellettuale e sulla conoscenza.

Alcuni pensano che esagerate quando parlate di così tanti posti di lavoro: secondo lei perché c’è questa differente opinione in ordine alle unità lavorative?

Alcuni chi?

Vorrei potermi confrontare con costoro.

Forse sono in possesso di  informazioni  che noi non abbiamo.

Mi piacerebbe capire su quali dati  basano tali  affermazioni.

Ritengo in realtà che si tratti, purtroppo, del solito e  sterile  esercizio di nichilismo sociale.

I  posti di lavoro di cui si parla sono riferiti ai  piani industriali risultanti dai progetti approvati dal CIPE il 2/8/2002 .

Aspettiamo i risultati delle valutazioni e delle approvazioni ministeriali, di cui abbiamo parlato in precedenza, per analizzare  tutti i dati consuntivi dei progetti costituenti il CdP.

Resta chiaro che se ci fossero eventuali defezioni aziendali, queste produrrebbero ovvie conseguenze anche in termini occupazionali. E’ pur vero però che  tali potenziali negatività potrebbero essere riassorbite da nuove iniziative  producibili all’interno dello stesso Consorzio CdP. 

Il fine di un’impresa  è quello di produrre ricchezza e non quello di ridurre il proprio organico. 

Se la ricchezza aumenta,  i benefici si diffonderanno gradualmente sull’intero territorio, anche in termini occupazionali; ma se non aumenta  è impossibile sperare in un  benessere distribuito ed invertire così il trend negativo .

C’è di certo che i posti di lavoro che si produrranno tramite i progetti di ricerca e sviluppo, rappresenteranno la parte intangibile del valore di impresa.

La mente assurge in tal modo a ruolo di risorsa strategica e diventa fattore diretto di produzione.

Inoltre è tra l’altro riscontrato, che l’occupazione dei settori che sfruttano il capitale intellettuale e generano innovazione, aumenta a tassi quattro volte superiori alla media del settore manifatturiero.

Quindi non solo si mantiene tale occupazione  ma aumenta fisiologicamente.

Il fattore K ( knowledge ) crea valore, crea occupazione, crea ricchezza.

Crede che allo stato dell’arte in cui si trova il Contratto le decisioni del  Presidente possano svolgere un ruolo decisivo, oppure è tutto già scritto e si tratta solo di vigilare?

Il presidente è espressione della volontà del Consiglio Direttivo, pertanto se ruolo decisivo deve essere svolto su qualsiasi attività consortile,  ciò dovrà essere analizzato e deciso collegialmente.

Oltre alla realizzazione dei progetti esecutivi il consorzio potrebbe rappresentare  il laboratorio di come diffondere l’innovazione e il trasferimento dei risultati di ricerca .

L’attuazione del Contratto di Programma  potrebbe quindi diventare un modello sperimentale e costituire un momento di riflessione e di discussione tra il mondo della scienza, quello dell’impresa e quello della finanza.

Tre mondi che in passato hanno avuto a volte difficoltà a parlarsi e o comunque a comprendersi.

Potranno  essere promossi  in tal modo processi di spin-off accademici ed industriali.

L’Aquila si presta  a questi scenari in quanto ricca di intelligenze e di potenzialità tecnico-scientifiche che nulla hanno da invidiare a quelle di altri territori .

Ha un tessuto di piccole industrie con enormi potenzialità di crescita e l’intero comprensorio provinciale offre una grande capacità di lavoro,  con picchi di professionalità  di eccellenza.

Sono tutte qualità con cui è possibile tentare di  reingegnerizzare e riprogrammare il concetto di industrializzazione .

Il mondo,  da sempre viaggia sulle idee.

Perché limitarsi a vigilare ?

Ha qualche dubbio o perplessità?

Tanti.

Non ricordo chi,  ma qualcuno ha detto che: “il dubbio è il lievito della conoscenza”.

E qualche aspettativa al di fuori di quanto già detto o scritto?

Maria Luisa Spallanzani in una sua bellissima poesia afferma che : “ non ha colonne d’Ercole il pensiero”.

Rita Levi Montalcini ritiene che questa poesia  sia  “un inno all’uomo, un invito a credere nel futuro”.

La mia aspettativa è che possa essere il futuro di questo territorio.

 

 

 

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