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Confindustria: Ursino tra quelli che se ne vanno

Ha preso tempo, ma alla fine ha deciso di lasciare Confindustria, rimanendo legato solo al ‘Tavolo per le Imprese’, l’associazione di imprenditori catanesi che ha contribuito a fondare. Dopo 14 anni, dopo gli incarichi locali e nazionali e soprattutto dopo la creazione di cinque aziende e di due organizzazioni no profit nei settori delle applicazioni web, delle energie rinnovabili e della consulenza aziendale, Giuseppe Ursino lascia e utilizza twitter per comunicare questa decisione. Centoquaranta caratteri per spiegare cosa non gli piace più di Confindustria, forse troppo pochi per capire le cause di un malessere e di un passato che non rinnega. Anzi.

Perché ha lasciato Confindustria?

“In 14 anni ho accumulato tante esperienze. Sono entrato, gradualmente, nella sostanza delle cose e ho verificato che nella mia città le aziende locali contano veramente poco. Tempo fa, insieme a 20 imprese, avevo proposto che si rendesse centrale il ruolo delle aziende catanesi, con una robusta redistribuzione dei voti in assemblea. Sarebbe stato il modo corretto per bilanciare la logica della etero-direzione, che finisce per svilire il ruolo di rappresentanza. Da parte dei vertici non abbiamo avuto risposta”.

Anche imprese di dimensione nazionale hanno preso questa decisione.

“Negli ultimi tempi Confindustria ha perso parecchi pezzi. Insieme alla Fiat ci sono state le uscite delle Cartiere Paolo Pigna, dei tessili di Prato, della Giordano Riello, di Nero Giardini e di tante piccole e medie imprese. Spesso, un imprenditore lascia senza polemizzare, per amor di pace. Ma se De Benedetti afferma che l’attuale Confindustria è un ministero inefficiente e costosissimo, vorrà dire qualcosa. O no? ”

Qual è il peso delle grandi aziende in Confindustria?

“Le aziende di Stato (Enel, Poste, Ferrovie, Finmeccanica, Terna…) finanziano a suon di milioni Confindustria e sono le king maker del presidente nazionale. Ormai comandano loro”.

E che succede tra le piccole?

“C’è una trascurabile consistenza dell’85% degli associati, che è costituito da piccole imprese che risultano ininfluenti. E siccome all’interno di Confindustria le norme interne si “interpretano”, cioè valgono inesorabilmente per gli avversari, ma vengono disapplicate per gli amici, chi vuol starci dentro rimane silente anche quando non gradisce pensieri ed azioni. E le norme si interpretano perfino se statutarie, come quando furono disattese in Sicilia e si prorogò oltre ogni regola il mandato presidenziale”

C’è una posizione assunta dall’associazione che lei non ha particolarmente condiviso?

“I leader regionali, che in passato hanno esternato contro il Ponte sullo Stretto, non mi rappresentano e non so se gli altri imprenditori siciliani si sentano rappresentati da quelle affermazioni. Tra l’altro, su questo non siamo mai stati consultati. E poi la posizione presa a favore del decreto, emanato dal governo Berlusconi, contro le energie rinnovabili (e implicitamente quindi a favore del nucleare). Risulterebbe inspiegabile in Sicilia se non sapessi che le carriere confindustriali dei meridionali, a livello nazionale, sono decise dalla cooptazione degli imprenditori del Centro-Nord, che hanno ben altro peso associativo interno rappresentando il 90% dei voti. Insomma, tutto il Sud è implicitamente schiacciato su interessi del Centro-Nord, anche quando sono in pieno conflitto coi nostri. C’è anche un problema di uomini, in questo caso è piuttosto endemico. In questi anni, la visibilità che Confindustria ha dato ai suoi dirigenti è diventata una droga e questo non va bene per chi si occupa di aziende e dovrebbe soprattutto creare valore per gli associati. La mission cambia e perde il suo senso”.

Chiudiamo con una riflessione sulla sua città, quale è lo stato di salute di Catania?

“In passato la città ha vissuto tanti momenti complicati, adesso c’è proprio un evidente deficit di classe dirigente all’altezza delle attuali sfide. Ciò rende tutto più pericoloso. Speriamo che Bianco riesca ad invertire la rotta”. (24 Luglio 2013 www. iltavolo.it)

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