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Confindustria L’Aquila: la posizione ufficiale della categoria sull’Ambiente

Nell’ultima edizione del periodico di Confindustria L’Aquila, L’Industriale, la posizione ufficiale dell’Associazione in ordine ai grandi temi dell’Ambiente.

In quinta pagina il confronto aperto con Legambiente a firma del Presidente Angelo Di Matteo.

Il periodico esce in occasione della scadenza del premio Confindustria Green – 30 giugno corrente mese: la partecipazione quest’anno è estesa alle Pubbliche Amministrazioni.

Fabio Spinosa Pingue è il Responsabile Regionale del Premio Confindustria Green, con la collaborazione di Legambiente e Arta, Azienda Regionale Tutela Ambiente.

Sotto l’abstract dell’articolo, la cui consultazione integrale è su L’Industriale.

[Abstract da Il futuro dell’Abruzzo non si costruisce con il tifo da stadio – L’Abruzzo deve sviluppare Resilienza – di Fabio Spinosa Pingue, Presidente Confindustria L’Aquila]

[…] Credo fermamente che il futuro sarà dell’economia“green”. Non credo affatto nella teoria della “decrescita felice” e ai fautori di certo ambientalismo integralista che rischiano di riportarci indietro di secoli. Per crescere c’è bisogno di industria, di posti di lavoro, di ricchezza. In questo cambio epocale, forse il più dirompente della storia moderna, un ruolo deve svolgerlo l’Europa, uno il Governo centrale ed uno il Territorio: nel nuovo mondo le comunità si governano soprattutto con una grande integrazione istituzioni/imprese/associazioni.

Cultura, turismo e agroalimentare non sono i soli traini dell’economia: l’industria ne resta il cardine. Chi dice il contrario mente sapendo di mentire. È a caccia di facile consenso.

L’unica strada è un Patto con i quale disegnare tutti insieme un orizzonte che rispetti la Terra: non dobbiamo consentire alle multinazionali di strumentalizzare alcuna associazione di categoria, men che meno la Nostra, e neanche lasciare ai comitati del no o del si a prescindere l’illusione di essere i depositari della verità, verità troppo spesso al servizio delle carriere dei professionisti dell’ambientalismo.

Dobbiamo imparare a sviluppare resilienza, capacità collettiva di reagire al “cambio epocale” che in questo millennio per alcuni si appalesa come una catastrofe piuttosto che come opportunità. La contrapposizione ideologica ormai secolarizzata tra il mondo ambientalista e l’impresa non consentono di sviluppare gli anticorpi necessari per creare/distribuire ricchezza. È tempo di “contaminazione” tra l’impresa e gli ambientalisti: basta con gli slogan facili e con gli sciacalli che depredano il territorio.

I primi a raccoglierne i frutti saranno proprio gli imprenditori che dal territorio ricevono quanto devono poi restituire: rinunciare al guadagno facile è solo investimento.

Mi chiedo: se gli imprenditori sono disposti, in cambio di un accordo storico, a rinunciare a trivellare il proprio mare nelle acque prossime alle proprie coste, gli ambientalisti sono disposti ad azzerare tutti i comitati del No e a valutare progetto per progetto? […]

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