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Confindustria-Aq: Cantalini presidente PMI sull’Assise Nazionale di oggi

Bergamo, Assise Nazionale. “Portare avanti proposte concrete per dare una svolta al Paese, un paese che dobbiamo fare noi imprenditori .

 

Non possiamo contare sui nostri rappresentanti politici ma semmai solo sui nostri rappresentanti di Confindustria’’. Questo è quanto emerso negli Stati generali di Confindustria, alla Fiera di Bergamo, secondo il presidente delle PMI di Confindustria L’Aquila, Guido Cantalini.
Bisogna cominciare a ragionare per obiettivi e perseguirli a livello territoriale, reagire alla diffusa cultura anti-industriale e favorire una strategia di crescita poiché il ‘piccolo e locale’ non funziona e deve lasciare il passo alla crescita delle imprese, sia come numero che come dimensioni, con particolare rilievo a quelle internazionalizzate, che trascinano nella crescita anche le imprese ad esse collegate. Una crescita negli ultimi anni c’è stata: si è passati per le nuove aziende dal 52 al 67% e per le SpA dal 16 al 21%.
Oggi nell’Assise si è sperimentato un singolare sistema di votazione, tramite cellulare che ha dato i seguenti risultati individuando in alcuni casi anche sorprendenti tendenze:
1. Un inserimento dell’imposta patrimoniale nella riforma fiscale non è gradito;
2. Un aumento dell’IVA in cambio di una diminuzione dell’IRAP viene invece accolto favorevolmente;
3. Confindustria è favorevole alla privatizzazione dell’ICE – Istituto del Commercio Estero – di cui acquisterebbe le quote;
4. La maggioranza è favorevole al nucleare (60%);
5. L’81% è favorevole all’aumento della flessibilità dei contratti;
6. Un aumento del merito nella Pubblica Amministrazione, nelle Università e nelle imprese è ben accolta dal 92% dei presenti;
7. Anche Confindustria deve cambiare qualcosa: aumentare la sua forza sul territorio e aumentare la qualità dei servizi; rinunciando alla sua ‘burocrazia’ interna.
Inoltre sul piano delle riforme in corso nell’assemblea sono visti con favore :
– i provvedimenti per la semplificazione burocratica, quelli per l’edilizia e le infrastrutture e sul credito di imposta, nonostante i 300 milioni previsti siano ben poca cosa
-si vuole invece spingere sull’incremento del credito di imposta destinato a Ricerca e Investimenti.
Da ultimo, vale la pena sottolineare, che lo Stato non ha dimostrato di avere una strategia di crescita, ma ha tagliato a caso delle voci della spesa pubblica senza nemmeno effettuare uno studio su quali fossero i capitoli di spesa da diminuire e su come fare a spendere meno. Inoltre, fatto rilevante – intermedia ancora ben un terzo  del PIL nazionale, da cui potrebbe tirarsi fuori.

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