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Conferenza stampa del 24 gennaio ore 10 confindustria l’aquila

Scaletta:

  • Presentiamo la neo Sezione Servizi e Terziario Avanzato dicendo Chi siamo e Che facciamo: nessuno può già saperlo visto che si tratta di una iniziativa appena assunta e che ancora non pubblicizziamo, quindi, comunque una notizia la diamo. Dobbiamo puntare tutto sul discorso dell’innovazione, che è la nota distintiva del terziario, nonché il suo comune denominatore,  e spieghiamo bene cosa è: i giornalisti non lo sanno. (Il canovaccio del discorso è più o meno il seguente. Si parte dal significato base del concetto, e solo dopo si passa a spiegare cosa è l’innovazione in un’impresa che già esiste: l’innovazione è il seme, la fonte dell’impresa, sia per il suo nascere che per il suo divenire: se ti viene un idea e poi ci fai un business stai facendo innovazione su un determinato mercato, raramente puoi aver fatto una scoperta o inventato qualcosa, saresti un genio; dall’idea, semplice non necessariamente rivoluzionaria, tutt’altro, può nascere un’impresa, bisogna aggiungere l’organizzazione e la messa a regime (attività economica organizzata). Le idee, le intuizioni spesso sono solo modifiche, adattamenti, migliorie di qualcosa che già esiste, ma in grado di apportare un valore aggiunto, un servizio in più, soddisfano bisogni già esistenti o ne fanno sorgere di nuovi… Innovare e intraprendere sono spesso coincidenti. Si facciano esempi significativi di innovazione, ma semplici, di immediata percezione)
  • In questo giorno non presentiamo il programma della sezione, come si fa abitualmente alla costituzione di un Comitato o alla presentazione di una nuova Presidenza, e lo dichiariamo pubblicamente come fatto intenzionale, presentiamo invece le singole azioni che intendiamo intraprendere per addivenire alla stesura del programma. Infatti vogliamo costruire un programma che raccolga stimoli ed esigenze dal basso, e che sia condiviso dalle aziende del settore. Annunciamo che il programma lo presenteremo a maggio, ad indagine finita.

Le azioni per raggiungere lo scopo sono:

–         indagine presso le aziende associate: con interviste telefoniche si verificano le aspettative future, l’esistenza di una progettualità  e  di progetti, eventuali idee o embrioni di idee che possono generare altre dinamiche o essere associate e combinate con altre

–         verifica del livello e della qualità dell’innovazione, in modo da capire a che punto siamo: appurato da che livello bisogna partire si stabilisce uno standard minimo al quale condurre tutte le Associate

–         diffondere la cultura d’innovazione: fare lezioni nelle scuole, portare le classi in confindustria a ricevere lezioni con proiezione di slide, proporre workshop, organizzare eventi singolari nell’ambito dei quali dimostrare e spiegare cosa è l’innovazione, agganciarsi ad associazioni culturali del territorio per inserirsi in occasioni culturali già programmate nelle quali ritagliarsi uno spazio che illustri le innovazioni in quel campo o settore dagli albori ad oggi, recarsi nei posti del tempo libero per incontrare nel loro ambiente i giovani e iniettarli  dei concetti di cui siamo promotori e portatori (pub, cinema, sedi associazioni, teatri, bar, sale mostra, biblioteche)

–         preparazione di una serie televisiva che stimoli il desiderio di innovare e, quindi, di intraprendere. Ogni categoria ha la sua serie televisiva che la promuove come socialmente utile: il poliziotto, il medico, l’avvocato, il prete… è l’eroe che salva il mondo in ogni puntata. L’imprenditore è assente, lui che produce, che muove l’economia, al massimo fa da sponsor ma non è eroe di niente. Nessuno lo pensa come eroe, eppure di figure come Mattei, Olivetti, Einaudi ce ne sono, con storie avvincenti, ai limiti del romanzo d’avventura (la vita di Mattei, oltre ad essere un pezzo di storia d’Italia, è veramente esilarante)

  • momento innovativo della conferenza stampa: un Comitato che si costituisce e si presenta come portatore di innovazione non può fare una conf stampa senza essere già in quella innovativo. La nostra innovazione è un Patto con i Mass Media per la diffusione dell’innovazione, patto che rompe le attuali regole di cernita e selezione dell’informazione. Presente sarà Vittorio Sconci quale testimonial di una vicenda che ha vissuto L’Aquila in prima fila, sulle pagine di tutti i quotidiani nazionali. Si veda il paragrafo L’eroe dei due mondi.

 

Titolo provvisorio

L’eroe dei due mondi

Garibaldi ha fatto l’Italia, i giornalisti facciano gli italiani

I mass madia sono i depositari della diffusione di una cultura anziché di un’altra. Oggi abbiamo una cultura compresa tra quella calcistica e quella dell’isola dei famosi. Un po’ poco per un Paese che deve rialzare la testa, e per una provincia che vive di impiego pubblico, in beffa ad un tasso di disoccupazione che dovrebbe far rimboccare le maniche. Ma cosa è che ci potrebbe far apparire il futuro come pieno di lavoro e di appagamento se non se non un’attività imprenditoriale? E come altro potrebbero guadagnarsi da vivere i nostri figli se non contando sulle proprie risorse? Chi può mettere a frutto le vocazioni e i tesori della nostra terra se non l’imprenditore? Ognuno di noi può decidere di essere imprenditore e smettere di sentire il proprio futuro appeso ad un filo o ad un politico (il che è equivalente). Abbiamo un patrimonio tutto da sfruttare, scoprire, far crescere, ma per questo ci vuole una cultura d’impresa che nella nostra terra manca. La cultura di impresa inizia dalla cultura dell’innovazione.

E un po’ di spirito garibaldino ci aiuterà a ritrovare la vèrve e il coraggio di cambiare regole vecchie e immobiliste, restituendo anche una missione sociale al giornalista, oggi ingiustamente un po’ esautorato. E ci aiuterà a cucire i mondi: quello dell’impresa e quello della società civile, che devono convergere e maturare una cultura comune.  Per generare imprenditori ci vuole ben più che un semplice coraggio!

 

Dunque, solo i mass media sono nella condizione di poter diffondere la cultura dell’innovazione. E che siano depositari di una così importante missione lo dimostrano i fatti della storia. Per stare alle vicende di casa nostra, ci piace ricordare l’indomani della legge 80, quella che chiuse gli ospedali psichiatrici, allora più noti come manicomi. L’Aquila fu alla ribalta delle cronache nazionali come città modello, l’unica che viveva una integrazione con i “pazzerelli” (così li chiamiamo ancora adesso) che gironzolavano tranquillamente per la città in un clima di serena convivenza: entravano e uscivano dai bar chiamati per nome, chiacchieravano con la gente… nessuno era spaventato, tutti sapevano che erano i nostri pazzerelli del chiuso manicomio, e tutti lo conoscevano o riconoscevano uno per uno, con disinvoltura e sana accettazione. L’unica città d’Italia che non ebbe paura, che non conobbe la polemica. Per una volta non era indifferente: era cosciente, aveva la condivisione. Come accadde un fatto così importante? Ebbene, nei 4/5 anni precedenti, forse meno, i mass media locali avevano aderito al progetto di diffondere una cultura del diverso e dell’accoglienza e, all’uopo, si erano resi disponibili a concedere spazi per informative, trasmissioni, convegni, incontri, interviste. Così ci furono uscite continue su giornali e televisioni, sempre, finché l’argomento divenne patrimonio di tutti, e da tutti fu interiorizzato. Un uomo solo, nel senso di DA SOLO riuscì a fare tanto, semplicemente coinvolgendo nel progetto i giornalisti, chiamandoli ad una missione civile e civica dalla quale loro non si tirarono mai indietro. Sottoscrissero un patto, un’intesa emotiva, che ci portò tutti a raggiungere un obiettivo altrove ancora di là da venire. Quanto potremmo fare se in 3, 4 o 5 decidessimo di fare quello che fece Sconci da solo e quanto potremmo raccogliere? La risposta è evidente, per cui oggi, siamo a chiedere di nuovo la sottoscrizione di un patto: diffondere la cultura dell’innovazione/di impresa. E se tra qualche anno avremo un aumento del numero degli imprenditori, e non abbiamo dubbi che ciò sia possibile, lo dovremo ai mass media, che potranno dire di aver fatto anch’essi la storia di questa provincia.

Un ombra appare all’orizzonte, e bisogna fare luce.

Sappiamo tutti che la comunicazione delle imprese molto spesso è vista con sospetto: “questa è una marchetta” si dice in redazione. Marchetta significa che non c’è notizia, ma che si tratta di pubblicità. Traduce un preciso caposaldo del codice deontologico del giornalista: tenere separata e riconoscibile a prima vista la pubblicità dall’informazione. Inutile dire quanto questo principio sia violato quotidianamente e non è a questo che invitiamo i giornalisti. No. Chiediamo, invece, di allargare il concetto di notizia affinché in essa non rientri solo quella criminis: forse il morto ammazzato è notizia dignitosa e l’imprenditore che si internazionalizza andando ad aprire una sede all’altro capo del mondo o partecipando ad una spedizione aerospaziale, o innovando un prodotto o conquistando una fetta di mercato eccetera è una marchetta? O v’è un equivoco di fondo? Non può passare inosservato che il fatto di cronaca nera ha sempre la prima pagina, qualsiasi altra cosa accda, solo perché fa vendere? Di questo il codice deontologico non si occupa ma all’intelligente professionalità del giornalista non sfugge. Ebbe, la regola da cambiare, facendo innovazione, parte da queste riflessioni. Che il mass media guardi alla sue vendite, e si serva pure della cronaca nera e rosa, è anch’esso un’impresa e deve far i numeri, ma applichi la stessa regola alle altre imprese, consentendo con questo diffusione della cultura dell’innovazione e, quindi, dell’impresa. Diffonda le notizie riguardanti il mondo dell’impresa: se un imprenditore innova un prodotto, se apre una sede all’estero, se avvia una nuova produzione… vada a vedere come ha fatto, anche se ha fatto nel bene o nel male, che difficoltà ha superato, che ostacoli ha incontrato, chi lo ha aiutato e chi ostacolato, il ruolo frenante o premiante o assente delle istituzioni, come migliorare le prestazioni degli uffici, come ha raggiunto l’obiettivo, se si trattava di un obiettivo oppure ha colto un’occasione…

Deploriamo, e non vogliamo confonderci, dinamiche come quella dell’Acqua Lete o della vendita dei prodotti farmaceutici per l’influenza aviaria – cito a caso 2 episodi che mi vengono alla mente: chi conosceva l’Acqua Lete prima delle continue riprese televisive in occasione della coppa del mondo di non ricordo che (nuoto?)?; o  i milioni costati allo stato l’acquisto dei farmaci antivirali conseguenti un comunicato diffuso da un giornalista “ospite” ad una convention di una nota casa farmaceutica che allora fece un fatturato miliardario diffondendo notizie false circa un’imminente epidemia (sappiamo che anche i giornalisti sono vittime di “inviti truccati” ai quali devono fare fronte con mille difficoltà).

Quello che chiediamo è un impegno civile per risollevare le sorti del territorio e ridare allo stesso la speranza di un futuro brillante, che faccia restare all’aquila chi già ci abita e al contempo faccia arrivare gente nuova e nuovi investimenti, innescando una dinamica di sviluppo a tutto tondo.

Un patto con i giornalisti verso gli imprenditori, ma anche verso i lettori: onorare i doveri di giornalista – come ben sapete – significa risultare utili al cittadino fornendo lui un servizio di informazione costruttiva. Insomma, vorremmo integrare il concetto di dignità dell’informazione aggiornandolo e riempiendolo di contenuti nuovi, che ci chiamino ad una nuova missione e assunzione di responsabilità.

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