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Comuni: 2 mld in meno nel 2011, 3 mld nel 2014

“Il federalismo municipale proposto dal Governo potrebbe provocare un ammanco nelle casse dei comuni compreso tra 1,9 e 2,2 miliardi di euro nel 2011. Ciò metterebbe a rischio

 

 la coesione nazionale allontanando le aree del Paese più deboli da quelle più forti. Nel 2014, a regime, le minori entrate salirebbero tra 2,2 e 3 miliardi di euro”. Sono i principali risultati di un’analisi dello schema di decreto legislativo curata da Antonio Misiani, responsabile federalismo fiscale di Legautonomie e membro per il Pd della Commissione Parlamentare per l’Attuazione del federalismo fiscale. Secondo Misiani il nuovo quadro finanziario dei comuni definito dallo schema di D.lgs. sul federalismo municipale presenta rilevanti limiti e contraddizioni. Per quanto riguarda la fase transitoria (2011-2013) sarebbero tre i nodi da affrontare. Le risorse: “le entrate comunali risultano fortemente decurtate rispetto alla situazione di partenza poiché la riduzione dei trasferimenti erariali disposta con il Decreto legge 78/2010 (1,5 miliardi nel 2011 e 2,5 miliardi dal 2012) contrariamente agli impegni non viene recuperata e l’introduzione della cedolare secca produrrà per i comuni consistenti minori entrate rispetto all’attuale gettito Irpef sulle locazioni. Di conseguenza, nel 2011 i comuni registrerebbero minori entrate da 1.873 a 2.198 milioni e a regime, nel 2014, da 2.215 a 2.973 milioni”. La perequazione: “il Fondo sperimentale risponde solo in parte a questa esigenza, va perciò meglio definito nei suoi meccanismi di alimentazione e riparto, avvicinandolo ai criteri stabiliti dalla Legge 42/2009 e anticipando al 2014 l’entrata a regime del Fondo perequativo definitivo”; Autonomia impositiva: “fino al 2014 ai comuni non viene garantito alcun margine reale di autonomia. Sarebbe invece necessario – conclude Misiani – superare (con opportuni elementi di gradualità e selettività) il blocco delle aliquote”.(ANSA).

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