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Come viene affrontata la riforma Bassanini nel Comune di Sulmona

Sembra ormai ai nastri di partenza l’attuazione della legge Bassanini e, con essa, la riforma in senso federalista dell’assetto politico e amministrativo del sistema di Governo regionale e locale.

La riforma ha inteso creare un sistema diffuso di poteri che sappia meglio comprendere e soddisfare

le esigenze delle forze economiche e dei cittadini, ristabilendo un rapporto corretto con il territorio e rendendo la Pubblica Amministrazione produttiva e funzionale. In buona sostanza, l’intento sarebbe quello di dotare la politica regionale di un effettivo grado di sensibilità e di interesse alla semplificazione delle procedure, all’alleggerimento degli apparati e al migliore orientamento nel groviglio delle leggi locali, anche attraverso l’utilizzo dei Testi Unici.

Spostando competenze, poteri e funzioni verso l’istituzione più vicina al cittadino, la riforma ha ritenuto di dare finalmente corpo a quei principi, già vagheggiati negli anni ’70 ma sanciti solo nel ’90 con la legge 241, di efficienza ed economicità, di cooperazione e di responsabilità (riaffermati dalle L.59/97 e L.R.72/98) che ben si adattano, configurandolo, ad un meccanismo di “autoriforma” del sistema regionale e locale.

Al Consiglio Regionale dell’Economia e del Lavoro

è stato affidato il compito di coordinare la partecipazione delle istituzioni locali (Anci, Upa, Uncem), delle Camere di Commercio e delle altre associazioni economiche e sociali al dibattito sullo schema del d.d.l.r. (in corso di elaborazione e di prossima emanzione in forma di legge) redatto per l’individuazione e il conferimento delle funzioni e dei compiti amministrativi agli Enti e alle Autonomie locali (in attuazione, quindi, del D.Leg.vo 112/98) affinché la Regione diventi ente di legislazione, programmazione e coordinamento e i poteri e le funzioni di gestione siano delegati o attribuiti ai Comuni, alle Province ed alle Comunità Montane.

Secondo il progetto di legge, i Comuni dovranno esercitare tutte le funzioni amministrative conferite e non riservate dalla legge agli altri Enti locali e autonomie funzionali; le Province svolgeranno le funzioni esplicitamente attribuite nonché quelle amministrative, anche nella parte in cui non possono essere svolte dai Comuni, singoli o associati; la Regione adempirà alle mansioni che richiedono un esercizio unitario e, in particolare, a quelle di programmazione, indirizzo, coordinamento, vigilanza, controllo e, nelle materie delegate, di direzione; le Autonomie funzionali (Camere di Commercio e Università), oltre a collaborare con i Comuni, Province e Regioni in materia di sviluppo economico, sociale e culturale, eserciteranno compiti e funzioni promozionali e di servizio nei settori ad esse riservati dalla Regione.Da vicino, e sotto la lente di ingrandimento di un tecnico, vediamo come viene affrontata la riforma nel Comune di Sulmona. La parola al sindaco Di Masci.

 

Che idea ha maturato della legge Bassanini nella parte relativa alla ripartizione delle competenze?

Sono soddisfatto e fiducioso. Guardo con gioia alla riforma e voglio esprimere un parere più che positivo: gli amministratori statali cominciano finalmente ad entrare nell’ottica del decentramento. Cambierà un po’ tutto, si vedano per esempio i rapporti tra sindaco e giunta, le responsabilità dei capi delle ripartizioni, quali l’ufficio tecnico, l’ufficio anagrafe, trasporti ecc…: con la Bassanini il sindaco e la giunta non deliberano più, perché ci saranno le deleghe ai capi ripartizione. La nostra funzione sotto il profilo gestionale è venuta meno, come è giusto dal momento che è stata valorizzata quella di programmazione e di controllo. Ma la legge deve essere ottimizzata, oltre alle deleghe devono essere demandate anche le relative coperture finanziarie, e assegnato il personale.

A proposito del personale, crede che ci saranno delle resistenze da parte degli impiegati che dovranno “seguire” lo spostamento di funzioni da un Ente ad un altro cambiando così “datore di lavoro”?

Altro che resistenze! Questo spostamento di personale da un Ente all’altro non avverrà mai. E’ una cosa troppo complicata perché possa essere possibile. L’unica soluzione sarebbe assegnare nuove unità proporzionatamente alle nuove funzioni. Ma anche così vedo tempi lunghi. Ancora non vengono assegnate le risorse per l’attuazione della riforma, figuriamoci se si provvederà a porre le condizioni per nuove collaborazioni o assunzioni! La mancanza di personale sarà un problema serio. Comunque, per il momento c’è ancora tanto da fare e si può far fronte con il personale a disposizione. Prima di arrivare al punto in cui ci sarà bisogno di nuovi addetti bisogna riorganizzare le competenze e far funzionare tutti gli uffici a pieno regime.

E per quanto riguarda il ruolo delle Regioni?

Da sempre svolgono funzioni accentratrici come fossero piccoli stati, e gli assessori dei ministri. Le funzioni attribuite fino ad ora non hanno fatto altro che peggiorare la condizione dei Comuni, la cui valorizzazione con questa legge è ora fondamentale, visto che il cittadino ha il suo contatto diretto con il Comune di appartenenza.

I piccoli comuni abruzzesi probabilmente dovranno consorziarsi per far fronte alle nuove incombenze. Saranno in grado di organizzarsi?

Quella del consorzio mi sembra la soluzione ottimale, anche se non è facile gestire un consorzio. Nel comune di Sulmona esiste un consorzio industriale cui hanno aderito tanti piccoli centri, uno di 24 comuni, per la raccolta dei rifiuti solidi urbani, ed altro ancora. Questo modo di associarsi lo abbiamo già sperimentato, ed il risultato è abbastanza buono. Per esempio, per i trasporti abbiamo firmato una convenzione con l’Arpa, in virtù della quale con lo stesso biglietto si può avere anche il servizio urbano.

Questo per quanto riguarda Sulmona, e i piccoli centri?

Si troveranno nella necessità di costituire dei consorzi, e dovranno essere in grado di sperimentarli. In caso contrario rischiano di soccombere: un bel mattino, proprio per ovviare al problema della ingestibilità, potrebbe apparire una legge che non riconosce più la qualità di comune ai centri piccoli che così scomparirebbero riassorbiti nei grandi. Il consorzio, dunque, apparirà come formula di sopravvivenza, una necessità per restare almeno sulla carta geografica. Alla luce di questo occorrerà migliorare soprattutto il settore dei trasporti, in modo tale da consentire il raggiungimento dei centri più grandi per usufruire dei servizi lì concentrati.

In particolare, una delle novità è lo Sportello Unico per le imprese.

Consideriamo il Patto territoriale ed il Contratto d’area della Valle Peligna, che il comune di Sulmona, tra i primi in Abruzzo, è riuscito a promuovere. A tal proposito sono stati individuati i cosiddetti capofila, il Cisi-Abruzzo per il Contratto d’area, la Fira per il Patto. Per quanto ci riguarda, ci siamo collocati momentaneamente nel Cisi, che ha già aperto uno sportello per i servizi alle imprese, attualmente perfettamente operativo. Ha sede nei locali della Comunità Montana Valle Peligna, funziona per tutta Sulmona ed è una sede separata ed indipendente dalla Camera di Commercio. Voglio sottolineare che bisogna agire con cautela, se non si vuole perdere questa nuova opportunità: il rischio è che lo Sportello divenga uno strumento privo di sostanza e competenza.

Questa riforma accentuerà il divario tra Nord e Sud Italia?

Inizialmente è possibile, ma il problema può essere superato. L’amministratore dovrà adeguarsi alle riforme, mettendole in pratica, altrimenti dovrà tornarsene a casa. Sono finiti i tempi dell’inamovibilità, dell’irresponsabilità e della “poltrona” da scaldare. Chi non è capace paga, e di persona. Di operatori preparati ce ne sono, nel Sud come al Nord. E’ vero che nei grandi Comuni del Nord c’è più abitudine all’autonomia, all’autodeterminazione e alla gestione, ma è pur vero che dopo un primo periodo di rodaggio gli incapaci saranno riconosciuti come tali e il bisogno di sopravvivere quale entità comunale prenderà il sopravvento sostituendosi alle vecchie logiche di clientelismo, spartizione o cattiva gestione.

Inoltre, anche da parte del cittadino c’è una maturità prima inesistente. Oggi la trasparenza ed il controllo sono continui nei comuni e la responsabilità imputabile direttamente ai singoli capi ripartizione farà funzionare la macchina burocratica oltre ogni aspettativa. Spero di non dovermi ricredermi di tanto ottimismo.

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