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COLLABORAZIONI COORDINATE E CONTINUATIVE: PANORAMICA SULLA RIFORMA

L’inquadramento fiscale dei redditi di collaborazione coordinata e continuativa ha subito una vera e propria rivoluzione in virtù delle modifiche introdotte dall’articolo 34 della legge 21 novembre 2000 n. 342 (collegato fiscale alla finanziaria per l’anno 2000).

In buona sostanza, i redditi di collaborazione coordinata e continuativa, che prima della riforma, ai sensi dell’art. 49 comma secondo lettera a) del D.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917, venivano collocati all’interno dei redditi di tipo professionale, vengono ora inclusi nell’area dei redditi di lavoro dipendente, più precisamente dei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente. Tecnicamente, è stata aggiunta la lettera c) bis al primo comma dell’articolo 47 del D.P.R. 917/86 con espressa menzione che tutti i riferimenti fatti all’art. 49 comma secondo lettera a) del medesimo decreto, si intendono relativi all’articolo 47 comma 1 lettera c)bis.Sono considerati redditi di collaborazione quelli derivanti dallo svolgimento delle seguenti attività:

  • amministratore, sindaco e revisore di società, associazioni ed altri enti con o senza personalità giuridica;

  • collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie e simili;

  • partecipazione a collegi e commissioni;

  • altri redditi per prestazioni di attività in favore di un determinato soggetto, senza vincolo di subordinazione, ma con carattere di unitarietà e di continuità, senza impiego di mezzi organizzati e con retribuzione periodica prestabilita. Non è necessario (cosa invece prevista nel previgente regime) che la prestazione abbia contenuto artistico o professionale.

Nel caso i redditi di collaborazione rientrino nei compiti istituzionali della propria attività di lavoro dipendente o nell’oggetto dell’arte o della professione esercitata, essi vengono attratti nel regime di queste due ultime categorie di reddito, che il legislatore, evidentemente, considera in ogni caso prevalenti.

È possibile che il collaboratore instauri più rapporti di collaborazione con diversi datori di lavoro.

Il reddito di collaborazione, per espressa menzione di legge (articolo 48 bis D.P.R. 917/86), viene determinato secondo le regole previste per il reddito da lavoro dipendente (art.48 D.P.R. 917/86). Non viene più riconosciuta, con decorrenza primo gennaio 2001, la deduzione forfettaria del 5% (aumentabile al 6% in alcuni casi), sono applicabili le detrazione di imposta per carichi di famiglia (art.12 D.P.R. 917/86) e per spese di produzione del reddito (art.13 D.P.R. 917/86), è possibile accordare fringe benefit e si applica in toto la disciplina relativa alle indennità ed ai rimborsi per spese di trasferta. Per poter fruire delle detrazioni di imposta, in ogni caso, il collaboratore dovrà dichiarare di averne diritto, indicarne le condizioni di spettanza ed impegnarsi a comunicare tempestivamente ogni variazione che occorra relativamente a quanto precedentemente dichiarato.

Per quanto riguarda le norme previdenziali, nulla è stato innovato. Rimane obbligatorio, ai sensi della legge n. 335 del 8 agosto 1995:

  • iscrivere il collaboratore in apposita gestione separata presso l’INPS (l’iscrizione non è dovuta se il collaboratore ha pù di 65 anni);

  • pagare un contributo del 10% (1/3 a carico del collaboratore) per i soggetti già iscritti ad altra forma previdenziale e del 13% (2000 e 2001) per gli altri.

L’imponibile contributivo è determinato tenendo conto delle esclusioni previste dall’art.48 del D.P.R. 917/86.

I collaboratori dovranno essere dichiarati presso la competente sede territoriale dell’INAIL (ove ne ricorrano le condizioni di rischio) e dovranno essere iscritti nel libro paga e nel libro matricola preventivamente vidimati.

Le ritenute di imposta dovranno essere calcolate con lo stesso metodo previsto per i lavoratori dipendenti, ragguagliando gli scaglioni di imposta al corrispondente periodo di paga (non è più possibile effettuare la ritenuta di acconto del 20%). Al collaboratore dovrà essere consegnato un prospetto paga che riporti gli emolumenti corrisposti per ogni periodo lavorato con separata esposizione dell’imponibile contributivo, di quello fiscale e delle relative ritenute. Il prospetto potrà fungere da libro paga ove venga vidimato prima di essere posto in uso. A fine anno (entro il 28 febbraio dell’anno successivo), oppure in occasione della cessazione del rapporto, sarà necessario operare il conguaglio delle imposte. Sarà obbligatorio consegnare al collaboratore la certificazione dei compensi mediante modello CUD (in precedenza non era prevista una forma obbligatoria).

Nel caso il collaboratore svolga più rapporti di collaborazione con diversi sostituti di imposta potrà richiedere il conguaglio di tutte le sue posizioni al fine del calcolo delle imposte. Dovrà naturalmente consegnare apposite certificazioni CUD dei redditi che intende conguagliare. Si dovrà procedere ad accantonare l’importo relativo all’addizionale regionale all’IRPEF ai sensi dell’art.50 del D.lgs n. 446/97 (0,9% nell’attualità in seguito alle modifiche apportate dal D.lgs 56/2000) ed a versarlo nelle casse dello stato in 11 rate al massimo, in base al periodo in cui si effettua il conguaglio delle imposte. Analoga operazione dovrà essere compiuta per quanto riguarda l’addizionale comunale all’IRPEF istituita in base al D.lgs n. 360/1998 nella percentuale stabilita dal comune di residenza del collaboratore. Questo è quanto, per ogni approfondimento si rimanda all’interpretazione delle norme citate.

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