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Chieti, Villa Pini: tensione dipendenti-creditori

Insorgono i dipendenti di Villa Pini di Chieti contro i due componenti del comitato dei creditori (rappresentanti di banche e fornitori) che hanno deciso di dire no all’offerta di Nicola Petruzzi di 14 milioni di euro da mettere a base per la prossima asta.

Al contrario della rappresentante dei lavoratori, la signora Sabrina Cavallucci, che aveva subito detto sì alla proposta, gli altri due componenti hanno chiesto alla curatriceGiuseppina Ivone una quinta asta che parta da una base più alta dei 14 milioni di Petruzzi.

Verosimilmente la prossima asta si terrà all’inizio di giugno e partirà da 16 milioni di euro. Ma i lavoratori, riuniti oggi in assemblea, non riescono a comprendere come per una differenza di 2 milioni di euro si siano buttate a mare la certezza offerta da Petruzzi e il lavoro fatto dalla sua gestione in due anni e mezzo di affitto di Villa Pini.

“La posizione dei due rappresentanti del comitato dei creditori ci lascia davvero smarriti e disorientati – dice ad AbruzzoWeb Attilio Petricca, responsabile della medicina riabilitativa – parliamo di una differenza economica minima di soli 2 milioni. Cosa volete che sia di fronte a un passivo di oltre 400 milioni di euro che ha Villa Pini e che continua a crescere di giorno in giorno?”.

“A questo bisogna aggiungere – dice Rosella Lardani, responsabile del centro di riabilitazione intensiva – che i 14 milioni non erano il prezzo d’acquisto della clinica, ma solo la base di un’asta, che avrebbe potuto anche lievitare. Il rischio è che, con il ritorno all’esercizio provvisorio, la clinica vada indietro, soprattutto visto il fatto che Petruzzi porterà via tutte le attrezzature all’avanguardia che ha portato per risollevarla dopo il fallimento del gruppo Angelini”.

“Siamo noi lavoratori i creditori privilegiati, non i fornitori né Unicredit – sottolineaDaniela Romilio, coordinatrice della Radiologia – e noi abbiamo detto sì a Petruzzi. E soprattutto, siamo noi che lavoriamo in questa struttura e che, insieme alla buona gestione del dottor Petruzzi, siamo riusciti a sollevarla. Non possono passare così facilmente sopra la nostra volontà”.

“Io ho un conto corrente Unicredit – ha aggiunto un’altra dipendente, Luminica Stoica – e come tutti i miei colleghi con i quali ho parlato, ho intenzione di andare subito a chiudere il conto con questa banca”.

“La scelta dei due rappresentanti del comitato dei creditori – ha stigmatizzato Ezio Di Flaviano, responsabile del reparto di disturbi alimentari – è una scelta assolutamente miope, da ragionieri o semplici contabili. Il valore di quest’azienda non si può misurare sulla base di quei due milioni di euro di differenza, ma è dato dal servizio assistenziale di qualità che forniamo in Abruzzo e non solo. Si pensi, ad esempio, che il mio settore, quello dei disturbi alimentari, riesce ad attrarre pazienti da tutta Italia, con una media dell’80% di utenti che arrivano da fuori regione”.

“Si sta cercando di azzerare e distruggere l’unica clinica privata abruzzese che riesce a gestire e farsi carico di un paziente dalla A alla Z – ha aggiunto Giuseppe Fioritto, responsabile del servizio di anestesia e rianimazione – Si pensi che questa è l’unica struttura privata accreditata che ha un servizio di rianimazione e terapia intensiva”.

“Il ‘piccio’ da due milioni dei due membri del comitato dei creditori – ha aggiunto il consigliere comunale Mario De Lio, presente all’incontro – mette seriamente in discussione la continuità assistenziale e le certezze occupazionali. Non si può permettere che interessi di parte vadano a ledere problematiche molto più generali come queste”.

I rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil hanno infine annunciato che chiederanno un incontro al giudice delegato per il fallimento Nicola Valletta: “Sebbene la legge fallimentare non lo preveda – ha detto Domenico Rega della Uil – abbiamo intenzione di chiedere al giudice un incontro in cui chiederemo che si faccia garante della massima trasparenza di tutte le procedure che porteranno a quella che speriamo sia l’ultima asta per vendere la clinica”.

“Vorremmo che si possa arrivare alla quinta asta – ha concluso Rega – attraverso un percorso che eviti fenomeni di ‘deja vu’ o di ‘revival’ e ci assicuri da possibili infiltrazioni di criminalità”.

Da www.abruzzoweb.it

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