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Chieti: stop incentivi a imprese che delocalizzano

Le imprese e le multinazionali che delocalizzano all’estero l’attività produttiva non devono più ricevere gli incentivi da Stato, Regioni ed Enti Locali. E se per insediarsi hanno ottenuto il terreno dal Consorzio Industriale o da un Ente pubblico, devono restituirlo al concedente, previa apertura di un procedimento di retrocessione, o indennizzarlo con una somma pari al valore di mercato del terreno stesso. È il contenuto dell’Ordine del giorno che il presidente della Provincia di Chieti Enrico Di Giuseppantonio, nonchè dirigente nazionale dello Sviluppo Locale dell’Unione delle Province Italiane (Upi) proporrà a tutti i Consigli Provinciali italiani affinchè venga approvato da ciascuna assemblea ed inviato al Governo. «Nella nostra come in altre Province assistiamo con cadenza quotidiana alla delocalizzazione da parte di Imprese che decidono di trasferire all’estero quote rilevanti di produzione, lasciando senza lavoro centinaia di lavoratori – dice Di Giuseppantonio. Un caso emblematico e recente, che si sta verificando in provincia di Chieti, è rappresentato dalla Golden Lady che, chiudendo lo stabilimento in Val Sinello per trasferire la produzione in Serbia, ha gettato sul lastrico decine e decine di famiglie, peraltro in una zona in cui per le maestranze non è facile ricollocarsi sotto il profilo occupazionale, vuoi per la crisi generale vuoi per la mancanza di nuovi insediamenti industriali. Paradossalmente le Aziende che decidono di delocalizzare, non solo continuano ad usufruire di incentivi ed ammortizzatori sociali perchè conservano una sede in Italia, ma restano proprietarie dei terreni e dunque, dopo aver deciso di trasferirsi e dopo aver magari smantellato uno stabilimento, riescono persino a trarre un vantaggio dalla cessione delle aree e dei terreni».

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