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Chieti: Sevel ostaggio di Mirafiori

“La tentazione pericolosa della Fiom sembra essere di vendicare in Val di Sangro le sconfitte di Pomigliano e Mirafiori. Sbagliando si impara a sbagliare,

 

 né si correggono gli errori vecchi facendone di nuovi. Pensare di prendere in ostaggio Sevel è un’intollerabile aggressione all’Abruzzo”.Lo scrivono Roberto Campo e Nicola Manzi, rispettivamente segretario regionale della Uil e coordinatore regionale della Uilm in Abruzzo, in un articolo su “Fabbrica società” da questa mattina fruibile “in rete”.
Duro l’attacco rivolto ai metalmeccanici della Cgil: “La Fiom – si legge nel “pezzo” sul giornale della Uilm nazionale – non ha firmato gli accordi necessari al rilancio delle produzioni Fiat in Italia, da Pomigliano a Mirafiori, ma pretende un accordo in Val di Sangro dove non è al momento necessario, essendo i sabati di straordinario già normati. Grida allo scandalo contro la clausola di responsabilità (che penalizza i sindacati che scioperano contro gli straordinari che hanno concordato), ma i suoi scioperi sistematici in occasione di queste giornate di produzione aggiuntiva previste dal contratto nazionale e dal contratto integrativo Sevel sembrano fatte apposta per dimostrare che il problema della clausola è attuale anche in Sevel. La partecipazione a questi scioperi del sabato è minoritaria e si inserisce in una tradizione negativa che abbiamo tante volte criticato, che ha di fatto trasformato questo tipo di sciopero in una sorta di permesso non retribuito: chi non vuole venire il sabato, può liberamente assentarsi sotto la copertura dello sciopero. Vale la domanda che si pone anche per l’assenteismo: sono questi diritti, come dice la Fiom, o abusi di diritti, che gettano discredito su conquiste importanti e le rendono vulnerabili? Va ricordato che la Sevel ha fatto nella sua storia un uso appropriato di questi straordinari, in positivo confronto con i sindacati, utilizzandoli per dare una risposta tempestiva ai picchi di domanda e procedendo successivamente ad assunzioni, prima atipiche e poi stabili, con il consolidarsi della crescita dei volumi produttivi”.

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