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Chieti, Procter&Gamble: 130 contro chiusura Centro Eccellenza

Hanno scritto ai partecipanti alla convention sul tema “Politica, impresa, lavoro: l’Italia che vuole ripartire”, in programma domani a Chieti, primo tra tutti il ministro delle infrastrutture Altero Matteoli, i 130 ricercatori impiegati nel centro ricerche di San Giovanni Teatino della multinazionale Procter&Gamble,

 

che il 19 gennaio scorso hanno ricevuto comunicazione della chiusura, entro giugno 2012.
“Le ragioni della chiusura che l’azienda rivendica sono quelle che attengono ad una strategia di riorganizzazione globale della ricerca in Europa – scrivono i ricercatori. Caso strano è che di ben 9 centri di ricerca europei, uno soltanto verrà impattato da questo tipo di decisione, il nostro. E questo dopo che già a fine 2001 si era deciso di chiudere un altro centro di ricerca Procter&Gamble sito in Roma. Tra pochi mesi, la Procter&Gamble non avrà più nessun Centro di ricerca in Italia”.
“Questo riteniamo essere una perdita enorme, dal punto di vista del prestigio e dal punto di vista della occupazione per una regione già gravata da una situazione di difficoltà post-sismica e da una congiuntura economica negativa. Questo Centro, nato ad inizio degli anni ’80 col nome di Faricerca, di proprieta’ Angelini Farmaceutici, ed acquisito a metà degli anni ’90 dalla Procter&Gamble, verra’ chiuso nonostante esso sia un Centro di Eccellenza per la ricerca e l’innovazione – ha ricevuto il Premio dei Premi dal Presidente delle Republica a luglio 2010 – , nonostante sia altamente produttivo – tantissime invenzioni di portata mondiale, numerosi prodotti e tecnologie immessi con successo nel mercato globale, diversi riconoscimenti di prestigio anche all’interno della Procter&Gamble – , e nonostante abbia standards qualitativi e di sicurezza tra i più elevati al mondo. Ci chiediamo, da cittadini di questa regione e di questa “Italia che vuole ripartire” – sottolineano i ricecatori – , se oggi per poter avere speranza in un futuro migliore si debba necessariamente migrare all’estero, si debba essere nomadi di una globalizzazione spietata che ci fa perdere fiducia e speranza per noi e per i nostri figli”.
I ricercatori chiedono “oltre ad una attenta riflessione, un impegno affinché – concludono – la vostra azione sinergica possa portare soluzioni utili alla nostra vicenda”.

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