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Chieti, panificatori: “dobbiamo essere più imprenditori”

Il presidente dell’Associazione panificatori della provincia di Chieti, Giuseppe Ciavalini, è interventuo al convegno che si è svolto il 18 marzo scorso a Silvi Marina (Teramo). Organizzato dalla stessa associazione teatina, l’incontro ha sviluppato il tema: “ La panificazione artigianale: garanzia per il consumatore e opportunità di crescita del territorio” . SEgue l’intervento del presidente.
  “Il tema di quest’incontro è la panificazione artigianale e come di norma per fare il pane ci vogliono farina, acqua, sale e professionalità. Professionalità che oggi, con l’evolversi della società, delle problematiche di tutti i giorni, con la globalizzazione e chi più ne ha più ne metta, noi panificatori artigiani, e sottolineo artigiani, chiediamo ai nostri operatori, ai nostri associati, anche in presenza di questa “moda”  delle liberalizzazioni, con la quale dobbiamo confrontarci. Nonostante questo,  tuttavia,  di fronte ai nostri clienti passiamo quasi inosservati, sia per l’invadenza della grande distribuzione, sia per il pane proveniente dall’estero che, proprio nei grossi centri commerciali, viene fatto passare come pane prodotto in loco, sia anche, e soprattutto, per la burocrazia che, con leggi e leggine, sta stritolando quel tessuto economico fatto di artigiani, e quindi di piccole imprese, che rappresenta il 54% del fatturato globale, dà lavoro a tante persone e contribuisce all’economia nazionale con un reddito che và oltre quello delle grandi industrie.
Noi artigiani fornai non abbiamo la cassa integrazione, non abbiamo mobilità, non abbiamo ferie ma, nell’immaginazione di tanti, siamo solo degli evasori che lo Stato deve stanare! Siamo quelli che nelle proprie aziende lavorano anche 16 – 17 ore al giorno, ma siamo evasori. Chiediamo fortemente allo Stato più tutela e più attenzione dalle autorità, che non possono darci  non solo. E’ stata perfino data la possibilità di panificare agli agricoltori e noi accettiamo anche questo, ma non accettiamo minimamente il diverso trattamento fiscale. In ambito nazionale,  il consumo del pane è sceso di circa il 40%. Si mangia meno in casa, i nuclei famigliari sono più piccoli e ci sono prodotti alternativi al pane come cracker, grissini, piadine, tramezzini ed altro ancora, che non sono altro che prodotti a lunga conservazione e con grassi vari. Il consumatore può trovare il pane fresco solo e unicamente dal proprio fornaio artigiano e la filiera corta non deve essere solo contadino-mugnaio-fornaio, deve essere anche fornaio-ristorazione.
Ci sforziamo di formare nuovi fornai ma, secondo me, oltre a formare nuovi fornai, dobbiamo formare contemporaneamente anche  buoni amministratori delle nostre aziende. Non è solo il nostro comparto, nell’ambito alimentare, a dover affrontare questi problemi che riguardano, invece, tutti i settori.
Se nei nostri panifici usiamo olio prodotto da noi in proprio, siamo fuorilegge; non lo siamo se, invece, usiamo olio extravergine di oliva comprato dalla grande distribuzione, dove un litro di olio non raramente, viene venduto a € 2,99 il litro. Provate a fare il conto di quanto costano la bottiglia di vetro, l’etichettatura, il confezionamento, la consegna e la commercializzazione finale: ci resta qualcosa degli € 2,99 per comprare quel liquido che vediamo giallo verde ma che non sappiamo cosa fosse all’origine? Però è legale! Non viene qualche dubbio? Ai nostri amministratori, dunque, chiediamo più lungimiranza: ne va del nostro futuro. Delle tante fabbriche che sono diventate cattedrali nel deserto, non sappiamo cosa farcene. Oggi rappresentano solo un grosso problema, sia che si punti a smantellarle sia che si intenda riconvertirle. Noi artigiani abbiamo bisogno di energie pulite e di politiche mirate, non di specchietti per le allodole. E, soprattutto, non vogliamo essere più pezzi di un puzzle disegnato da altri. Ai consumatori il nostro appello: svegliatevi, lottiamo anche per la vostra salute!

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