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Chieti: nasce il Marrucinum, moneta locale per fuggire dalla crisi

Settanta milioni di Napo stanno per invadere Napoli. In Trentino i Nauno hanno colonizzato la Val di Non e la Val di Sole. Gli Scec hanno già conquistato città importanti, da Roma a Crotone, da Firenze a Terni. I Toc si sono insediati a Pordenone, il Marrucinum a Chieti. Banconote “aliene” dai nomi che sembrano scritti dagli sceneggiatori di Star Trek si stanno diffondendo in tutta la penisola. Impropriamente definite monete locali, sono in realtà buoni sconti al portatore, tagliandi stampati con disegni suggestivi e il controvalore in euro. Napo, Kro, Scec, Tau, Thyrus, Toc. L’alfabeto della nuova economia, il tentativo autogestito di reagire alla crisi dei consumi e tenere agganciati i soldi, quelli veri, al territorio.

70 MILIONI DI NAPO
L’ultimo nato è anche il più interessante. La giunta del sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha ideato il progetto Napo. Il prossimo autunno stamperà e consegnerà a ciascuna famiglia virtuosa, cioè in regola con le tasse, un pacchetto di 250 Napo dal valore virtuale di 250 euro. Virtuale perché non possono essere incassati, sono validi nei negozi e negli studi professionali convenzionati del circuito. Sono buoni sconto del 10 per cento, al portatore. L’amministrazione napoletana, che ha lanciato un concorso di idee aperto fino al 10 agosto per scegliere i disegni da mettere sui tagli da 1, 2, 5 e 10 Napo (devono essere luoghi simbolo della città), conta di metterne in circolazione entro l’anno almeno 70 milioni. Un volume mai raggiunto in Italia per questo tipo di esperienze.

Il senso del progetto Napo, che poi è anche quello che sta alla base di tutti i buoni sconto locali, lo racconta chi quel progetto l’ha promosso, l’assessore al Commercio Marco Esposito: “Così rilanceremo il commercio locale – sostiene – portando spesa nella nostra comunità. Nei negozi associati si farà la spesa pagandola per il 90 per cento del prezzo in euro, e per il 10 per cento in Napo. Il venditore che accetta i Napo, li riutilizzerà a sua volta in altri esercizi del circuito”. Un modo per fidelizzare il cliente, dunque, perché si acquista sicuri dello sconto. Ma è anche un modo per “strappare” un po’ di consumatori agli ipermercati, riportandoli nei negozi del vicinato.

L’idea di Esposito fa un passo ulteriore: “I commercianti che accumulano i buoni, potranno usarli per partecipare ad iniziative di arredo urbano del Comune, beneficiando quindi di un miglioramento del loro quartiere. Ad esempio, se abbiamo la possibilità di sistemare mille panchine, lo faremo nelle aree dove ci saranno più Napo riconsegnati”. Napo che, specifica l’assessore, si potranno utilizzare solo in città.

L’ARCIPELAGO SCEC
La “moneta di De Magistris”, come è già stata ribattezzata, si ispira al modello Scec, i buoni sconto locali in tagli da 0.50, 1, 2, 10, 20 e 50 euro ideati sempre a Napoli nel 2007. Il meccanismo è lo stesso: si organizza il circuito di negozi che fanno sconti ai clienti (si arriva fino al 30 per cento) in cambio di pagamento parziale in Scec, da riutilizzare altrove. A differenza dei Napo, però, gli Scec sono pensati su larga scala. Attualmente circolano in Italia biglietti Scec per un controvalore in euro di 1,5 milioni. Sono in uso, oltre che a Napoli, nel quarto municipio di Roma (1323 soci e 238 negozi), a Crotone, a Firenze, Siena, Padova, Venezia. Si stanno diffondendo lentamente anche a Milano. Il neosindaco di Parma, il grillino Federico Pizzarotti, ha inserito gli Scec nel suo programma amministrativo. In tutta la penisola sono 15 mila i negozi associati che espongono in vetrina il simbolo di Arcipelago Scec. Tra questi ci sono 2500 studi professionali di architetti, notai, geometri, dentisti.

“Perché il concetto alla base dei nostri buoni sconto al portatore – spiega l’ideatore, il presidente nazionale di Arcipelago Scec Pierluigi Paoletti – si può applicare a ogni tipo di merce o prestazione, tranne nei casi in cui uno sconto anche minimo non consente all’esercente di rientrare con le spese. Ad esempio, su un pacchetto di chewing gum sarà difficile applicare una riduzione di prezzo”. I riscontri a sentire il presidente del IV municipio di Roma Cristiano Bonelli (Pdl) sono positivi. “È ancora presto per fare un bilancio – dice – l’abbiamo adottato da poco. Ma c’è molta curiosità, le richieste di associazione sono in aumento”. 

Tanto interessante, lo Scec, che nel 2008 ha assorbito varie esperienze buoni sconto locali in banconote, come il Kro in Calabria, il Tau in Toscana, il Thyrus a Terni, l’Ecoroma nella capitale. Ed oggi è presente in 12 regioni italiane. Gli Scec vengono emessi dall’associazione presieduta da Paoletti, la quale consegna agli iscritti un pacchetto da 100 dietro il pagamento simbolico di una quota annuale di 10 euro e 10 scec. “Ma – precisa Paoletti – è importante sottolineare che lo Scec non è una moneta complemetare, cioè non sostituisce l’Euro. Non è convertibile, cioè non ricambiamo in euro gli Scec nel caso in cui ci venissero riconsegnati”.

I PRECURSORI, SIMEC E ECOASPROMONTE
Qualcuno c’aveva pensato a produrre una vera moneta locale, territoriale, complementare alla valuta ufficiale. Il primo esperimento fu quello dell’economista in pensione Giacinto Auriti, le cui teorie sul cosiddetto “valore indotto” della moneta avevano portato alla nascita del Simec (Simbolo Econonometrico di valore indotto). Erano ceduti in cambio di lire e ritirati quando venivano presentati al doppio del valore originario. Di fatto il reddito di chi deteneva moneta locale raddoppiava. L’esperimento si sviluppò con successo nel 1999-2000 nel comune di Guardiagrele in provincia di Chieti. Ma un indagine della Guardia di Finanza portò al sequestrò di tutti tagliandi. Dopo il dissequestro, dopo che Auriti fu scagionato da ogni accusa nel processo, si spense in pochi mesi.

Lo stesso breve e contestato destino fu condiviso nel 2004 dall’Eco-Aspromonte, una banconota voucher circolante nel Parco nazionale dell’Aspromonte, emessa da un ente pubblico e addirittura disegnata dall’istituto Poligrafico dello Stato. Era una valuta a scadenza prefissata, introdotta in quattro tagli per gli acquisti all’interno del parco, con l’intento di incentivare le filiere dei prodotti tipici e rafforzare l’identità locale. Veniva usata anche per pagare i rimborsi spese dei volontari del servizio antincendio. L’esperienza terminò con la conclusione del mandato del presidente del Parco, Tornino Perna. Ad oggi, in Europa, esistono valute locali in alcune zone della Germania (il RegioGeld) e della Francia (l’Equal, un progetto di moneta elettronica). 

Gli Scec, i Napo, i Nauno della Val di Non, i Toc di Pordenone, invece, non sono monete complementari, ma come detto buoni sconto al portatore. La Finanza ha anche fatto degli accertamenti sulla legalità di questi tagliandi, indagini che si sono fermate però davanti all’autorizzazione che Arcipelago Scec ha ottenuto dall’Agenzia delle Entrate nel 2010. Nel documento, firmato dal direttore centrale dell’Agenzia Arturo Betunio, si legge: “Ai fini delle imposte dirette, i buoni ricevuti rappresentano “abbuoni passivi” da porre in diminuzione dei ricavi conseguiti nel periodo d’imposta”. Ai fini dell’Iva, si fatturano unicamente i corrispettivi monetari ricevuti per le forniture effettuate”. Vuol dire che i negozi del circuito battono lo scontrino con la cifra degli euro che ricevono, lo scec non entra a far parte del monte imponibile.

NAUNO, TOC, SUSINO, MARRUCINUM
In Val di Susa il buono sconto, chiamato Susino, acquista un valore etico. Ideato nel 2012 da Etinomia, l’associazione di 350 imprenditori valsusini che hanno aderito al manifesto etico in difesa dei beni comuni locali, è disponibile in tagli da 1, 2 e 5 euro. Al momento sono 150 le aziende convenzionate nella valle, che hanno ricevuto ciascuno 50 carnet da 100 susini. Sono i commercianti a darli ai clienti, ai quali poi fanno uno sconto fisso del 10 per cento. “Gli obiettivi sono molteplici   –  elenca Ivano Toffoletti, che fa parte del direttivo di Etinomia  –  incentivare i consumi presso il piccolo negozio, generare una economia di zona a chilometro zero, invogliare i turisti a visitare la Val di Susa, il cui nome ultimamente viene associato solo alle proteste No Tav, creando pacchetti viaggi con incluso i carnet di Susini”. 

Cambiando valle, ci si imbatte nel Nauno in Val di Non e Val di Sole, in Trentino. Stesse motivazioni di protezione del potere d’acquisto, stesso attaccamento al territorio. Il Nauno, chiamato così dal nome antico del fiume Noce, è un buono sconto locale che arriva in alcuni dei 52 negozi convenzionati, parrucchiere, fornai, floricoltori e altro, a sfiorare il 30 per cento. Più o meno come il Toc a Pordenone, un centinaio di attività associate.

A Chieti infine si sta studiando un buono locale di solidarietà, il Marrucinum, legato a sconti dal 5 al 30 per cento. In Abruzzo, esattamente nella provincia dove tutto cominciò, nel 1999, con il Simec di Auriti.
Da La RePubblica

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