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Chieti: il centro ricerca Eni dell’Aquila? Lo vuole Vasto

“Trovo molto strano il fatto che in tanti anni non si sia riusciti ad avere il via libera, soprattutto visto che si era in presenza di un dono”.
Quando parla del centro di ricerca per l’Università dell’Aquila in località Casale Calore, un progetto da 12 milioni di euro finito in fumo dopo tre anni di vana melina tra Comune capoluogo e Ateneo, si vede tutta la delusione dell’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, oggi in Abruzzo, a Cupello (Chieti) per ricevere la cittadinanza onoraria.
E dire, ha sottolineato a questo giornale l’amministratore delegato, che “l’idea del centro ricerche era solo un pezzo di un programma più articolato e molto più ampio!”. Oltre ai fondi per la costruzione del centro, ma non per la sua gestione o le assunzioni del personale, c’erano infatti anche altri 8 milioni di euro in borse di studio di cui si sono perse le tracce.
La vicenda si è trascinata dal maggio 2009, subito dopo il sisma che ha distrutto L’Aquila, quando Eni e ateneo firmarono una convenzione. L’Università individuò terreni che aveva in affitto a destinazione d’uso agricola e il tempo è passato tra tentativi di riprendere quegli appezzamenti dagli affittuari, tra minacce di sfratto e accordi fin troppo svantaggiosi per l’Ateneo, infatti i revisori dei conti li hanno bocciati.
Nel frattempo a fatica il Comune rendeva edificabile un’area per complessivi 60 mila metri quadrati a fronte di 10 mila al massimo utili per il progetto, adombrando il rischio di una speculazione edilizia prontamente smentita da tutte le parti in causa.
Sul centro di ricerca ci sono state riunioni e trattative a tutto spiano, nel tentativo, poi infruttuoso, di salvare il progetto dalla furia di Scaroni, che ha risposto con lapidarie negazioni ai tentativi del rettore aquilano, Ferdinando Di Orio, di salvarlo.
Tra i tanti vertici, impossibile non citare quello “carbonaro” all’Aquila tra lo stesso Di Orio, il sindaco, Massimo Cialente, il presidente della Regione, Gianni Chiodi, e l’ex sottosegretario Gianni Letta, che non ha più incarichi formali ma ha sempre mostrato un’attenzione particolare al progetto, e in ambito universitario viene considerato un “nume tutelare” per aver portato alla proroga triennale dell’esenzione delle tasse, giunta quasi la termine.
Intervistato a margine della cerimonia di Cupello, il potente dirigente del colosso petrolifero ha confermato ad AbruzzoWeb che il progetto è definitivamente tramontato, anche se, ha assicurato, “per le zone terremotate faremo qualcos’altro”, e alla precisazione della cronista “qualcos’altro per L’Aquila?” Scaroni ha risposto di nuovo: “per le zone terremotate”, a far capire che le ipotesi potrebbero essere diverse.
A cogliere la palla al balzo il sindaco di Cupello, Angelo Pollutri, che Scaroni ha ascoltato lanciare questa provocazione: “Il centro di ricerche Eni facciamolo nel Vastese! Il nostro territorio si candida ben volentieri ad accogliere e ospitare una struttura di questo tipo”.
Scaroni non ha commentato, anche se nel suo discorso ha detto di dovere tanto al territorio vastese, riferendosi in particolare all’esperienza fatta in Pilkington insieme a tanti sansalvesi che gli ha permesso di arrivare al vertice dell’Eni, e di sperare di potersi in qualche modo sdebitare.
Nel frattempo il Vastese lo ha riempito di onori: non solo Cupello gli ha dato la cittadinanza onoraria, 50 anni dopo averla offerta al fondatore dell’Eni, Enrico Mattei, ma anche Vasto lo ha premiato conferendogli il premio “Silvio Petroro 2012”, a riconoscere e onorare i passi avanti fatti a partire dal rinvenimento di uno dei più ricchi giacimenti metaniferi d’Italia.
Anche se, proprio il mettere l’accento in questo modo sul processo di petrolizzazione che ha investito l’Abruzzo ha dato il la a una serie di polemiche, intercorse soprattutto via web, da parte di chi, come Maria Rita D’Orsogna, ha sempre criticato quel modello di sviluppo.
Polemiche che avevano trovato il loro apice ai tempi della possibilità di realizzare tra Tollo (Chieti) e Ortona (Chieti) il cosiddetto Centro Oli, che adesso Scaroni ha definito “una cosa vecchia”, nel senso di un progetto ormai passato, proprio come Casale Calore.
“Abbiamo tante cose da fare – ha detto a riguardo – il Centro Oli lo faremo da un’altra parte. Certo che per l’Abruzzo quella del Centro Oli sia stata un’altra occasione sprecata”. Proprio come Casale Calore.
PACIFICA CONTESTAZIONE DEL WWF
Scaroni è stato accolto a palazzo d’Avalos a Vasto dalla pacifica contestazione del gruppo Wwf della provincia di Chieti, in difesa del parco della costa teatina e che dice no alla perforazione del mare Adriatico.
Due gli striscioni che apposti all’ingresso dello storico palazzo marchesale per ricordare le battaglie contro l’utilizzo degli idrocarburi.
Da Abruzzoweb

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