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Chieti. Idrocarburi, la mobilitazione del comitato No Triv

Nello splendido scenario vista mare offerto dal giardino del convento dei Benedettini , via Gramsci 59 di Giulianova , lo scorso lunedì 15 Luglio si è svolta l’assemblea del  “Coordinamento nazionale No Triv – liberiamo mare e terre dalle trivelle” .Insieme ai comitati che in Abruzzo si battono contro le minacce concomitanti del centro oli, del gasdotto-spezzatino da Massafra a Minerbio e della relativa centrale di compressione/pompaggio di Sulmona ; contro le richieste di permessi di ricerca, prospezione, coltivazione, in mare e tra le fertili vallate della regione, erano presenti delegazioni No Triv della Sicilia, della Lombardia, della Basilicata, della Campania. Ad un anno esatto dal suo atto di nascita a Pisticci scalo nel 2012, è stato fatto un bilancio delle lotte in corso, delle relazioni con altre associazioni, dell’efficacia delle mobilitazioni e dei contenziosi legali territoriali aperti e da prospettare. Unanime è stata la considerazione della violenta aggressione al territorio, alle acque, all’aria, al mare, determinata dalla forte accelerazione di una proliferazione normativa voluta in particolare dal governo Monti  con l’art 16 del Dl per le liberalizzazioni, con gli arrtt 35 e 38 della L 134, con la SEN (Strategia Energetica Nazionale), addirittura con una bozza di riforma del Tit V della Costituzione protesa all’esplicita eliminazione dei poteri concorrenti delle Regioni in materia di energia e relative infrastrutture. In un solo anno tutte le vertenze territoriali sono state costrette a confrontarsi con un inedito e concentrico livello di attacco, ad oggi per di più coadiuvato dagli effetti di sentenze della Corte costituzionale che bocciano leggi regionali finalizzate alla tutela del territorio e del mare tramite tentativi di limitazione di quella che si manifesta sempre più come una corsa sfrenata ai permessi. Molto rilievo è stato dato alla grave mancanza di una adeguata visione strategica da parte degli Enti preposti e delle istituzioni dell’impatto su suolo e sottosuolo e della liquefacibilità dei terreni (come nei casi verificatisi nel terremoto dell’Emilia Romagna del 20 maggio 2012) dei nuovi progetti di stoccaggio, anche in sovrapressione, e dei nuovi giganteschi metanodotti che, nonostante la presenza certa e nota di sorgenti sismogeniche puntuali (ITIS) e composite (ITCS), stanno invadendo il territorio nazionale già antropizzato. Tali impianti aggiungono infatti a quelle esistenti nuove attività a rischio di incidente rilevante (così come sono dichiarati in Europa, dal 2009, gli stoccaggi di metano, in quanto attività soggette alle normative della “Direttiva Seveso – Dlgs 334/1999”), di fronte alla grave mancanza sul territorio nazionale dei Piani di Emergenza Esterna che la “Direttiva Seveso” impone anche per le strutture metanifere. Altrettanta preoccupazione è stata avanzata per la carenza di un quadro normativo certo ed aggiornato sulla materia della estrazione degli idrocarburi, sugli stoccaggi, sui metanodotti, sulla sicurezza, per la informazione, consultazione e partecipazione dei cittadini alle decisioni sui progetti energetici che riguardano il loro territorio, al fine di dare concreta attuazione alla Convenzione Europea di Aarhus 1998.  Nel sottolineare la funzione di organizzazione e di stimolo per una transizione rapida verso la conquista di relazioni sociali e produttive improntate ad un modello energetico basato sull’utilizzo diffuso e decentrato delle fonti rinnovabili pulite e a rifiuti zero, il Coordinamento, nel denunziare con forza tutti i connubi lobbistici , politici, finanziari, che sulla pelle dei cittadini, provocando ingenti danni all’economia locale,  garantiscono il perpetuarsi ad ogni costo della logica di profitto per le multinazionali (che ci avvelenano con gas letali maleodoranti, ci trasformano in hub energetici, ci piazzano sotto i piedi miliardi di metri cubi per lo stoccaggio del gas, trasformano città e paesi in appendici di centri di desolforizzazione e di raffinazione), ha deciso di articolare concretamente, in collaborazione con altre reti e movimenti, le seguenti campagne:

* mobilitazione in appoggio alla campagna nazionale contro la pratica della fratturazione idraulica (fracking)

* campagna di valutazione della situazione di liquefacibilità dei suoli, della compatibilità della presenza degli stoccaggi di metano e della conseguente pratica, a cicli semestrali alternati di immissione, a forti pressioni, di fluidi nel sottosuolo e della loro estrazione, soprattutto in zone a conclamata presenza di sorgenti sismogeniche attive puntuali (ITIS) e composite (ITCS)

* iniziative a carattere locale e nazionale per sollecitare un passo di cambio parlamentare per la modifica dell’art 35 L 134/2012, l’abrogazione dell’art 16 del DL “Liberalizzazioni” e dell’art  38 della L n 134/2012

* campagna informativa locale e nazionale per l’acquisizione di dati certi e verificabili su quantità e fonte dell’energia effettivamente prodotta e messa a confronto con l’energia necessaria (riferimenti pre/crisi , attuali, previsioni), con analisi per settori, provenienza, consumo, destinazione, basata sulla critica degli assunti e degli obiettivi della SEN

* redazione collettiva, a partire dalle lotte territoriali, di un “libro bianco” della resistenza No Triv in Italia, per condividere e confrontare utilmente esperienze e saperi lungo la filiera della lotta agli idrocarburi, dalla richiesta di permesso alla pompa di benzina, alle discariche di smaltimento

* redazione di una sorta di “vademecum di difesa No Triv”, contenente indicazioni operative e normative a disposizione di tutte le realtà (associazioni, singoli, comitati, amministrazioni locali) che dovessero avere la sventura di incappare in richieste di permesso

* prosecuzione della campagna iniziata lo scorso inverno “Energia, Ambiente, Costituzione”.

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