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Chieti, gli Architetti: “l’emergenza e i suoi miliardi come fattore stabile della pianificazione”

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Un filo conduttore lega gli architetti di due regioni intere, Abruzzo e Molise, ed è un grande “basta con i miliardi per l’emergenza che non governa il territorio”.
Questo sembra essere stato il concetto generale condiviso nella giornata di studio del 15 marzo a Chieti, la città che ha accolto l’8^ tappa del Congresso Nazionale degli Architetti, tappa unica per Abruzzo e Molise.
In sintesi, durante LE CITTÀ DEL FUTURO – PROGETTARE TERRITORI “FRAGILI” (Auditorium Cianfarani, Parco Archeologico La Civitella 15.03.2018) dai Presidenti degli Ordini provinciali degli Architetti abruzzesi e molisani è emerso che sappiamo di stare in un Paese gravemente esposto a rischio sismico ed idrogeologico ma che non vogliamo farci i conti, per cui ci attiviamo solo quando madre terra ce lo ricorda… e ormai lo fa quasi tutti i giorni. Il plurale maiestatis è di cortesia, visto che le politiche di pianificazioni le fa il Governo e “noi”, come in questo caso, ci siamo ma solo fuori la porta.

ASSUMERE L’EMERGENZA COME FATTORE STABILE DELLA PIANIFICAZIONE

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Giustino Vallese

Perché governare il territorio vuol dire assumere l’emergenza che gli appartiene come fattore stabile della pianificazione – ha detto GIUSTINO VALLESE, Presidente della Federazione Architetti Abruzzo e Molise – cioè, ricondurre l’eccezionalità della riduzione del rischio nella sfera dell’ordinarietà dei processi di pianificazione. Le nostre sono aree fragili e, preso atto che i grandi finanziamenti arrivano sulle calamità, dico che dobbiamo usare queste risorse per PREVENIRE RIPROGETTANDO. Mi spiego. Nel momento in cui si interviene tanto pesantemente come dopo una calamità, quindi in forza dell’emergenza, si può agire in due modi: senza una vision e facendo tanti danni con milioni di euro, oppure con un progetto in mano che oltre a riparare ritrova e rilancia le vocazioni e le identità territoriali.

DEMOLIRE TUTTO QUELLO CHE NON E’ DI VALORE
“E poi dobbiamo capire che bisogna PIANIFICARE E RESTITUIRE IL TERRITORIO AL CITTADINO – spiega MASSIMILIANO CARACENI, Presidente Ordine Architetti Chieti che ha moderato e condotto tutta la giornata di lavori del convegno Le città del Futuro – Progettare territori “Fragili” .
“I nostri problemi non sono gestire le megalopoli, ma il contrario, cioè come fare a riportare la gente nelle aree soggette a spopolamento; come rigenerare le infrastrutture che appartengono a 150 anni fa (es. la ferrovia) e che devono supportare una mobilità migliaia di volte più grande di allora; come

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Massimiliano Caraceni

gestire l’uso di un territorio nel quale ormai l’incidenza delle costruzioni realizzate da professionisti è del 15% mentre il resto è stato ‘fatto in casa’ con il cugino muratore!

Ma v’è di più – aggiunge il Presidente. Dobbiamo riposizionare una volta per tutte le figure professionali affinché

non si assista più a stazioni appaltanti (quelle pubbliche) che agiscono sotto soglia per fare l’assegnazione diretta sviando così le procedure e al tempo stesso decurtando pure le parcelle. Un architetto che non viene pagato come pure un’opera che viene costruita sottocosto sono solo castelli di carta. Eppure, la prassi molto spesso è che da noi professionisti si presentano committenti con una somma fissata e sono loro stessi che ci dicono cosa dobbiamo farci! Ebbene, il risultato di tutte queste situazioni è la devastazione del territorio.
La soluzione subito? Demolire le brutture senza valore e recuperare solo lo storico: un criterio con il quale si farebbe subito anche prevenzione”.

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Raffaele Di Marcello

LA QUALITA’ DELLA COSTRUZIONE E’ PREVENZIONE
“Il problema principale è che la nostra non è percepita come una prestazione di valore – fa eco RAFFAELE DI MARCELLO, Presidente dell’Ordine Architetti Teramo. Basti pensare che nello stesso Master Plan dell’Abruzzo erano previste risorse consistenti sulla realizzazione delle opere e poca cosa sulla progettazione: se chi presiede alla gestione del territorio non comprende il valore della sicurezza e della prevenzione quale insegnamento arriva all’uomo della strada e quale la cultura che viene generata? Purtroppo la politica vive di mandati brevi per cui non ha alcun interesse a progettare, bensì solo ad eseguire le opere e al più basso costo possibile”.

L’ARCHITETTURA E’ VALORE ECONOMICO

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Angelo D’Alonzo

Chiarisce ancora meglio il Presidente di Pescara, ANGELO D’ALONZO: “la qualità dell’architettura è il valore che viene trasmesso ai posteri, non è contingentemente legato al presente come può essere un compenso, l’architettura costituisce il patrimonio che resta per sempre, se non pensiamo alla qualità il futuro sarà compromesso proprio sotto il profilo del valore. E se il patrimonio storico di cui ci facciamo belli è arrivato fino a noi è perché un tempo LE TRASFORMAZIONI VENIVANO GESTITE e così PURE LE PROFESSIONI. Oggi invece stiamo a parlare di equo compenso… come se si potesse addirittura non pagare affatto un progetto”.

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Guido Puchetti

GESTIRE LE TRASFORMAZIONI DEL TERRITORIO E LE PROFESSIONI
“E’ vero, le trasformazioni vanno gestite e purtroppo la spaccatura all’interno delle diverse professioni dei progettisti è voluta proprio dal sistema – dice GUIDO PUCHETTI Presidente Ord. Campobasso – dividi et impera è il motto… basti pensare che la gestione del territorio non era presente in nessuno dei programmi dei candidati di queste ultime elezioni…”

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Massimo Sterpetti

“Sono d’accordo – dice l’omologo di Isernia MASSIMO STERPETTI – non si guarda alla qualità delle costruzioni e neanche a quella della vita: eh, mica dobbiamo andare tutti a vivere nelle megalopoli! Noi stiamo benissimo nelle nostre terre, dobbiamo solo infrastrutturarle in modo che la gente non sia costretta ad andarsene perché non ha i servizi o per lavorare… e ricordiamoci che infrastrutturare significa anche lavorare…”

 

LE CALAMITA’ COME OCCASIONE DI RIPROGETTAZIONE DEL TERRITORIO

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Il discorso sulle megalopoli, effettivamente, per quanto riguarda Abruzzo e Molise è piuttosto fuori luogo, è un’altra la letteratura alla quale dobbiamo attingere, perché qui viviamo una realtà in cui è ancora possibile e “centrale Costruire una società locale nella quale i valori sono quelli identitari e dell’affezione, e il patrimonio è il Bene Comune – conclude EDOARDO COMPAGNONE Presidente Ord. dell’Aquilal’emergenza, dunque, va integrata nella pianificazione ordinaria, e deve essere gestita come opportunità di crescita e di sviluppo di lungo termine. Le calamità naturali devono quindi diventare occasione di ripensamento delle politiche di gestione del territorio e dei veri e propri strumenti progettuali”.

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Enrico Perilli

Uno sguardo di insieme con il quale inquadrare l’impatto sociale dell’architettura nella e sulla comunità viene da ENRICO PERILLI, psicologo psicoterapeuta e ricercatore Università dell’Aquila che ha relazionato su “Abitare le aree interne, tra spopolamento e genius loci”.
“Come vengono organizzati gli spazi e i tempi determina le modalità di ciascuno di essere al mondo. Dunque, consentire l’abbandono della propria terra di origine significa mettere in conto la perdita del valore identitario e del radicamento, quelli che generano solidità interiore. La conseguenza è il disagio psico-sociale che vediamo ormai su fasce di popolazione di qualunque età, giovanissimi compresi, e che si appalesano anche con tipici atteggiamenti aggressivi o depressivi”.

AGEA – CHIETI 15 MARZO 2018

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