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Chieti. Confindustria: ci vuole un Patto per Legnini, Bonanni e Boccia

“La ripresa possibile – Le leve per il rilancio della nostra economia”, Manifatturiero, Automotive, Energia, Agroalimentare, Turismo, Infrastrutture & Edilizia. Questo il tema dell’assemblea generale di Confindustria Chieti che si è tenuta ieri pomeriggio all’hotel Villa Medici di Rocca San Giovanni. L’iniziativa, dopo i saluti istituzionali del Presidente di Confindustria Chieti Paolo Primavera si è articolata in due tavole Rotonde. La prima dedicata agli imprenditori che hanno dibattuto circa le istanze dei settori e della categoria che rappresentano: Manifatturiero: Graziano Marcovecchio – Pilkington Italia SpA; Automotive: Silvio Di Lorenzo – Polo Automotive Energia: Gennaro Zecca – Odoardo Zecca srl; Agroalimentare: Marina Cvetic – Azienda Agricola Masciarelli; Turismo: Luciano De Nardellis – Aqualand del Vasto; Infrastrutture & Edilizia: Angelo De Cesare – De Cesare Ulrico srl- Vice Presidente ANCE Nazionale. La seconda Tavola Rotonda invee dedicata alle Istituzioni e alle parti sociali che che cercano di fornire delle risposte concrete alle necessità emerse dal primo dibattimento. Hanno partecipato: Giovanni Legnini – Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Raffaele Bonanni – Segretario Generale CISL e Vincenzo Boccia – Presidente Piccola Industria Confindustria. Dal dibattito è emersa la necessità di stipulare un Patto tra tutti gli attori in scena che abbia per obiettivo il rilancio dell’economia.

«Finché chi produce ha meno potere di chi compra», sottolinea Bonanni, «non può esserci ripresa, ci vuole un accordo tra i produttori e la classe dirigente, è follia pensare a un altro governo o andare al voto. Non c’è alternativa a questo presente, ci vuole invece un obiettivo da perseguire, come patto tra gli attori locali, di governo centrale, di imprese. Le tasse vanno tagliate drasticamente, per far riprendere i consumi, invece adesso sono destinate a tenere in piedi questa impalcatura istituzionale e amministrativa fatta di ruberie e sprechi. La riduzione delle tasse non è la diminuzione del cuneo fiscale, significa invece incentivare gli investimenti: purtroppo è vero che le imprese a volte si distribuiscono e dividendi e poi chiudono. In questa ottica è folle affidare la riscossione ai comuni, anzi, le municipalizzate vanno organizzate a livello regionale e le Province eliminate o ridotte. A settembre dobbiamo fare un patto per rompere l’alleanza tra le rendite e la burocrazia: cominciamo con un meno dieci per cento ai manager di stato».

«In questi anni», ricorda Legnini, «abbiamo parlato sempre delle stesse cose, alla fine del 2013 avremo un meno 8/9 di Pil in meno. In questo decreto del Fare c’è tutto quello che è stato boicottato per anni grazie al quale avremo una finanziaria definitiva con un bonus sulla spesa pubblica destinata agli investimenti e con un incasso proveniente dai minori interessi sulla stabilizzazione del debito».

«La Germania», aggiunge Boccia, «ci sta avanti perché a tempo debito ha compreso che tra salario e produttività deve esserci un’intesa: così ha creato relazioni industriali nell’interesse di tutti e non contro qualcuno. Va fatto un piano a medio termine su energia e costo del lavoro, invece il dibattito sull’Imu alla prima casa ci distrae dalla patrimoniale e sui fattori di produzione. Dunque manca una visione organica se siamo il secondo paese manifatturiero nonostante le tasse elevate, allora siamo i migliori imprenditori del mondo. È vero che l’Italia e l’Europa arretrano ma i mercati di nicchia aumentano e su questo gli italiani sanno essere i primi. Dunque, più politica e meno antipolitica, che significa fare scelte sui saldi di bilancio, cioè pezzi da una parte e metterli dall’altra: escludiamo per sempre dal dibattito chi dice di poter fare a costo zero, si può fare solo a saldo zero, giammai a costo zero».

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