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Chieti, Confcommercio: no liberalizzazione aperture

 

Un deciso no alla liberalizzazione indiscriminata degli orari di apertura dei negozi per evitare di mettere in ulteriore difficoltà le piccole attività commerciali cittadine che già vivono una crisi quasi irreversibile viene espresso da Confcommercio Chieti

che torna sul problema della liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali dopo la Conferenza dei servizi che si è tenuta lo scorso 3 novembre presso il Comune di Pescara. La riunione, convocata per individuare nel 2012 le giornate di deroga alla chiusura festiva e domenicale per i negozi in genere, grande distribuzione compresa, si è conclusa con un nulla di fatto in attesa della nuova legge regionale sul commercio che dovrebbe entrare in vigore entro i primi giorni del nuovo anno. Nel mirino di Confcommercio l’assenza del Comune di Chieti e dell’assessore al commercio Antonio Viola. «Sappiamo che l’assessore Viola – dice Angelo Allegrino, presidente provinciale Confcommercio Chieti – era impegnato in un viaggio istituzionale a Cuba ma poteva, quantomeno, mandare un suo delegato. Non vorremmo che la mancata partecipazione al tavolo possa essere preludio, in città, ad un’ordinanza che consenta l’apertura indiscriminata 365 giorni l’anno delle attività commerciali». Secondo Confcommercio qualora ciò avvenisse sarebbe una vera e propria catastrofe per il piccolo commercio teatino, ormai in ginocchio. Secondo uno studio di Confcommercio negli ultimi anni sono state chiuse 83 attività commerciali nel solo perimetro del centro storico di Chieti con una perdita netta di 200 posti di lavoro. Per questi motivi Confcommercio invita il Comune di Chieti e tutti i Comuni della provincia dove opera la grande distribuzione di attenersi alla legge regionale del novembre 2008 che fissa a 34, più 4 aperture extra, le giornate di deroghe alle chiusure obbligatorie festive e domenicali. «Confcommercio Chieti – conclude Allegrino – non condivide e mai condividerà uno spirito liberista in materia di orari di negozi perchè non è ammissibile che in virtù della legge del più forte si avvantaggino i grandi gruppi commerciali a discapito di migliaia di piccoli negozi. Continueremo a dare battaglia in tutte le sedi istituzionali in difesa e a tutela del commercio tradizionale».

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