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Chieti. Confcommercio, le risposte del presidente Allegrino alle accuse

“Tutto quello che è accaduto in questi mesi a Confcommercio arriva esclusivamente da una posizione faziosa di alcuni consiglieri dimissionari e sarà oggetto di specifiche denunce-querele. Confcommercio non è morta, anzi, si continua a lavorare con nuova progettualità e nuova forza”. Il presidente di Confcommercio Chieti, Angelo Allegrino, ribadisce la sua posizione e quella dell’associazione e ripercorre, non senza amarezza, le burrascose settimane appena trascorse. “Sono rimasto molto scosso da quanto accaduto – afferma Allegrino – ho ricevuto fango addosso da persone insospettabili che fino a qualche giorno prima delle loro polemiche strumentali sui giornali e in piazza si erano mostrate amiche, lodando addirittura il mio operato”.

Il presidente Allegrino si dichiara estraneo ad ogni accusa circa l’utilizzo “allegro e personale dei fondi a disposizione” e precisa: “nello stesso giorno in cui i “faziosi” tramite stampa sostenevano di avermi richiesto chiarimenti sull’utilizzo della carta di credito (richiesta peraltro a me mai pervenuta) avanzavano contestualmente la denuncia alla Procura e, sempre nello stesso giorno, diffondevano notizie diffamatorie mediante comunicato stampa. Tengo a precisare che il giorno in questione era quello che precedeva lo svolgimento delle elezioni provinciali della Confcommercio (18 luglio 2013). Sembra evidente dunque lo scopo denigratorio e fini elettoralistici e non è difficile trarre le dovute conclusioni sull’etica di chi ha mosso queste accuse e il loro modo di operare”.

“Attraverso il mio legale, l’avvocato Marco Femminella, – prosegue il presidente Allegrino – ho già provveduto a fornire alla Procura tutti i chiarimenti e le prove necessarie, voce per voce, comprese tutte le anticipazioni personali per i pagamenti di alcune scadenze. Il rapporto tra prelievi per pagamenti d’ufficio e anticipazioni mie personali (nelle more delle rimesse contabili) dimostra come a tutt’oggi io risulti in larga misura ancora creditore. Tengo tuttavia a sottolineare che la Confcommercio non ha problemi di solidità perché è in attivo. Ci sono soltanto dei problemi di liquidità dal momento che dobbiamo ancora ricevere delle spettanze dovute”. Allegrino sottolinea ancora: “La dirigenza centrale della Confcommercio a Roma ha effettuato un controllo contabile sui bilanci degli ultimi cinque anni e ha trovato tutto in regola: nulla è imputabile al mio operato o alla mia persona. Ed è peraltro un dato evidente che io sia ancora l’attuale presidente in carica con pieni poteri decisionali. Da questo punto di vista sono assolutamente sereno nonostante questi eventi mi abbiamo fortemente provato. Gravissimo e netto tuttavia risulta il danno di immagine sia alla mia persona che all’associazione. Per questo motivo ho ritenuto opportuno, assieme al mio legale, procedere con le opportune azioni giudiziarie anche in sede penale con riserva di risarcimento dei gravi danni materiali e morali subiti a causa delle condotte illecite e strumentali da parte di tutti quelli che si sono prestati ad accuse infamanti e ad una altrettanto infamante falsa e gratuita gogna mediatica. In tale fase la Confcommercio si costituirà parte civile. I rimborsi che otterremo per i danni subiti saranno devoluti in beneficenza”. Il presidente Allegrino conclude con una supposizione circa le possibili motivazioni che potrebbero essere alla base della campagna denigratoria nei suoi confronti: “Non ho potuto fare a meno di notare la coincidenza temporale del fatto che tutto ha avuto inizio subito dopo le mie nette prese di posizione contro la piattaforma petrolifera Ombrina mare e il progetto del Campus Automotive. Il mio dissenso nei confronti di tali operazioni è conseguenza di un pluriennale impegno in difesa dell’ambiente, delle risorse paesaggistiche abruzzesi e soprattutto, della piccola e media impresa.” Il presidente provinciale di Confcommercio conclude con una frase pronunciata di recente da Papa Francesco: “Chi parla male del prossimo è un ipocrita che non ha il coraggio di guardare ai propri difetti. Le chiacchiere hanno una “dimensione di criminalità”, perché ogni volta che parliamo male dei nostri fratelli, imitiamo il gesto omicida di Caino”.

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