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Chieti, ASL: nuovo atto aziendale, 270 unità operative

 

Centralità del paziente, continuità dei percorsi di cura, organizzazione dei servizi in rete e valorizzazione delle competenze degli operatori: sono questi i quattro pilastri dell’organizzazione sanitaria del futuro delineata dal nuovo Atto aziendale

dell’Azienda Sanitaria Locale di Lanciano Vasto Chieti. Il documento sarà illustrato giovedì prossimo dal Direttore generale, Francesco Zavattaro, ai sindaci del Comitato Ristretto: la riunione, inizialmente prevista per oggi, è stata infatti rinviata proprio su richiesta di alcuni componenti del Comitato.

L’Atto aziendale disegna la nuova geografia dei servizi sanitari in provincia di Chieti a conclusione della lunga e complessa operazione di fusione tra le due ex Asl di Chieti e di Lanciano-Vasto, avviata il 1° gennaio 2010. Sono previste 102 unità operative sanitarie “complesse”, destinate a rientrare entro il 2014 nei parametri previsti dai decreti del Commissario regionale alla Sanita (81 Uoc), a seguito dei pensionamenti e della scadenza degli incarichi. Previste inoltre 30 unità operative “semplici dipartimentali” e 140 “semplici”.

«Abbiamo portato a termine un lavoro impegnativo – spiega il manager Zavattaro – perché la sanità abruzzese vive un momento cruciale, ma di profonda svolta, che impegna le Asl a produrre salute rendendo il sistema più efficiente. In provincia di Chieti c’era la necessità di armonizzare un sistema dell’offerta poco caratterizzato, nel quale tutti facevano un po’ di tutto senza garantire, in realtà, quello standard elevato di qualità prodotto dai grandi numeri e dalla concentrazione delle attività. Abbiamo cercato, dunque, di costruire una rete vera fatta di specializzazioni diverse, dove ciascuna struttura ha un ruolo ben definito ed è parte integrante di un’organizzazione che pone al centro il paziente, garantendogli continuità e qualità dell’assistenza».

Secondo il direttore generale «era questa la sfida appassionante sulla quale bisognava misurarsi, e non certo il risiko sulle unità operative semplici e complesse, che sembrava esaurire le aspettative sull’atto aziendale e che rappresentano invece un falso problema. E questo – secondo Zavattaro – dev’essere chiaro soprattutto ai cittadini, i quali devono sapere che qualità e quantità delle prestazioni non cambiano se una struttura, da complessa che era, diventa semplice. Sono particolari che riguardano il nostro assetto interno e non i livelli di assistenza assicurati».

Le novità più significative introdotte dall’atto aziendale sono di natura organizzativa, perché inducono a ripensare percorsi di cura, definiti “linee di produzione”, che abbracciano trasversalmente più competenze e ne affidano il coordinamento anche a professionalità non mediche. Riguardano il trattamento di “pazienti fragili”, post acuti, urgenti, cronici e il percorso nascita.

La continuità dei percorsi di cura si realizza attraverso l’integrazione dei processi assistenziali tra i Dipartimenti ospedalieri e le strutture erogative territoriali, in modo da superare «le impostazioni verticali monodisciplinari per assumere quella dei processi trasversali funzionali, privilegiando sempre la mobilità delle risorse rispetto a quella dei pazienti nella rete».

A livello territoriale sono otto le aree distrettuali individuate – Lanciano, Vasto, Alto Vastese, Sangro-Aventino, Chieti, Francavilla al Mare, Ortona e Guardiagrele – che faranno capo a un Comitato di coordinamento delle attività distrettuali, istituito per avviare la riqualificazione dell’assistenza sul territorio calibrando i servizi sulla domanda espressa dai cittadini. A metà tra l’ospedale e il territorio si collocano strutture di natura diversa: Adi e Assistenza residenziale, Cure primarie, Assistenza consultoriale, Cure palliative e hospice, Governo delle liste d’attesa e sistemi di prenotazione, Medicina legale e le Attività territoriali del Dipartimento di salute mentale, del Materno-Infantile, della Prevenzione e del Sert.

Quanto agli operatori della Asl, l’Azienda intende «valorizzare adeguatamente» le competenze e professionalità dei propri collaboratori, ai quali nel contempo chiede «un contributo leale, pieno e responsabile», una reale «assunzione di responsabilità nello svolgimento del proprio ruolo, un impegno costante per migliorare i livelli di professionalità e la qualità dei contributi offerti». Insomma, oltre a disegnare la nuova geografia, l’atto aziendale impegna i singoli verso nuove responsabilità, un passaggio necessario per cambiare le cose, e offrire ai cittadini uno standard di qualità finalmente più elevato.

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