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Carlo Crivelli

Nato nel 1953, diplomato nel 1986 all’Accademia Nazionale di S. Cecilia di Roma, autore di colonne sonore soprattutto per Marco Bellocchio, Carlo Crivelliha fondato l’Orchestra “Città Aperta” per la registrazione di colonne sonore, che, da sempre, opera nel paese di Fossa. Il 19 gennaio del 2009, Crivelli, presso il salone della Carispaq, aveva presentato in anteprima assoluta la colonna sonora del film “Vincere”, ultima, controversa fatica di Marco Bellocchio.

Circa il progetto di Fossa, realizzato dal Maestro Crivelli, insieme al direttore artistico dell’Orchestra, Jonathan Williams, si tratta di una operazione ardita ed interessante, che, nonostante il sisma, continua a svolgersi nel Teatro- studio La Fragolina di Fossa, avvalendosi della collaborazione di musicisti del calibro della violinista britannica Gaby Lester. Fra le altre attività dell’Orchestra Città Aperta, ricordiamo la colonna sonora del film “Ginostra” di Manuel Pradal, e quella di Un viaggio chiamato amore” di Michele Placido e, ancora, il concerto al Teatro Comunale di L’Aquila ospiti della Società dei Concerti Barattelli, in cui è stata eseguita per la prima volta in Abruzzo“La Sagra della Primaveradi Igor Stravinskj insieme alla “Suite di Ginostra”, dello stesso Crivelli, per la direzione di George Adjenikos. Al maestro Crivelli è andato anche il Premio France Musique Sacem, un importante riconoscimento Europeo, che viene assegnato per la miglior composizione originale di musica da film, superando non pochi altri compositori. Tra le ultime registrazioni ricordiamo la nuova colonna sonora per il film “La Passione”, di Carlo Mazzacurati presso il Teatro La Fragolina di Fossa. In tutte le composizioni del maestro si rintracciano metodi, forme, procedimenti tipici delle principali correnti della musica contemporanea, frutto degli infiniti spartiti musicali letti nella vita, ognuno carico di un significato proprio.

INTERVISTA

Prima di essere compositore un musicista cosa deve essere?

Bisogna aprire il discorso sulla creatività:questa non dipende dall’erudizione! Il bambino compone quando fa interagire un suono con un altro ed è compito della scuola aiutarlo a sviluppare l’immaginazione, concepita come la possibilità di utilizzare tutto quello che sa (o comincia a sapere) in modo organico e funzionale alla concezione del comporre. Un atteggiamento sbagliato o confuso dell’insegnante può produrre vasti danni talvolta irreversibili!

Quanta parte ha la musica classica in quella contemporanea?

Per “musica classica” in senso lato, si deve intendere la maniera in cui in occidente è stato organizzato il materiale sonoro dal ‘600 alla fine dell’800 (e almeno per quanto riguarda la musica leggera, ai giorni nostri). Noi apparteniamo culturalmente al “mondo tonale” inteso nella sua più larga accezione per cui è evidente che la musica contemporanea d’arte non prescinde dalla conoscenza della propria stessa storia, anche nel caso di quei compositori la cui poetica è contaminata da linguaggi extraeuropei ed extracolti!

Quale principale elemento va curato per la musica da film?

Nessuno in particolare, se non la coscienza del rapporto con l’immagine per cui la musica, pur se possibilmente autonoma, facendo parte di una drammaturgia complessiva che in qualche modo la trascende, non deve pretendere di essere esaustiva dell’emozione. Il contesto in cui ci si muove è tale che dal punto di vista emozionale, la somma di 2+2 non necessariamente fa 4: potrebbe fare 15 o 22 oppure 3 se non 0,5!

È sempre la musica ad adattarsi alla scena? Mai il contrario? Normalmente si! Il musicista interviene ad uno stadio del montaggio che si avvia ad essere quello definitivo. Certe volte capita che per esigenze particolari il regista chieda di registrare prima la musica sulla quale girerà la scena (ad esempio nel caso in cui vi sia una danza o dei movimenti in qualche modo stilizzati).

In una scala da 1 a 3 quali sono le principali richieste di un regista? Il rapporto umano e professionale tra il regista e il compositore delle musiche varia di caso in caso e quasi sempre di film in film tra gli stessi protagonisti. Posso dire che i rapporti e quindi le richieste mantengono il loro profilo fisiologico quando il regista, punto di riferimento essenziale per tutti, riesce a dare ai propri collaboratori artistici “il quadro dell’azione” della loro creatività.

Per antonomasia il musicista è considerato stravagante, potrebbe dire la stessa cosa dei colleghi registi?

Per me, uno è stravagante quando non ha comportamenti consoni e pertinenti al ruolo che ricopre e in riferimento alle funzioni in cui detto ruolo si esplica: in questo senso mi è capitato di lavorare con persone che secondo me usurpavano per svariati motivi il ruolo che ricoprivano nell’ambito della creazione cinematografica. Ecco quei “registi” li ho trovati stravaganti, ma in fondo si potrebbe dire la stessa cosa di certi insegnanti o di certi politici!

Il cinema più del teatro. È una scelta dovuta alla tendenza attuale di prediligere il grande schermo, oppure è frutto di una sua libera valutazione?

Il teatro mi piace moltissimo e ricordo con piacere il lavoro con Giancarlo Sepe, con Tonino Pulci ed il Macbeth che abbiamo fatto nel 2000 con Bellocchio per il Teatro di Roma. Però è un fatto che mi chiamino quasi esclusivamente per il grande schermo!

Orchestra Città Aperta, da cosa nasce il nome?

Da una triplice volontà: 1) di rendere omaggio all’arte di Rossellini; 2) di dichiarare in qualche modo l’amore per il cinema e la nostra vocazione di orchestra (anche) di registrazione; 3) di dichiarare che l’orchestra deve essere aperta perché la città deve essere aperta come la mente di chi vuole suonare con noi.

Come padre dell’Orchestra, quali potrebbe dire i suoi pregi?

Intanto devo dire che l’orchestra l’ho fondata con Jonathan Williams e in seconda battuta con Diego Conti e Marco Lugaresi. Stiamo riuscendo poco alla volta ad ottenere una compagine di livello nordeuropeo con un cuore italiano e mediterraneo. Ci avviciniamo alla meta e non è per un caso che Timoty Brok abbia scelto O.C.A. per incidere la colonna sonora restaurata de “la febbre dell’oro” di Chaplin. Quindi uscirà a breve in tutto il pianeta, il nuovo dvd del film con la musica incisa da noi. Avremmo fatto molto prima se avessimo avuto uno straccio di aiuto istituzionale, ma la storia dell’Orchestra Città Aperta è anche la storia, non direi della miopia, ma della cecità assoluta delle forze antipolitiche di destra e di sinistra che si sono alternate al governo della cultura in Abruzzo e specificatamente nell’Aquilano. In ogni caso noi non ci fermiamo ed abbiamo abbondantemente superato le 30 colonne sonore incise tra cinema e televisione. Peccato! Aiutare l’O.C.A. avrebbe significato spostare capitali privati sul nostro territorio, nell’ordine di tre o quattro volte quello che siamo riusciti a fare con le nostre sole forze! Pare però che questo non interessi a nessuno!

In riferimento alla registrazione, quali sono gli elementi indispensabili per realizzarla nel migliore dei modi?

Per incidere al meglio una colonna sonora, bisogna avere a disposizione un’orchestra che necessariamente (così com’è il compositore di musica applicata) dev’essere eclettica, cioè abituata ad eseguire all’impronta qualsiasi tipo di musica. La prassi normale di registrazione, non prevede che si facciano “prove”! Da qui l’esigenza che l’orchestra si cimenti in concerti “live” con i più svariati repertori ivi compreso il grande sinfonismo del’900.

Il teatro “La Fragolina” di Fossa risponde bene ai requisiti per effettuare buone registrazioni, tuttavia cosa vorrebbe migliorare per una migliore resa fonica?

Meno male che c’è il comune e la pro-loco di Fossa che ci permettono di usare a cifre simboliche “La Fragolina”! Adesso.: , dopo vari come Gary Thomas e Piero Schiavoni). Per raggiungere l’eccellenza, bisognerebbe intervenire sulla struttura in modo interventi per migliorarne l’acustica, siamo addivenuti ad un risultato buono (certificato da grandi ingegneri del suono da poterne sfruttare al meglio le sue potenzialità.

Affermando a priori che non esiste un unico teatro che sia ottimale per tutti i generi musicali, quali caratteristiche dovrebbe avere quello per musica da film?

Dovrebbe essere un luogo in cui l’orchestra possa suonare tutta insieme con la possibilità di poter operare in post-produzione. Questo significa che il posto dev’essere molto grande e tuttavia si possano ridurre al minimo “i rientri” fra i microfoni: in missaggio dovrà essere possibile per es. alzare il volume di un flauto o dell’arpa, senza per questo che si alzi il volume dei tromboni o delle percussioni.

Dirigere un’orchestra durante la proiezione di un film, magari film muto, cosa comporta? O meglio quale principale elemento è da tener presente?

Lo “stacco di tempo”(e il saperlo mantenere!): bisogna tener presente che per un’orchestra non c’è niente di più “pericoloso” che l’esecuzione contemporanea alla proiezione del film muto! Il film non interagisce e quindi se non si è stati capaci di condurre in modo appropriato, non c’è nulla che possa aiutarci: se un sinc è stato mancato, amen, non c’è rimedio! Una delle partiture più difficili sotto questo profilo è Tempi Moderni di Chaplin, con decine e decine di sinc con l’immagine, in una partitura dai tempi velocissimi!

Con quale forma di spettacolo teatrale, ancora non sperimentata direttamente da lei, vorrebbe cimentarsi con la sua orchestra?

Mah! Il sogno di tutti e quindi anche il nostro, è quello di produrre e sperimentarci nell’opera totale, con l’interazione di tutti i linguaggi. Chissà che presto non ci mettiamo a capo di qualche progetto del genere! Dal foglio pentagrammato vuoto al disco musicale inciso.

Ci descrive brevemente i passi da compiere. Dove nasce la musica, sulla carta ovvero con gli orchestrali?

La musica nasce da un’esigenza interiore. A titolo d’esempio, racconto la genesi del mio “Rondeau à L’Aquila” che ho scritto su commissione di Radio France per aver vinto il Prix France musique/Sacem 2010 che viene conferito al compositore che secondo loro ha prodotto la miglior colonna sonora nel mondo nell’anno precedente (la c.s.del film “Vincere” di M.Bellocchio). Era tempo che volevo rendere omaggio alla popolazione di L’Aquila, una città che per amore della sua bellezza avevo scelto come residenza per me e per la mia famiglia. Ma più che tributare un omaggio, era la mia volontà più interiore che dovendo scrivere, non poteva più prescindere dal graffio nel cuore e nell’anima che il terremoto ha prodotto in tutti quelli che l’hanno subito. Quindi la musica parte da un moto interiore dell’anima, la carta è solo il mezzo per trasmetterla, l’orchestra deve “vivificare i segni”! Per inciso avevo già scritto “ventiquattro secondi” e l’ultima cosa a cui pensavo era quella di riferirmi alla forma del rondeau (sia pure ovviamente reinterpretato), ma visto come sta andando la ricostruzione, quella forma mi si è imposta……

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