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Carispaq, XI premio Laudomia Bonanni: l’ospite d’onore è Tahar Ben Jelloun

«È trattando gli altri con dignità che si guadagna il rispetto per sé stessi». La frase è di Tahar Ben Jelloun, il poeta arabo-francofono nato a Fes, città santa del Marocco, il 1° dicembre 1944, residente a Parigi, padre di quattro figli, famoso anche come romanziere, saggista, giornalista, autore di teatro. Sarà lui l’ospite d’onore dell’XI edizione del Premio Laudomia Bonanni.

La frase sintetizza bene il messaggio della sua vasta, costante nel tempo opera letteraria, per la quale ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti: Premio Goncourt (1987), Global Tolerance Award (1998), Medaglia del Senato della Repubblica Italiana (2002), Prix International IMPAC (2004); Premio Internazionale Trieste Poesia (2006).

Poeta sin da ragazzo, Tahar Ben, con L’aube des Dalles, una poesia scritta in prigione, apre il suo iter letterario nel 1968, quando ha appena 24 anni, e ha scontato due anni di campo disciplinare per aver organizzato a Rabat, dove studia, la rivolta studentesca del marzo 1965. Giovanissimo professore di Filosofia a Casablanca, nel 1971, in seguito all’arabizzazione della cultura in Marocco, si trasferisce a Parigi, e con una borsa di studio si specializza in Psichiatria sociale con la tesi di laurea sui “problemi affettivi e sessuali dei lavoratori nord africani in Francia” (conosce Jean Genet), che rielabora nei romanzi La Réclusion solitaire(1976) e La plus haute des solitudes (1977). Tuttavia, già nel 1972 aveva pubblicato, oltre a sillogi poetiche in lingua araba e francese, il suo primo articolo su Le Monde, di cui diventa presto collaboratore, ricevendo sostegno, stima e apprezzamento da Maurice Nadeau, Roland Barthes e Samuel Beckett. Importantissimi sono i suoi reportage sui pellegrinaggi alla Mecca.

Ma la notorietà gli produce anche gelosie e qualche fastidio. Il romanzo Moha le fou, Moha le sage  (Moha il folle, Moha il saggio, tradotto in italiano da Andrea Zanzotto nel 1988), sulla tortura nelle prigioni marocchine, interdetto nel 1978, è oggi in Marocco tra i libri più letti  e famosi. Notevole è anche il saggio, pubblicato nel 1984 in Francia e nel  1992 in Italia col titolo Ospitalità francese, su razzismo e immigrazione magrebina in Francia.

Il vero successo popolare giunge nel 1985 col romanzo L’énfant de sable(Creatura di sabbia, Einaudi), cui segue, complementare al primo, nel 1987, La Nuit sacrée  (Notte fatale, Einaudi, 1988), vincitore del prestigioso Premio Goncourt. La poesia, anche questa riflessiva, perlopiù speculare alle tematiche esposte in prosa, ma anche ricca di immagini originali ed esotiche e di indagine introspettiva, lo accompagna nel tempo, e nel 1995 Jelloun raccoglie l’intera produzione in Poésie complete 1966-1995 (Stelle Velate, a cura di Egi Volterrani, Einaudi, 1998). Sono anni fertilissimi, in cui anche l’Italia, soprattutto il meridione, entra nelle sue riflessioni con Dove lo Stato non c’è. Racconti italiani (Einaudi, 1991) e L’albergo dei poveri (Pironti,1998 e Einaudi,1999) ambientato a Napoli. Già collaboratore del Corriere della sera e di Panorama, Jelloun scrive ora perRepubblica l’Espresso principalmente su questioni legate al mondo arabo e musulmano. Notissime nel mondo e preziose per il profondo messaggio sulla tolleranza, sono due sue opere: Il razzismo spiegato a mia figlia (Einaudi, 1998) eL’islamismo spiegato ai nostri figli (Bompiani, 2001). Interprete attento, sensibile e raffinato dell’anima magrebina, Tahar Ben Jelloun non trascura, tutt’altro, il valore concreto dell’eroico ruolo femminile nella società del suo Paese nativo, dove quello che manca è innanzitutto il riconoscimento dell’individuo in quanto tale. Gli ultimi eventi, che dalla Tunisia si stanno espandendo all’intero nord Africa, spostano l’interesse di Jelloun, dal razzismo e dall’Islam, al “risveglio della dignità araba” con il recente  e toccante romanzo La rivoluzione dei gelsomini (Bompiani, 2011).

La sua voce lucida e pacata, la sua parola legata al concreto, il suo stile pulito e diretto, la sua obiettività legata all’evidenza, le sue riflessioni basate sui fatti, la sua liricità evocata dalla sincerità del cuore, i suoi sentimenti di tolleranza e di solidarietà per gli emarginati, lo pongono tra i livelli più alti della cultura e dell’arte letteraria attuale.

Qui gli appuntamenti dell’XI edizione del premio Laudomia Bonanni

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