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Capri. Panunzi, Confindustria L’Aquila: le banche hanno scelto la finanza anziché l’economia

Questa mattina gli imprenditori hanno ricevuto una tiratina di orecchie: saremmo responsabili anche noi delle politiche adottate dalle banche in materia di accesso al credito giacché se queste ultime non sono adeguate evidentemente anche noi non siamo capaci di far pervenire le esigenze in maniera chiara ed univoca.

Mi preme precisare che quando ci presentiamo in banca è dalla stessa che ci vengono sottoposte le linee di credito e che queste non vengono certo concertate con la categoria imprenditoriale che, invece, le subisce de plano.

Continuare a sentir parlare di spred anziché di economia reale e di accesso al credito per nutrirla è frustrante. Che poi “il credito costerà di più e sarà meno abbondante e ancora più selettivo” – ripeto testualmente del parole delle ore 11,47 – suona quasi come invito a dismettere la professione di imprenditore. Ancora più selettivo e meno abbondante di oggi equivale a dire che il credito è finito. Ma allora le banche non sono imprese? Non rischiano? E’ evidente che continuare a investire le risorse per acquistare titoli non è una politica di crescita, anzi, significa fare una scelta precisa: finanza in luogo di impresa.

Da ultimo, mi pare evidente che non siamo noi imprenditori i responsabili di passate, e magari anche sbagliate, politiche di sviluppo. E meno che meno lo siamo Noi Giovani del debito maturato fino ad oggi!

Se di riformare abbiamo bisogno che si proceda, ma tutti, banche, imprese, politica.

Fare le riforme per alcuni si e per altri no è decisamente strumentale oltre che fortemente antidemocratico.

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