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Canovaccio documento Bruxelles

L’obiettivo che ci siamo prefissi – una direttiva U.E. per l’Abruzzo – può essere raggiungibile, a parer nostro, attraverso la presentazione di un documento che contenga le linee guida per l’internazionalizzazione delle imprese della regione Abruzzo.

Ad oggi, la presenza dell’industria abruzzese sui mercati europei risulta ancora prevalentemente legata al consueto modello di interscambio di beni e servizi.
Il processo di internazionalizzazione di cui alla presente proposta permette di andare oltre la formula import/export, consentendo l’aumento delle quote di mercato, e la possibile riduzione dei costi di produzione.

Il nostro mercato geografico di riferimento, in questa sede, è quello dell’Europa Centrale ed Orientale.

 

I settori da internazionalizzare

Nell’individuare i settori da internazionalizzare crediamo di dover fare riferimento alle filiere, cioè a gruppi di imprese particolarmente sviluppate in alcuni settori comuni suggerirei di dire: insieme di imprese che operano ai diversi livelli della filiera tecnico produttiva (dalla materia prima al cliente finale) Non vorrei che qualche “addetto ai lavori” pensasse al termine “gruppo” come ad aziende connesse da vincoli di proprietà. Le filiere che scegliamo di prendere in considerazione sono quelle che condividiamo con le regioni limitrofe (Marche e Lazio: regioni già presenti come consorelle nella programmazione della Regione Abruzzo) in modo da presentarci a Bruxelles più forti di quanto non siamo.

Le filiere interregionali sono quelle tradizionali :

–                                  Alimentare potremmo anche dire agroindustriale, in modo da considerare l’intera filiera

–                                  tessile.calzature.abbigliamento (t.a.c.)

–                                  meccanico (settore trasversale ai precedenti) temo sia leggermente impreciso. Se si voleva dire che è più trasversale degli altri è forse vero, ma non è trasversale agli altri (con i quali non ha alcun punto di contatto)  

 

Linee guida

 

Sono quattro le linee guida da seguire per internazionalizzare.

Ciascuna è finalizzata:

 

1)       all’approvvigionamento di materiali prodotti dai paesi di nuova entrata:

l’Abruzzo ha bisogno che si creino le condizioni per la stipula di contratti di acquisto di materiali con fornitori operanti in aree con basso costo dell’energia e della manodopera ma sufficientemente vicine in termini logistici (es. Polonia, che ha una vasta esperienza nel settore siderurgico)

 

2)       al commercio dei prodotti di filiera:

l’Abruzzo ha bisogno del finanziamento di piani di marketing per i mercati esteri e dello sviluppo di marchi di qualità (specialmente nell’agroindustria)

 

3)       alla produzione, con conseguente delocalizzazione della stessa:

l’Abruzzo ha bisogno che vengano create le possibilità di produrre in loco (estero) preciserei – alla luce di quanto sottolineato dal presidente Clavenna – “le produzioni destinate ai mercati locali, piuttosto che spedirle da qui con sensazionali aggravi di costo. Inoltre, in loco dovrebbe essere confinata la produzione di fascia più bassa

 

4)       al trasferimento tecnologico:

questa ipotesi è praticabile solo dopo aver individuato il livello di R&S delle aree riceventi (ci sono aree molto avanti a noi, ma potrebbero esserci nicchie per le quali potremmo essere più avanzati noi)

 

5)       alla creazione di un marchio Abruzzo per tutte le attività che si vorranno intraprendere forse un solo marchio potrebbe essere difficile da applicare a tutte e tre le filiere, nel tac propenderei per uno comune alle regioni consorelle

 

Considerazioni

Il punto 5 (penso ci si volesse riferire al punto 3) porta conseguenze che da alcuni potrebbero essere intese come gravi: in particolare i sindacati potrebbero eccepire che l’Abruzzo potrebbe essere depauperato di un considerevole numero di posti di lavoro, visto che la mano d’opera sarebbe quella dei paesi esteri. Il problema si potrebbe risolvere nel sostenere che la delocalizzazione è si sulla mano d’opera, ma non anche sulla ricerca di base ed avanzata che, infatti, resterebbe nella nostra regione. Inoltre, l’Abruzzo conserverebbe tutti i diritti sullo sfruttamento dei risultati della propria ricerca, risultati che graverebbero come costi sulle regioni estere riceventi. Metterei questa considerazione subito dopo il punto 3 per non rischiare sommosse durante la lettura

 

 

 

 

 

 

 

Canovaccio documento Bruxelles

 

 

L’obiettivo che ci siamo prefissi – una direttiva U.E. per l’Abruzzo – può essere raggiungibile, a parer nostro, attraverso la presentazione di un documento che contenga le linee guida per l’internazionalizzazione delle imprese della regione Abruzzo.

Ad oggi, la presenza dell’industria abruzzese sui mercati europei risulta ancora prevalentemente legata al consueto modello di interscambio di beni e servizi.
Il processo di internazionalizzazione di cui alla presente proposta permette di andare oltre la formula import/export, consentendo l’aumento delle quote di mercato, e la possibile riduzione dei costi di produzione.

Il nostro mercato geografico di riferimento, in questa sede, è quello dell’Europa Centrale ed Orientale.

 

I settori da internazionalizzare

Nell’individuare i settori da internazionalizzare crediamo di dover fare riferimento alle filiere, cioè a gruppi di imprese particolarmente sviluppate in alcuni settori comuni. Le filiere che scegliamo di prendere in considerazione sono quelle che condividiamo con le regioni limitrofe (Marche e Lazio: regioni già presenti come consorelle nella programmazione della Regione Abruzzo) in modo da presentarci a Bruxelles più forti di quanto non siamo.

Le filiere interregionali sono quelle tradizionali :

–                                  alimentare

–                                  tessile.calzature.abbigliamento (t.a.c.)

–                                  meccanico (settore trasversale ai precedenti)

 

Linee guida

 

Sono quattro le linee guida da seguire per internazionalizzare.

Ciascuna è finalizzata:

 

6)       all’approvvigionamento di materiali prodotti dai paesi di nuova entrata:

l’Abruzzo ha bisogno che si creino le condizioni per la stipula di contratti di acquisto

 

7)       al commercio dei prodotti di filiera:

l’Abruzzo ha bisogno del finanziamento di piani di marketing per i mercati esteri

 

8)       alla produzione, con conseguente delocalizzazione della stessa:

l’Abruzzo ha bisogno che vengano create le possibilità di produrre in loco (estero)

9)       al trasferimento tecnologico:

questa ipotesi è praticabile solo dopo aver individuato il livello di R&S delle aree riceventi (ci sono aree molto avanti a noi, ma potrebbero esserci nicchie per le quali potremmo essere più avanzati noi)

10)   alla creazione di un marchio Abruzzo per tutte le attività che si vorranno intraprendere

 

Considerazioni

Il punto 5 porta conseguenze che da alcuni potrebbero essere intese come gravi: in particolare i sindacati potrebbero eccepire che l’Abruzzo potrebbe essere depauperato di un considerevole numero di posti di lavoro, visto che la mano d’opera sarebbe quella dei paesi esteri. Il problema si potrebbe risolvere nel sostenere che la delocalizzazione è si sulla mano d’opera, ma non anche sulla ricerca di base ed avanzata che, infatti, resterebbe nella nostra regione. Inoltre, l’Abruzzo conserverebbe tutti i diritti sullo sfruttamento dei risultati della propria ricerca, risultati che graverebbero come costi sulle regioni estere riceventi.

 

 

 

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