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Camere di Commercio: una funzione di integrazione importante tra le piccole imprese per collegare i comparti dell’agricoltura, dell’artigianato e del turismo

di Paolo D’Amico*

 

Credo che la mia funzione all’interno della C.C.I.A.A. possa essere particolarmente importante laddove si rifletta sulle caratteristiche e, soprattutto, sulle problematiche del piccolo imprenditore. Problematiche che si ingigantiscono e si fanno più importanti in zone lontane e difficili come la Valle Peligna.

Qui, infatti, il piccolo imprenditore è ancora troppo giovane, non ha una lunga storia imprenditoriale alle spalle e cerca – di conseguenza ma solo per fare un esempio – di dedicare meno energie sugli investimenti.

In questo aspetto – come in altri di cui parlerò appresso –  entrano in gioco le Camere di Commercio che possono creare una integrazione tra le piccole aziende che, nel nostro Paese, restano un notevole supporto per lo sviluppo dell’imprenditorialità per almeno un paio di ragioni che meritano di essere ricordate.

Prima di tutto, il ristretto numero di manodopera occupato, permette ai dipendenti di seguire attivamente il ciclo produttivo, sviluppando in questo modo una capacità professionale complessa e polivalente, che può diventare un’ottima risorsa individuale. Il secondo aspetto riguarda la vitale  e capillare articolazione delle piccole imprese sul territorio nazionale che, a sua volta, permette al nuovo capitale di inserirsi facilmente sia nel settore che nel territorio.

Integrazione tra le imprese deve significare una rete di collegamento tra il comparto agricolo, dell’artigianato e del turismo, in modo da innescare un collegamento immediato e circolare tra prodotti tipici e artigianato che altro non traduce se non il doppio ruolo giocato spesso dal commerciante che, al contempo, è anche piccolo imprenditore.

Le aziende, però, devono essere accompagnate da una intensa attività di stimolo affinché l’imprenditore sia invogliato ad investire nella propria azienda e a spingersi anche oltre i confini territoriali. Egli deve guardare all’innovazione non più come ad una spesa ma come ad un investimento necessario per la propria crescita. Innovazione che non deve compiersi solamente per mezzo dell’acquisizione di nuovi macchinari, ma anche attraverso l’inserimento all’interno della propria impresa di un sistema informativo che sia in grado di automatizzare ogni settore, financo quello riservato alla manodopera: aumentare la capacità produttiva aumentando lo sfruttamento delle risorse produttive, e ottimizzando i cicli produttivi significa crescere sul mercato.

In questo le Camere di Commercio potrebbero intensificare e creare nuovi corsi di formazione volti a creare figure manageriali in grado di fare squadra condividendo un unico modello di sviluppo.

Certo, sono solo piccoli suggerimenti ma, come sempre, lavorandoci su, insieme e con responsabilità – ciascuno per la propria parte, politici compresi – si potrebbero avviare progetti certi, forieri di una crescita professionale quanto mai necessaria, soprattutto all’imprenditore che, infatti, ha sempre da imparare.

 

* Consigliere della Giunta della Camera di Commercio dell’Aquila

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