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Bussi. Processo Montedison: unica parte civile come persona fisica chiede 900mln risarcimento

“C’è una consulenza tecnica agli atti che classifica gli inquinanti anche in volatili e semivolatili, è evidente che al di là dell’inquinamento dell’acqua esiste un problema di inquinamento nell’aria”. Così l’avvocato Fabrizio Di Luigi a margine dell’udienza di oggi del processo in Corte d’Assise d’Appello all’Aquila sulla cosiddetta mega discarica dei veleni di Bussi (Pescara) della Montedison. L’avvocato rappresenta la famiglia Bucci, unica parte civile come persona fisica, che nel ’93 ha acquistato dalla proprietà dello stabilimento un’abitazione abitata fino al 2007 e poi abbandonata dopo la scoperta della mega discarica. La richiesta di risarcimento è di 900 mila euro sia per il danno morale sia per quello consistente nell’azzeramento dell’immobile. “Ancora oggi ci sono tracce di diossina sugli alberi in quella zona. Sarebbe interessante andare a verificare che in quel luogo, oggi spettrale, chi è sopravvissuto è scappato. Oggi non abbiamo ancora dati certi perche’ non esiste uno studio epidemiologico: ma basterà sentire le persone del paese per conoscere chi e’ morto di quel brutto male – spiega ancora il legale -. La proprietà dello stabilimento ha venduto nel ’93 l’abitazione ai signori Bussi che l’hanno abitata dal ’93 al 2007 quando e’ stata scoperta la mega discarica. A quel punto, la famiglia ha trovato rifugio da parenti e amici”. Un altro avvocato di parte civile, Tommaso Navarra, che rappresenta Legambiente e Wwf Italia, spiega che il dato essenziale è che non possiamo tutelare l’acqua del rubinetto se prima non tuteliamo le falde. “Se trovo lì dentro sostanze cancerogene, è chiaro che avveleno l’acqua di falda, distruggo il bene pubblico e avveleno gli utenti. L’esigenza del campo pozzo a 25 metri, non a 250 metri, rendeva evidente non solo l’esistenza del pericolo ma la piena consapevolezza”, conclude.

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