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Bussi. Processo Montedison agli sgoccioli. Le difese: valori nei parametri dal ’92

“L’avvelenamento doloso è assimilabile alla strage come pena, mai in Italia c’è stata una condanna per avvelenamento doloso in un contesto lecito come quello dell’industria”. Così l’avvocato Carlo Sassi del foro di Milano nell’arringa pronunciata nell’udienza di oggi nel processo in Corte d’Assise d’Appello all’Aquila sulla cosiddetta mega discarica dei veleni di Bussi (Pescara) della Montedison dov’è difensore di 4 dei 18 imputati. Sassi difende dalle accuse di avvelenamento e disastro ambientale Nazzareno Santini, direttore dello stabilimento dal 1985 al 1992, Carlo Vassallo, direttore dello stabilimento di Bussi dal 1992 al 1997, Leonardo Capogrosso, coordinatore dei responsabili dei servizi Pas degli stabilimenti facenti capo alla Montedison-Ausimont di Milano, e Nicola Sabatini, 90 anni, vice direttore pro tempore della Montedison di Bussi dal 1963 al 1975. “I prelievi dal 1992 sono stati nei parametri nonostante la normativa si fosse inasprita – ha continuato – i valori degli anni Novanta sono in linea persino alla normativa in vigore dieci anni dopo. È difficile, perciò, sostenere un’accusa così grave. Tutte le analisi dopo il ’92 solo in minima parte superano i valori. E quelli sballati rientrano nella fascia di errore analitico, quindi ammissibile”. “Questa è la condotta equivalente a mettere una bomba in una piazza affollata?”, ha chiesto polemicamente l’avvocato nella sua lunga arringa. Durante l’intervento, il difensore si è rivolto spesso in maniera decisa all’avvocato dello Stato Cristina Gerardis, attualmente direttore generale della Regione Abruzzo, tanto che il collegio giudicante lo ha invitato a indirizzare lo sguardo alla corte.

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