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Bussi, comitati su discarica: “senza rispetto leggi commissario vada via”

Lette le dichiarazioni rese dal Commissario (veramente) straordinario Adriano Goio relative al nuovo appalto per la messa in sicurezza d’emergenza della “megadiscarica dei veleni” a Bussi, in quanto Associazioni di Protezione Ambientale, riunite nel coordinamento “BUSSICIRIGUARDA”, teniamo a comunicare quanto segue.

Il sig. Commissario continua a comportarsi come se noi abruzzesi fossimo ancora ai tempi siloniani di Fontamara , con Don Circostanza che convinse le battagliere donne dei cafoni a “spartirsi” in parti uguali l’acqua del fiume”: ¾ ai “padroni” e ¾ a loro!

Ma i tempi sono cambiati e, oggi, il popolo inquinato abruzzese, è consapevole dei seguenti fatti:

  1. Il progetto di Goio, che prevede, a suo dire, delle palancole di metallo a separare fiume e discarica, da lui artatamente definito “di completamento della messa in sicurezza della discarica” (nell’intervista resa a Report per la puntata 23 dicembre 2012, lo chiama addirittura “sarcofago”),non è in realtà né una messa in sicurezza né tantomeno un sarcofago!

E’ un progettino, partorito dopo 6 anni (!!), lontanissimo da quanto è suo preciso dovere realizzare, sia se considerato nel merito tecnico-scientifico che legale.

Ed è sostanzialmente inutile.

  1. Che cosa invece il popolo abruzzese inquinato della valpescara ha il diritto di aspettarsi?

Di essere veramente messo in sicurezza per arrivare poi alla bonifica dei luoghi.

Che cos’è la messa in sicurezza?

L’art. 240, comma m, del decreto legislativo 152/06, cosiddetto testo Unico in Materia Ambientale, definisce lamessa in sicurezza d’emergenza: “ogni intervento immediato o a breve termine….. atto a contenere la diffusione delle sorgenti primarie di contaminazione , impedirne il contatto con le altre matrici presenti nel sito e a rimuoverle , in attesa di eventuali interventi ulteriori di bonifica o di messa in sicurezza operativa o permanente”.

A Bussi, al contrario, la maggior parte dei rifiuti della discarica – ovvero quella sorgente primaria della contaminazione di cui parla la legge- dopo 6 anni è ancora in ammollo, esposta al flusso delle acque di falda e del fiume, a sciogliere e trascinare veleni lungo e dentro la vallata, nei sedimenti e in mare!

Per anni Goio, che solo dopo diffida, si era limitato a far realizzare una copertura superficiale alla megadiscarica, ha negato spudoratamente che i rifiuti chimici fossero a bagno e non ha voluto ammettere che il 99% del problema era sotto la superficie e dentro la discarica. Incalzato da Bussiciriguarda e dalle nostre diffide e denunce tramite i legali Veronica Dini e Pierluigi Tosone….all’improvviso lo sentiamo cambiare versione: sì, la falda c’è, i rifiuti sonoin ammollo e quindi…….. Altro che sarcofago! tira fuori un progetto che prevede solo tratti di barriera e non il confinamento dellasorgente dell’inquinamento, cinturando l’intero perimetro della discarica.

Intervento inutile, quindi, anche se appaltato per circa 4 milioni, perché la discarica continuerà, esattamente come fa oggi, ad essere in ammollo e permeata dal flusso idrico!

  1. Il Commissario afferma che ha “creduto” di sottoporre il progetto alla supervisione ed all’approvazione del Ministero dell’Ambiente. Non racconta peròche il Ministero ha continuato a sostenere di non avere alcun potere di avallo su un Commissario, cheil suoprogettinoè stato, in conferenza dei servizi, contestato fortemente , per la suainefficacia, soprattuttodalla Regione Abruzzo, e che, a fronte delle critiche trancianti, egli ha risposto che il progetto stesso era immodificabile perché… ormai già appaltato!

  1. Non dice che il merito sostanziale della critica è che quelle barriere, oltre a essere assolutamente insufficienti alla bisogna, poggeranno, sul fondo, su un luogo inadatto, in mezzo a ghiaie o travertini assai porosi e permeabili, che non permetteranno alcun isolamento tra i rifiuti tossici e il flusso dell’acqua.

A proposito dei costi

Dovrebbe tener presente Goio che siamo noi a pagargli lo stipendio e non Montedison. Gli interventi da porre in essere non possono né devono essere misurati sulle disponibilità di Montedison a pagarli, né possono essere frutto di trattative! Occorre che si faccia quanto è necessario per la sicurezza delle nostre popolazioni. Punto e basta!

Perché non possiamo essere d’accordo con le ultime posizioni del WWF e di RC che invocano l’immediata bonifica della discarica tramite rimozione degli inquinanti.

Mentre siamo assolutamente d’accordo sulla vergogna dei 50 milioni “pubblici” stanziati per bonificare le aree industriali private ( e da subito contestammo la cosa, rimanendo ancora in attesa di capire come si possa farlo senza incorrere in illegalità…) , continuiamo ancora a richiedere che quei soldi vadano usatiper la messa in sicurezzaimmediata.

Per due buoni motivi: il primo è che la “bonifica per rimozione” di quel grande quantitativo di rifiuti è un processo molto lungo…e nel corso dei lavori, per mesi e fino al completamento, dovremmo tenerci l’inquinamento che peraltro aumenterebbe a dismisura per il rimaneggiamento di sostanze tossiche da parte delle macchine operatrici; il secondo è che (come pure il WWF ha scritto) tutti i fondi disponibili attualmente ( teoricamente quei 50 milioni) per una tale operazione sicuramente non bastano e si rischia quindi di lasciare i lavori incompiuti e l’inquinamento a persistere per anni ed anni.

La via migliore, se non obbligata, rimane quella tracciata dalla legge, che è anche quella che garantisce alle popolazioni l’interruzione dell’inquinamento subìto : la messa in sicurezza immediata, isolando la sorgente dell’inquinamento, lateralmente e sul fondo.

Ed è appunto la legge che il Commissario NON sta attuando!

Non solo i soldi a disposizione sarebbero più che sufficienti, ma potrebbero anche consentire di iniziare gli studi per la dettagliata caratterizzazione dei rifiuti, per l’analisi di rischio su cui fissare gli obiettivi finali e verificabili di bonifica, per indirizzare la migliore rimozione, se per allontanamento e destinazione, in sicurezza, verso centri di trattamento esistenti, oppure per realizzare un centro di trattamento in loco, dedicato, reimpiegando nella bonifica delle aree esterne di Bussi la manodopera locale licenziata o in cassa integrazione.

In quell’area c’è lavoro socialmente ed ecologicamente utile per un paio di generazioni!

E’ certo che l’obiettivo finale non potrà che essere, come dice la legge di cui sopra , il Ripristino ambientale, vale a dire “interventi di riqualificazione ambientale e paesaggistica, anche costituenti interventi di bonifica…, che consentano di recuperare il sito alla effettiva e definitiva fruibilità per la destinazione d’uso conforme con gli strumenti urbanistici”.

Conclusione: vogliamo il rispetto delle legge e Goio si attrezzi a metterci in sicurezza oppure se ne vada e ci lasci “governare” dal Ministero che ha già imposto e fatto realizzare alla Solvay la messa in sicurezza delle discariche “entro” il sito industriale!

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