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BILANCIO PREOCCUPANTE DALLA PICCOLA INDUSTRIA Parla Giorgio Rainaldi dopo l’incontro con Confindustria

«Non siamo Sud ma neanche Nord. Persino le Regioni storicamente in difficoltà, come la Sardegna e la Sicilia,  registrano ora un recupero, seppur lieve, e cominciano a raccogliere i frutti dei programmi di incentivazione promossi dalla U.E.  Solo  l’Abruzzo sembra rimanere indietro: bruscamente tagliato fuori da ogni aiuto europeo non ha trovato posto in nessuno degli Obiettivi. Sembriamo troppo ricchi per stare al Sud e troppo poveri per stare al Nord. Questa è la situazione». Così Giorgio Rainaldi Presidente Regionale della Piccola Industria – conclude dopo l’incontro avuto a Roma con il Consiglio Centrale.  «C’erano i rappresentanti di tutte le Regioni, ciascuno aveva provveduto a stilare una relazione sulla situazione della propria Regione  ed automaticamente è venuta fuori una fotografia di tutta Italia, particolareggiata e aggiornata. Io ho relazionato sull’Abruzzo e, oggi, dopo aver sentito gli altri posso aggiungere delle valutazioni ai semplici dati e considerazioni con i quali mi ero presentato. E non esito a dire che la situazione è preoccupante».

Cosa è venuto fuori nel confronto con le altre Regioni?

Che in generale l’andamento è positivo: il Sud recupera, come dicevo prima, e il Nord continua ad andare bene come è sempre andato. Per noi, invece, è  venuto fuori che siamo fermi. Fermi perché lasciati a metà strada in un cammino intrapreso anni fa con i fondi strutturali. Le altre Regioni non hanno subìto “il trauma da abbandono” che abbiamo sofferto noi con l’uscita improvvisa dall’obiettivo 1. Era necessario, e lo è ancora, prevedere una sorta di “atterraggio” morbido: pensare che una regione possa di colpoaffrontare la realtà è come pretendere che un paralitico cominci a camminare. Almeno l’ingresso nell’obiettivo 2 non doveva esserci negato.

In questa direzione mi sono impegnato durante il dibattito: mi è sembrato importante denunciare la nostra situazione di fronte a tutto il Paese ed imporci alla sua attenzione. Anche perché. quello che è toccato oggi all’Abruzzo toccherà domani al Molise, alla Puglia… insomma riguarda tutti, non si tratta di essere o non essere generosi con noi oggi.

Su qualcosa c’è stato un fronte comune?

Sul costo del denaro e sul bisogno di essere più importanti, noi della Piccola Industria, all’interno di Confindustria e, quindi, a livello nazionale. Tutti siamo stati d’accordo nel ritenere che i tassi di interesse non sono affatto scesi e che la realtà è sempre la stessa: le aziende che hanno un forte potere contrattuale hanno avuto uno sconto, come del resto si fa normalmente con ogni buon cliente,  le altre, invece, sono al palo. Quel mezzo punto in meno di cui tanto si vagheggia non lo hanno visto.

Insomma, cosa ha detto di fronte a tutto il Paese di questo nostro Abruzzo?

Beh… la situazione e i dati li sapete già, non sono una novità per nessuno di noi. Comunque ho presentato una relazione e compilato, come gli altri, una scheda informativa che ci era stata distribuita. In sintesi, ho condotto il discorso lungo tre direttrici: panoramica sulla situazione generale attuale,  prospettive per il futuro, interventi necessari.

Dunque?

In questo momento l’economia abruzzese è caratterizzata da una forte incertezza politico-culturale che inevitabilmente si riflette sul tessuto industriale, composto in gran parte di piccole e piccolissime imprese, protese ancora al consolidamento e/o alla ricerca di una autonoma capacità propulsiva. Inoltre il tessuto industriale abruzzese continua a presentare particolari caratteri di fragilità  soprattutto a causa di un ambiente politico, finanziario, infrastrutturale e di “cultura imprenditoriale” ancora  lontano dalle realtà del centro-nord ed europea. Non da ultimo voglio citare anche la questione degli sgravi. Il 10 marzo scorso è stato pubblicato il decreto del 24 dicembre ’97 che, purtroppo dà il via libera all’Inps per chiedere agli imprenditori il pagamento degli sgravi contributivi relativi agli anni 95/96. Ancora una volta gli imprenditori devono operare nell’incertezza; infatti, secondo le sentenze del TAR e del Consiglio di Stato gli sgravi non dovevano essere pagati. Con il decreto del 24/12/97 vengono rinnegate le sentenze stesse. Quando verrà il giorno in cui si avranno certezze?

 Comunque, in qualsiasi modo andrà a finire, l’unico dato certo è che l’uscita dall’obiettivo 1 penalizzerà sempre l’Abruzzo, vittima di una sorta di equivoco in virtù del quale viene ritenuto ricco e praticamente escluso da ogni forma di agevolazione che, invece, ben avrebbe potuto sostenere le PI nella fase di “transizione” morbida verso un’economia non più assistita.

Tutto questo non può non riflettersi negativamente sulle prospettive economiche  abruzzesi, in termini di investimenti e di occupazione, determinando segnali contraddittori  sul versante congiunturale, con riguardo alle dinamiche riferite al costo di produzione e all’andamento occupazionale. Basti pensare che gli iscritti nelle liste di collocamento sono passati dai 150.146 del 30 settembre 1996 ai 164.462 dello stesso periodo ’97, e che il numero degli iscritti nelle liste di mobilità ha raggiunto la cifra di 12.872 unità contro le 10.155 dello scorso anno. L’unico elemento che potrebbe apparire positivo è il diminuito ricorso alla Cassa integrazione ma, a ben guardare, il netto aumento della mobilità, che altro non è che l’anticamera del licenziamento, la dice lunga. Obiettivamente più favorevoli, invece, i dati relativi al fatturato, alla produzione e all’esportazione che risultano essere in aumento nell’anno 1997, con performance in alcuni casi notevoli, anche se, con riferimento all’export, i dati sono fortemente influenzati dalle grandi imprese. Restano sostanzialmente stazionari capacità produttiva e grado di utilizzo degli impianti. Dal punto di vista settoriale l’edilizia conferma ancora una situazione molto difficile determinata dalla mancanza di appalti pubblici e dalla stasi dell’edilizia residenziale, con conseguente mortalità delle imprese del settore e crescente disoccupazione.

Un quadro desolante…

Certamente. Soprattutto perché siamo usciti dall’obiettivo 1 ma al contempo dobbiamo affrontare problemi che, invece, sono tipici delle aree depresse del mezzogiorno e che si pongono come fattori determinanti di sviluppo. L’alto costo del denaro, la scarsa infrastrutturazione del territorio e l’inadeguatezza di servizi reali alle imprese sono alcuni tipici esempi. L’alto tasso di disoccupazione e l’elevato costo del lavoro fanno il resto.

 

 

didascalia scheda:

 

La scheda depositata dall’Abruzzo in occasione del Consiglio Centrale di Confindustria.

 

Come si legge dallo schema, «la Cassa integrazione ordinaria risulta in diminuzione a fronte di un netto rialzo del ricorso allo strumento della mobilità, anticamera del licenziamento.

L’occupazione è in calo anche per quanto riguarda le previsioni del ’98.

La produzione risulta in aumento, ma il dato va attribuito quasi eslusivamente alle grandi aziende, soprattutto automobilistiche.

Il portafoglio ordini è fermo all’interno ma in crescita all’esterno.

Il livello prezzi e le giacenze dei prodotti finiti risultano stabili anche nelle previsioni future.

Il livello di utilizzo degli impianti è stabile ma è destinato a diminuire».

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