Ultime Notizie
HomeTutte le agenzieL'industrialeBeretta: statalismo sotto nuove spoglie Gli Enti locali devono progettare il territorio: a fare impresa ci pensano gli imprenditori. Subito la liberalizzazione dei servizi pubblici

Beretta: statalismo sotto nuove spoglie Gli Enti locali devono progettare il territorio: a fare impresa ci pensano gli imprenditori. Subito la liberalizzazione dei servizi pubblici

Un nuovo “capitalismo municipale” all’italiana è quello che va prendendo sempre più forma, in beffa ad ogni tentativo, più o meno rabberciato di quest’ultima finanziaria, nella questione della liberalizzazione dei servizi locali, intrecciata a quella della privatizzazione. L’operazione sarebbe un intervento sulla carne viva di vecchi e nuovi monopòli, che si portano dietro un elenco lunghissimo di settori che vanno dal credito ai mercati finanziari, ai servizi sociali, all’energia, ai servizi locali, alle telecomunicazioni, ai trasporti. Il caso dell’Eni, che sotto l’occhio vigile del Tesoro controlla il 70% del mercato strategico del gas e dispone dell’intera rete distributiva, e quello identico della Telecom, che detiene il 78% del mercato della telefonia fissa nonché tutta la rete distributiva, sono solo la punta di un isberg nel quale le velleità  liberal-liberiste – che vorrebbero la separazione tra le attività commerciali e quelle di gestione delle reti a vantaggio della concorrenza – si scontrano con posizioni di rendita che sono tanto forti da frenare ogni possibile scatto in avanti verso la libera concorrenza.  Ad oggi, le liberalizzazioni sono al palo, almeno quanto le privatizzazioni. E il discorso si fa più complesso, e non meno importante, quando dietro le aziende municipalizzate (trasporti, raccolta rifiuti, acqua, energia) e la miriade di enti territoriali impegnati a “sostegno” dell’economia si trovano, sotto forma di azionisti forti, quegli stessi enti locali, cioè le Regioni, le Province e i Comuni, che offrono servizi alla collettività in assoluto regime di monopolio. Senza voler entrare nel particolare delle miriadi di privilegi dei quali godono le aziende concessionarie – ne sono un esempio le facilitazioni fiscali riconosciute ai Comuni nel caso in cui detengano la maggioranza dei servizi – il conflitto di interessi è palese, come è palese la negazione del principio di libera concorrenza al quale tutti sembrano appellarsi per una possibile ripresa economica.

Insomma, gli enti locali sono insieme regolatori e gestori del mercato e, pertanto, la politica locale risulta né più né meno “colpevole” di quella nazionale. Semplicemente omogenea, si direbbe. Eppure in molti sembrano rendersi conto che il Paese si fermerà se non si aprirà a regole che impongano più mercato, più impresa, più concorrenza ma, ciononostante, si assiste, quasi come di fronte ad una maledizione, ad un crescente statalismo che, accompagnato verso la porta di uscita, (ri)entra contemporaneamente anche dalla finestra. Una gestione non competitiva riduce la capacità dell’intero sistema e spacca in due l’economia, tra chi opera in concorrenza e chi no, e genera forme di iniquità perché penalizza, frustrandolo, chi è sottoposto alla competizione: non fu proprio il superamento dei vincoli, negli anni ’80, a rimettere in moto l’economia americana? Chi osserva che in Usa, a suo tempo, ci fu un grande consenso generalizzato sul programma delle liberalizzazioni dice il vero ma, si sa,  in un Paese pieno di vincoli com’è il nostro, con un consenso sociale e politico prossimo allo zero, non si intravedono molte vie di uscita.

 

Per questo il Direttore Generale della Confindustria, Maurizio Beretta –  in visita all’Aquila presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare del Gran Sasso in occasione del seminario Conoscere il futuro. Governare il cambiamento del 10 ottobre scorso – non ha avuto mezzi termini nel denunciare la forte preoccupazione per l’imperante «neo statalismo municipale, che nella sua forma più evidente si manifesta nella gestione pubblica dei servizi, che scarica costi e conseguenze su cittadini e imprese. E’ chiaro – ha detto Beretta – che a farne le spese sono in primis i piccoli e medi imprenditori ai quali vengono negate le possibilità di accesso ad un settore sul quale insiste la loro stessa attività, la loro ragion d’essere. Gli enti locali devono fare quanto attiene loro per competenza: governare il territorio: a lavorare ci pensano gli imprenditori, visto che è il loro mestiere. Gli Enti devono programmare, progettare, e nel fare questo devono investire tutte le proprie energie nel raggiungimento di un alto profilo». Cosa non facile, visti i risultati, ma l’obiettivo deve essere la governance, che «spetta agli Enti e a nessun altro, giacché solo loro possono avere gli strumenti, l’autorità e la competenza per organizzare il territorio e la sua gestione. Agli imprenditori, invece, spetta l’esecuzione delle attività, il lavoro vero e proprio: la gestione dei servizi deve essere affidata a chi l’impresa la sa fare perché è il suo mestiere. Deve vigere il principio della sussidiarietà. Solo così si può avere un ritorno in termini di efficienza e costi: l’apertura di nuovi spazi nei quali possono agire gli imprenditori, il superamento dei monopoli ed il reperimento trasparente delle risorse possono solo giovare a tutta l’economia. Oggi, assistiamo all’esatto contrario: il Governo consente alle regioni di recuperare sulla sanità con la maggiorazione di Irpef e Irap, un chiaro segno di come si vada in senso contrario rispetto agli obiettivi di efficienza e competitività. Se gli Enti locali hanno voglia di competere, e sarebbe ora, hanno ampi spazi: si veda la situazione delle infrastrutture, la dotazione è scarsa e pesa su ogni possibilità di stare sul mercato: la costruzione di strade e aeroporti è prioritaria e, invece, ci troviamo tutti a scontare le conseguenze dell’incapacità di eseguire le opere pubbliche.

Anche sul  cuneo fiscale – ha continuato il Direttore – sarebbe quanto mai possibile un taglio di 2 o 3 punti alla spesa pubblica improduttiva. Una manovra di 650 miliardi di euro, che gira intorno sostanzialmente a quattro assi – sanità, previdenza, trasferimenti agli enti locali e pagamento degli stipendi alle pubbliche amministrazioni – non può non consentire neanche un minimo di  spazio di azione. Mi pare, invece, che non si vogliono attuare le riforme strutturali: un segnale da non sottovalutare da parte degli imprenditori e dei cittadini».  (mpi)

 

 

Seminario Residenziale dei Direttori: “Conoscere il futuro.  Governare il cambiamento”

Si è svolto presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Assergi, il 10 e 11 novembre scorsi, l’annuale seminario residenziale riservato ai Direttori di Confindustria nazionale, che si sono riuniti per la prima volta all’Aquila.

Un occasione importante anche per far conoscere le bellezze culturali ed eno-gastronomiche della città, e che ha posto l’intero territorio aquilano al centro dell’attenzione di tutto il sistema Confindustria nazionale.

“Molto si è lavorato affinché il seminario si tenesse nel capoluogo aquilano, e non altrove – ha detto il Direttore di Confindustria L’Aquila Antonio Cappelli –  con la consapevolezza che l’arrivo di circa 300 persone provenienti da tutta Italia ha dato sicuramente un impulso positivo al sistema ricettivo-turistico dell’intero comprensorio. Non da ultimo, infatti, abbiamo previsto un articolato programma turistico-culturale destinato agli accompagnatori. La sede dell’INFS – conclude il Direttore – è stata scelta a ragion veduta, con l’intento di sottolineare le caratteristiche d’innovazione e di modernizzazione che questo Seminario si propone.”

Nell’ambito del Seminario si è voluto inquadrare le variabili che stanno incidendo, e incideranno fortemente, sui processi di trasformazione dell’economia italiana, soprattutto delle imprese manifatturiere e poi dei servizi, e che saranno determinanti almeno nei prossimi 5 – 10 anni. Insomma, l’obiettivo è stato quello di individuare le direttrici di sviluppo che possono definire il successo o meno di una azienda, di un territorio, dell’intera economia italiana: quali saranno gli scenari più probabili, come governarli, quali le sfere di azione, su quali fattori puntare saranno materia di studio da parte degli esperti che interverranno  nei diversi  lavori di gruppo.

Il lavoro è stato organizzato per gruppi, nel numero di 4, con i seguenti obiettivi: posizionamento rispetto ai possibili scenari, selezione dello scenario auspicato, individuazione delle sfere d’azione per favorire il cambiamento, ricerca delle strategie e delle azioni associative conseguenti.

Sono intervenuti: Ignazio VISCO, Direttore Centrale per la ricerca economica – Banca d’Italia; Enrico Finzi, Presidente ASTRA  Ricerche s.r.l.; Federico Bufera, Professore Ordinario di Sociologia dell’Organizzazione dell’Università di Milano –  Bicocca; Ulderico Cappucci  –         Partner Neo-Polis; Mario Gibertoni, Presidente Gruppo Studio BASE; Roberto Maran  –  Partner Neo-Polis.

 

Print Friendly, PDF & Email

Condividi