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Basteranno 17 anni per la riforma dei consorzi ? Alt alla burocrazia: intervenga anche la Regione Cosa accade nel Consorzio Industriale di Avezzano

I consorzi industriali nascono con l’art. 50 del Testo Unico delle leggi sugli interventi per il Mezzogiorno  (approvato con Dpr 78 e successive modifiche), nonché in base alla legge 317 del ’91, promulgata in favore delle Pmi, che ha riformato i consorzi quali Enti pubblici economici, e ha impegnato le Regioni a rivederne la forma. L’attesa riforma arriva in Abruzzo nel ‘94, quando si stabilì che si rivedesse l’assetto societario in modo da aprirlo agli enti interessati al territorio: i consorzi di sviluppo, si disse, “devono creare le condizioni per lo sviluppo delle attività produttive, realizzare e gestire infrastrutture per l’industria, attivare politiche per l’orientamento e la formazione professionale, erogare servizi reali alle imprese. E devono rispondere economicamente come un ente privato”.

I consorzi in realtà non sono mai entrati a regime e, tanto meno, hanno mai avuto responsabilità di ente privato. Inoltre, con la legge 11/99, applicativa della Bassanini sul decentramento, non avrebbero più dovuto essere competenti le Regioni per lo sviluppo industriale, bensì i Comuni.

Il cambiamento, neanche a dirlo, non è stato recepito, ed è rimasta la Regione la coordinatrice di tutto. Altrettanto grave è il perdurare della fase di commissariamento.

Da ultimo, nelle more dei quasi vent’anni (!),  molte aree hanno cambiato vocazione e le politiche di programmazione non se ne sono neanche accorte.

I consorzi in Abruzzo in tutto sono sette.

E la Regione? Nicchia.

 

 

 

Gli imprenditori si lamentano: troppe carte, troppi adempimenti, procedure troppo lente. Il Consorzio di Avezzano non risponde alle esigenze di tempi rapidi e modalità snelle, in una parola, ha poca efficienza. A sentire Presidente e Direttore, invece, l’Ente si dà fin troppo da fare: la colpa è delle leggi, sia nazionali che regionali, che impongono procedimenti e iter non derogabili. Forse un po’ di “scarica barile”, ma anche un po’ di verità, visto che il problema non è solo di Avezzano: infatti altrove le cose non vanno poi tanto meglio.

Certo è che, se “riaggiustare” la macchina burocratica italiana è quanto mai difficile, si potrebbe almeno intervenire in ambito locale, attraverso uno snellimento di cui dovrebbe farsi carico la Regione, almeno per quanto è di sua competenza. Invece, il Governo regionale procede per una strada che è parallela a quella dei bisogni dell’impresa, sorda all’unisono di intenti cui la chiamano gli imprenditori.

Il fatto è che in Italia esiste un problema culturale per il quale ci si illude di poter crescere senza cambiare nulla, come se lo sviluppo dovesse piovere dall’alto: un miracolo, insomma, del genere madonne che piangono, santi guaritori, e via dicendo. Decisamente un problema culturale. Chissà se lo Stato, che nell’immaginario collettivo italiano è più bravo e più buono – etico si diceva un tempo – rispetto al privato  “qui è diffusa l’idea che l’imprenditore sia un potenziale truffatore ed evasore, e non un benefattore della società”, così Luigi Zappacosta, l’inventore del mouse, lo scorso anno al Meeting di Rimini), continui a soddisfare in qualche modo quel bisogno di un’entità superiore: è un fatto che la verticalità tra cives e amministrazione pubblica (rapporto servo padrone lo chiama Sabino Cassese) è tale da lasciare sconcertati. Tutte le cose che, in un Paese per esempio tipo gli Usa, sono banali e normali, in Italia diventano difficilissime, fino allo scoramento di chi le promuove. La burocrazia non ha alcun rispetto per la società civile, cioè noi, perché molti di quella società civile non riconoscono nell’impresa uno strumento di crescita e di sviluppo; nell’iniziativa privata una risorsa sociale; nel capitalismo, quello vero non la brutta copia, quella del capitalismo Karaoke, una forma di autentica democrazia, nella quale la sorte economica non dipende dall’appartenere ad una corporazione o ad una famiglia, né dalla protezione di un forte burocrate pubblico, o dall’evasione di qualche legge e regola, ma dal merito e dalla serietà.

Dal timore, in Italia qualche volta anche indotto dai fatti, che la voglia di imbrogliare, evadere inquinare, in una parola fare il furbo… sia quasi connaturata all’impresa, si è forse rafforzato il convincimento, già ereditato per discendenza borbonica, per il quale il mercato, e con esso l’imprenditore, vadano imbrigliati e regolati. Forse è così che hanno finito per  prevalere la diffidenza verso il privato e la passione per i vincoli.

Eppure, bisognerebbe andare a guardare bene, si vedrebbe che, nonostante il groviglio di vincoli, sospetti, trappole e diffidenze le imprese serie ci sono, e sono tante, spesso piccole, piccolissime, fatte anche di capitalisti fai da te, eppur dotati di una straordinaria voglia e capacità di stare sul mercato. Ed è grazie a questi che potrà esserci una ripresa dell’economia, se ci sarà. Chi sta producendo, chi sta facendo Pil se non loro? Guarda caso sono gli stessi che chiedono regole certe, non pletoriche, non immobilizzanti, che non incentivino a delocalizzare, che non scoraggino l’iniziativa privata… sono loro a sapere che senza regole chiare non ci può essere libero mercato, né impresa, né concorrenza, in una parola, capitalismo sano.

Sarà un caso che le spese dello Stato nel 2006 sono cresciute complessivamente del 2,8%, vale a dire di 12 miliardi, e che a diminuire non sono state le spese bensì le risorse destinate agli investimenti, ridotte drasticamente del 10%? Siamo ad un debito pubblico di 27.700 euro a testa, neonati compresi (!), più di 110.000 mila euro per ogni famiglia di quattro persone. Chi di voi ha speso così tanto per avere un simile debito?

In conclusione, il Paese Italia non va ma la Regione Abruzzo può e deve fare la sua parte, come già fanno altre regioni, deve voler puntare sulle imprese, e non con le dichiarazioni di intenti: da subito cominci proprio dallo snellimento burocratico e  dalla diminuzione della produzione normativa.

 

INTERVISTA AD EVELINA TORRELLI

PRESIDENTE DEL CONSORZIO INDUSTRIALE DI AVEZZANO

“Quello dei tempi lunghi non è un problema del nostro Consorzio, bensì di tutto il Paese. Per le delibere ci sono procedure stabilite per legge, che vanno rispettate: c’è prima la fase della proposta, poi la riunione del Consiglio che si pronuncia, e se qualcosa non è a posto l’iter ricomincia da capo. Questa è la legge. Da parte nostra, dove siamo autorizzati tagliamo i tempi: per esempio ci sono 90 giorni per rispondere ad una istanza, noi la evadiamo molto prima (cosa in realtà imposta dall’ultima riforma, secondo la quale l’amministrazione che aspetta l’approssimarsi della scadenza dei termini è sanzionata con una sensibile restrizione degli stessi per le pratiche future ndr). Da ultimo, per amore di chiarezza, devo dire che sono gli imprenditori stessi, molte volte, a rallentare gli iter, perché la documentazione che depositano a corredo delle domande quasi sempre è incompleta o imperfetta, e non accade di rado che bisogna pure sollecitarli a lungo prima che si decidano ad adempiere: è evidente che così si consuma altro tempo ancora. Le dirò, pure, che quasi sempre invece di inviare solleciti scritti, come ci impone la legge, alziamo il telefono e chiamiamo l’interessato”.

Non si potrebbe attuare una sorta di potere di delega ai funzionari, in modo che siano loro soltanto a portare a termine le pratiche che gestiscono, invece di rimettere sempre ogni decisione al Consiglio? Doppia convocazione, riunione, rinvii, decisione… tempi biblici per ogni cosa.

Questo è impossibile, perché, come le dicevo prima, la legge impone delle procedure: se gli atti per essere validi, e quindi non impugnabili per alcun vizio, devono essere deliberati dal Consiglio non possiamo fare diversamente. Sa quante attività vengono bloccate per vizi procedurali, spesso anche inventati? Figuriamoci se i vizi ci fossero veramente… non si farebbe più niente, ma si lavorerebbe solo per far fronte ai ricorsi.

Una delibera di insediamento può essere fatta solo dal Consiglio, basta. Ne facciamo 300 l’anno e non mi sembrano poche, calcolata l’attività che c’è dietro. Le fasi endoprocedimentali di questi iter sono tutte delegate ai dirigenti, ma gli atti finali no, non è previsto. Se poi vogliamo discutere della possibilità di cambiare le leggi regionali, allora sono d’accordo, ma non mi sento più parte in causa.

Una cosa che si potrebbe fare subito, secondo me, è lo spostamento dello Sportello Attività Produttive dal Comune al Consorzio: in questo modo, almeno, gli imprenditori potrebbero evitare di fare la spola tra qui ed il Comune per le concessioni edilizie. Abbiamo anche cercato di dividere i due procedimenti, di espropriazione (tempi lunghissimi) e di concessione, in due canali separati da far viaggiare in contemporanea anziché in successione l’uno dell’altro: ma l’espropriazione rimane un problema serio per tutti, di fronte al quale siamo impotenti.

Per quanto riguarda i depuratori, non ce n’è uno nel Consorzio, come dovrebbe invece essere per legge. Ciascun imprenditore ha dovuto arrangiarsi da sé, con il proprio depuratore, per poi scaricare tutto nella rete fognaria… rete che in qualche caso neanche c’è. Pensa che i cinque anni di attesa possano essere abbastanza per vedere ultimato il depuratore?

Entro l’anno il depuratore sarà finito. C’è stato un problema tecnico perché l’azienda aggiudicataria dell’appalto ha abbandonato il cantiere, e solo adesso il completamento è stato affidato tutto alla medesima ditta, quella che stava già provvedendo ai lavori del secondo lotto (quello sul quale è intervenuto questo Consorzio). I lavori avviati sul primo lotto ce li siamo ritrovati tra le mani, non li abbiamo avviati noi.

Lo scalo merci: è stato inaugurato 4 volte! Saranno sufficienti quattro inaugurazioni per aprirlo? Ma chi si avvantaggia di operazioni finte come questa, e perché lasciate che accadano? Sarà pure questo obbligatorio per legge?

Qui i ritardi risalgono alla notte dei tempi, si dovrebbe ritornare molto indietro. Per farla breve, cerco di spiegarle in due parole: la Regione voleva affidare tutta l’opera alla medesima ditta, ma questo nel tempo non si è mai riusciti a farlo. Adesso, noi abbiamo ottenuto l’affidamento provvisorio dell’esecuzione, e poi provvederemo a fare la gara. Se si fosse potuto provvedere anche al secondo lotto, fin dall’inizio, senza arrivare alle gestioni temporanee, oggi non staremmo così.

La partecipazione degli imprenditori all’assetto amministrativo del Consorzio sarebbe fondamentale. In Consiglio di Amministrazione ci sono un Presidente e due politici, ma nessun imprenditore. Se ci fossero capitani d’azienda le cose forse sarebbero un po’ diverse, anche il malcontento sarebbe inferiore, visto che gli imprenditore potrebbero partecipare all’indirizzo e alle decisioni dell’Ente. Il Consiglio, per esempio, fa le direttive dei due anni successivi: è assolutamente impensabile che quelle direttive vengano assunte senza la partecipazione degli imprenditori.

Anche qui devo invocare la legge: l’ingresso degli imprenditori non è previsto. L’unica cosa possibile sarebbe la partecipazione al Consorzio da parte di una società, giammai di un singolo. Il Consorzio, infatti, è un ente pubblico, non un consorzio di imprese, per cui non può esserci rapporto societario con i privati. So, però, che la Regione si è decisa a rivedere la figura giuridica del Consorzio che, infatti, è ancora la stessa degli anni ‘70.

Come mai non avete un servizio per le imprese che vogliono “rivolgersi” all’estero?

Questo lo ritengo anch’io necessario e ci avevo pensato. Il fatto è che non abbiamo personale: secondo me la materia andrebbe gestita nell’ambito dello Sportello delle Attività Produttive che, come dicevo prima, andrebbe spostato presso di noi.

 

 

 

Il Direttore Tommaso Fazi: “Secondo me abbiamo fatto moltissimo con questa ultima amministrazione: 5 appalti per 6 miliardi di euro

Si insedieranno un bel numero di aziende in aree che non erano neanche infrastrutturate”

 

Mi piacerebbe che le imprese, che tanto predicano contro la burocrazia, e ne hanno ben donde, imparassero ad usare i sistemi internet e ad essere precisi nel compilare le domande. Proprio per snellire le pratiche abbiamo realizzato un sito sul quale si trova tutta la documentazione completa, con moduli da stampare e compilare, proprio per tagliare i tempi morti. Sul sito a breve metteremo anche i dati di ciascuna pratica, affinché ogni singolo utente possa seguire l’iter e controllarlo di persona, sì da consultare la propria posizione senza dover venire o telefonare al Consorzio.

Personalmente mi sento molto soddisfatto, sono qui dal 2002 e quanto abbiamo fatto in questi cinque anni secondo me è molto. Da poco abbiamo ricevuto anche l’incarico dalla Regione di realizzare l’immobile destinato ad accogliere il centro di controllo previsto dal programma Galileo, per un ammontare di 13 milioni di euro, e tra poco apriremo il centro fieristico che stiamo collaudando. Mi sembrano passi avanti notevoli. (mpi)

 

 

 

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