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Barilla: serve una nuova Confindustria, numerosi conflitti d’interessi tra gli associati

Confindustria ha bisogno di una rigenerazione. A scaldare l’assemblea privata, che da tradizione anticipa di 24 ore quella pubblica, è Guido Barilla che torna a puntare il dito contro il sistema. Secondo il patron dell’omonima azienda di pasta l’associazione degli industriali «potrebbe essere facilmente assimilata a quel mondo politico e istituzionale che tanto critichiamo. Abbiamo perso di vista la visione generale e d’insieme del nostro ruolo finendo per essere corresponsabili della crisi del nostro Paese, per non essere Confindustria più la casa di nessuno. E’ necessaria e urgente una rigenerazione».

BARILLA: SERVE PIU’ TRASPARENZA. Il duro intervento di Barilla è stato anticipato da una intervista pubblicata da La Stampa. La frammentazione e il perseguimento degli interessi particolari ha prevalso», chiedendo con forza una «rigenerazione della missione e del ruolo di viale dell’Astronomia: oggi serve, dice, una riforma che garantisca ampia e trasparente rappresentatività, una governance più snella ed efficace», una semplificazione delle strutture operative a livello centrale e territoriale. Barilla chiede che Confindustria riveda il modello contributivo, rimetta al centro dell’agenda e delle priorità il settore manifatturiero, il prodotto. Un ritorno al core business, trattando i servizi e il lavoro come funzionali e quindi secondari all’industria e al prodotto».

L’ACCUSA: C’E’ CONFLITTO TRA AZIENDE PUBBLICHE E PRIVATE. Quanto al lavoro di riforma della commissione che il presidente Squinzi ha affidato alla guida di Carlo Pesenti, Barilla auspica che porti ad iniziative che «garantiscano, in tempi certi, il necessario adeguamento della confederazione alle reali esigenze dell’intero comparto manifatturiero italiano, determinandone un significativo e reale cambiamento». Il presidente del gruppo Barilla, che si è soffermato a lungo anche in particolare sugli aspetti critici nel funzionamento di Federalimentare, ha sottolineato innanzitutto il conflitto tra interessi dei settori rappresentati, il pubblico contro il privato, i servizi contro il manifatturierò. Quindi una perdita di focalizzazione sul core business, il manifatturiero, l’industria, a favore di settori che nulla avevano a che fare con la missione della confederazione. Ma anche l’eccessivo numero delle associazioni aderenti. Poi l’onerosità del sistema contributivo a fronte di servizi nulli o di bassissimo valore aggiunto per le aziende associate.

CONTI (ENEL) NON CI STA: SIAMO LA PRIMA AZIENDA MANIFATTURIERA. «Rispetto Barilla come una persona seria e un grande imprenditore, ma non condivido le sue parole su energia e sull’associazione e il settore elettrico», è la posizione dell’amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti circa le parole dell’industriale della pasta secondo il quale Confindustria deve tornare alle origini escludendo le aziende di servizi e le utility pubbliche per concentrarsi sulle imprese manifatturiere private.

«Noi siamo la prima azienda manifatturiera italiana. Il settore elettrico non vende un servizio, noi siamo fornitori di un bene: Barilla non è in conflitto di interesse con i suoi fornitori di farina», ha detto il manager dell’Enel rispondendo ai cronisti a margine dell’assemblea. Per quello che riguarda il prezzo dell’energia, Conti ha detto che «in Italia l’alto prezzo è dovuto, sia al fatto che usiamo gas e non nucleare o il carbone, ma anche al costo incrementale delle componenti accessorie tasse, imposte e sussidi alle rinnovabili».

LA RICETTA ANTI CRISI SECONDO SQUINZI. Ridurre la tassazione sul lavoro, taglio dei costi della burocrazia , togliere l’Imu sui capannoni, rivedere la riforma del lavoro ma soprattutto insistere per una politica europea che punti di più alla crescita economica. Sono alcuni dei temi che il presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi, affronterà nella sua relazione giovedì 23 maggio all’assemblea di Confindustria, dove debutterà il presidente del Consiglio, Enrico Letta. Il premier, secondo quanto si apprende, dovrebbe portare un breve saluto mentre un intervento, come di consueto, è previsto da parte del ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato. Squinzi nei giorni scorsi ha insistito sulla necessità che l’Europa apra agli investimenti e alla crescita perché questo è l’unico modo per affrontare il problema della disoccupazione, a partire da quella giovanile. Secondo il presidente degli industriali l’Ue dovrebbe abbandonare le politiche rigore così stringenti sui parametri di bilancio e fare investimenti per la crescita perché «di solo consolidamento si può anche morire».

ALL’ASSEMBLEA PROBABILE ACCORDO CON I SINDACATI. E’ probabile che un passaggio della relazione sia dedicato anche al dialogo con i sindacati con i quali è in corso un confronto sulla rappresentanza e la democrazia nei luoghi di lavoro che potrebbe portare a breve a un accordo. In particolare gli imprenditori hanno chiesto in questi mesi interventi per l’alleggerimento del carico fiscale sul lavoro considerato più importante della sospensione della prima rata dell’Imu sulla prima casa. Oltre al premier Letta sono previsti il vice presidente e ministro dell’Interno, Angelino Alfano, il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni e quello del Lavoro, Enrico Giovannini. Sono attesi anche la presidente della Camera, Laura Boldrini, il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. L’obiettivo degli industriali é far ripartire al più presto l’economia, a cominciare dal manifatturiero chiedendo responsabilità alle forze politiche perché far cadere il Governo sarebbe un disastro.

IL PRECEDENTE TRA BARILLA E CONFINDUSTRIA. E’ da tempo che tra Barilla e l’associazione degli industriali c’è ruggine. Il 16 aprile, intervistato da Giovanni Minoli in occasione del centenario di Pietro Barilla, disse: «dobbiamo fare una riflessione profonda sul nostro modello associativo. Non è Squinzi, ma l’istituzione di per sè che è identica a tutte le altre’. bisogna cambiare cambiare il modo di porsi. Non è certo con il modello di Confindustria di oggi che ci possiamo affacciare al mondo. Dobbiamo disfarci di modelli lobbistici». Barilla, poi ha precisato che rimarrà all’interno dell’associazione perché non si tradisce il partito e Confindustria è il partito degli industriali». Dopo due giorni arrivò la replica di Squinzi: ’stiamo facendo una lotta in condizioni difficili: e’ come andare al Tour de France o al Giro d’Italia con un paio di pietre da dieci chili nella maglia o dietro la bicicletta. Noi siamo penalizzati, ma la mia Confindustria sta lottando per togliere un po’ di queste penalizzazioni. Noi però continuiamo a mettercela tutta». (Economia web – a.g.23 maggio 2014).

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