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Banca e impresa si sceglieranno in un mercato di libera concorrenza Pmi: subito capitalizzazione e adeguamento a Basilea 2 per non restare fuori dal mercato internazionale

Accesso al credito e capitalizzazione delle Pmi, innovazione, semplificazione amministrativa e internazionalizzazione sono al centro della dialettica confindustriale, nazionale e locale, ormai già da diverso tempo. Tuttavia, le posizioni rispetto agli interlocutori istituzionali e ai policy makers restano distanti nei fatti, laddove nulla è stato messo in atto per perseguire gli obiettivi della crescita e dello sviluppo delle imprese. Anche Confindustria Abruzzo si è confrontata con le istituzioni locali, in un convegno al quale hanno partecipato, lo scorso fine settembre, l’Assessore alle Attività Produttive Valentina Bianchi, il Presidente del Comitato Regionale della Piccola Industria, ing. Giambattista Blasetti; il Presidente Regionale dell’Abi, dott. Rinaldo Tordera, il direttore regionale dell’ice, dott. fabio gironi, il Delegato all’Innovazione di Confindustria Abruzzo, ing. Luciano Ardingo, il Presidente Regionale dell’Anci Abruzzo, dott. Antonio Centi.

 

Giambattista Blasetti

Presidente il  Comitato Regionale Piccola Industria

A che punto sono le PMI in quanto a ricerca, innovazione e internazionalizzazione?

Indietro, ma non per responsabilità proprie, piuttosto per l’impossibilità di seguire strategie aziendali ad oggi assolutamente di là da venire. Sappiamo che il problema fondamentale delle PMI è, e resta, la sottocapitalizzazione: è evidente che un’azienda che ha difficoltà a reperire risorse economiche non si trova nelle condizioni di fare alcun tipo di investimento.

E allora, si deve rinunciare alle uniche chances per lo sviluppo delle PMI?

Assolutamente no. Ma ritengo opportuno procedere per gradi, anzi, per ordine. Prima di avviare i processi di innovazione, ricerca e sviluppo bisogna portare al giusto livello le aziende, onde evitare di percorrere strade parallele e di trovarci a parlare da soli. Non è un caso che nel mio programma ci siano innanzitutto la capitalizzazione delle PMI e l’adeguamento a Basilea 2. Dobbiamo necessariamente stabilire un rapporto vero con le banche, e l’unico modo per cercare di farci venire incontro è andare anche noi incontro a loro. Basilea 2 esiste, è una realtà, ed è inutile opporsi o non adeguarsi.

Credo che lei sia l’unico a volersi adeguare a Basilea 2, tutti gli imprenditori ritengono inaccettabili le nuove regole.

I principi sono giusti, è evidente che le cose possono cambiare al momento dell’attuazione e, soprattutto, a seconda di chi li applica… in Belgio, Olanda non credo che si stia disquisendo così tanto.

Adesso dobbiamo cominciare da cose elementari per arrivare poi alle più complesse. Per cui direi di partire dal controllo di gestione e, quindi, di qualità, in modo che da subito si possa:

–          entrare nei processi di produzione (e consentire a terzi – le banche, per intenderci) di entrarvi;

–          cominciare a interloquire con l’Ice (cosa che stiamo già facendo) in modo da preparare le basi per la futura internazionalizzazione, attraverso corsi e stage per gli imprenditori che hanno bisogno di essere formati.

Da ultimo, sempre per rimanere sull’urgente e sul praticabile, direi che dobbiamo mettere mano alla situazione dei Consorzi Industriali: di teoria ne abbiamo fatta già abbastanza.

 

 

Vittorio Silvestri

Vicepresidente Unione Industriali dell’Aquila

Lei chiede sempre misure concrete per l’internazionalizzazione, ma gli imprenditori ne hanno recepito davvero l’importanza?

Il terreno è incolto: siamo in grado di coltivarlo? Se ci facciamo venire dubbi di questo tipo ci areniamo. Tutto si può modificare, e quello che non esiste oggi si può creare domani: basta lavorarci su. Personalmente non so se continuare a fare convegni possa effettivamente sortire degli effetti. Ne ho fatti tanti e ne faccio ancora, ma ho maturato l’idea che bisogna creare occasioni di confronto diverse. Inoltre, il problema non è dei soli imprenditori, perché per affrontare questioni come quelle di cui abbiamo dibattuto oggi bisogna fare sistema. E invece abbiamo ancora il sindacato “all’opposizione”, le banche arroccate nella difesa dello status quo, le istituzioni distratte da interessi di altra natura, la burocrazia che lievita creando ostacoli insormontabili… e gli imprenditori spaventati, che spesso restringono le spese invece di investire. Se poi riflettiamo che per avere un pronunciamento da parte degli enti preposti all’internazionalizzazione (Ice, Simest, Sace) ci vogliono dagli 8 ai 10 mesi e che  ci sono 20 enti ispettivi e 30 addetti alle pratiche autorizzatorie! Bèh, allora si capisce perché la gente dalle nostre parti preferisca fare l’impiegato.

Come si potrebbero avvicinare gli imprenditori ad una logica di innovazione?

Intanto con delle agevolazioni, e ritorniamo al discorso del credito miope. L’imprenditore la cui azienda è sottocapitalizzata ha bisogno di essere aiutato, perché in una impresa l’1 o il 2% del fatturato deve assolutamente essere destinato all’innovazione e all’internazionalizzazione. E in più l’imprenditore non può non presentarsi alle fiere nazionali ed internazionali, deve quantificare la sua competitività (quanti prodotti esistono come il suo, quale gli fa concorrenza e che caratteristiche ha, chi lo compra…), vedere le riviste specializzate nel suo settore, quale è l’offerta e quale la domanda del suo prodotto, fare marketing… In questo dovrebbe essere sostenuto economicamente dagli enti locali, non ultima la Camera di Commercio, perché andare in fiera può avere dei costi enormi: non è detto che tutti facciano confetti, c’è anche chi produce qualcosa di molto più ingombrante e oneroso da trasportare e mantenere in fiera.

Il rapporto con l’Università?

Ottimo, ma bisognerebbe preparare i ragazzi in maniera più mirata, uno per tutti cito un fatto: come si fa a presentarsi in un’azienda che lavora sui mercati internazionali o che deve farlo e non sapere l’inglese?

 

Rinaldo Tordera

Direttore Generale Carispaq dell’Aquila

Sento un gran parlare di capitalizzazione, ma mi chiedo se il concetto sia chiaro a tutti: si capitalizza in vista di un progetto, non quando si trova un po’ di liquidità. Funziona così: un’azienda vede margini di profitto in un settore, decide di avviare un progetto per svilupparsi in quella direzione, e si mette in cerca di denaro per attuarlo. Non sono le banche a dover capitalizzare, ma le imprese. Sono loro che devono cercare dei sistemi che le rendano più forti: quanto tempo è che parliamo della aggregazione tra imprese, della sinergia… insomma esistevano nel ‘600 via degli ortolani, degli orafi, e non riusciamo oggi a creare un sistema competitivo al suo interno, ma associativo e compatto verso l’esterno?

Altro argomento sul quale resto sempre turbato è quello dell’innovazione: questa non si incentiva, ma è una forma di intelligenza che si esercita, l’imprenditore ne è dotato oppure no, ci crede e ci investe oppure no.  Le banche fanno innovazione quotidianamente: a chi chiedono di essere incentivate a farlo? Semplicemente se non lo fanno sono fuori dal mercato e chiudono. Questa è la regola. E poi, capitalizzazione e innovazione non possono essere strumenti per tutti: non tutte le imprese sono pronte,  alcune sono destinate a perire: si chiama concorrenza.

Per il resto siamo tutti sulla stessa barca, nella quale le regole nuove sono nuove per tutti: gli IAS assoggetteranno i bilanci, sia delle imprese che delle banche, alla valutazione dei mercati, imponendo così un criterio nuovo le cui conseguenze sono imprevedibili; Basilea 2 cambierà il sistema in tutta Europa, e tutti dovranno adeguarsi, ineluttabilmente, non ci saranno scappatoie per nessuno e nessuno sarà chiamato ad accettare o rifiutare la propria adesione.  E i Consorzi Fidi in questo contesto dovranno cambiare volto, perché le garanzie che rilasciano non saranno più ritenute tali… bisognerà ragionare, si tratta di temi nuovi per tutti. Anche la banca affronta situazioni nuove e di crisi: ad esempio non si conosceva il calo di redditività, come è accaduto con la diminuzione del tasso degli interessi. Ad ogni modo ogni cambiamento avverrà con lo scopo di porre in una condizione di parità tutte le imprese, banche comprese. L’impresa e la banca avranno la possibilità di valutarsi reciprocamente, e di scegliersi reciprocamente, in perfetta serenità e trasparenza.

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