Ultime Notizie
HomeTutte le agenzieL'industrialeAugusto Di Bastiano Presidente del Consorzio Patto Territoriale Marsica e Consigliere Comunale di Avezzano

Augusto Di Bastiano Presidente del Consorzio Patto Territoriale Marsica e Consigliere Comunale di Avezzano

Patto Territoriale della Marsica

1996: Protocollo d’intesa tra i promotori

1997: Protocollo d’intesa sugli obiettivi

e primo Statuto del Consorzio del Patto

1998: Costituzione del Consorzio del Patto;

ufficializzazione del Patto con approvazione del Cnel e Avviso pubblico

1999: presentazione dei progetti definitivi e ammissione ai contributi

2000: Delibera Cipe per il finanziamento del Patto

28 novembre 2000: decreto del Ministero del Tesoro che finanzia 66.894 miliardi (25.560 erogati dalla Regione) di cui 41.334 destinati all’iniziativa privata

 

Distretto Industriale Piana del Cavaliere

Comprende 2 Comuni con specializzazione in macchine elettriche, stampa editoria e tessile-abbigliamento.

1991: delibera consiliare (art.36 L. 317/91) che istituisce i Comitati di Distretto Industriali (“aree locali” caratterizzate da elevata concentrazione di piccole imprese) e che prevede la sottoscrizione di un accordo di programma tra Giunta regionale e Comitati di Distretto per definire le linee di sviluppo del territorio

1993: Decreto Guarino che formula i parametri per l’individuazione delle aree geografiche Distretti Industriali in attuazione della L.317/91

1996: in Abruzzo, con verbale n.34/3 del 23/7/96 la Piana del Cavaliere viene individuata come area che ha “superato” le condizioni del Decreto Guarino

1997: deliberazione n.2091 della Regione Abruzzo che individua l’area della Piana del Cavaliere; redazione

del Piano Pluriennale per individuare gli obiettivi del Distretto

1998: insediamento del Comitato Distretto Industriale Piana del Cavaliere e decreti regionali di nomina dei rappresentanti

 

Patto Territoriale della Valle Peligna

1996: redazione del documento contenente “le prime linee guida” di carattere generale per l’avvio della procedura per la promozione di un “patto territoriale”; il CNEL invita alla predisposizione di un primo documento di massima descrittivo di obiettivi, tempi, iniziative imprenditoriali, soggetti coinvolti e impegni assunti

1997: il tavolo di concertazione discute la proposta di patto territoriale: tutti aderiscono e sottoscrivono; delibera CIPE e registrazione presso la Corte dei Conti

1998: affidamento dell’assistenza tecnico-amministrativa alla Società Censis Servizi S.p.a. e dell’istruttoria alla Banca Nazionale del Lavoro S.p.a.

1999: avvio e conclusione dell’istruttoria da parte della B.N.L. S.p.a. (istruite positivamente 80 iniziative, 67 imprenditoriali e 13 infrastrutturali) che viene inoltrata al Ministero del Tesoro, Bilancio e Programmazione Economica

2000: delibera CIPE per la copertura finanziaria del Patto della “Comunità Montana Peligna” e successiva approvazione per l’importo complessivo di 73.484,00 ml di lire di cui 56.352,00 ml per iniziative imprenditoriali e 17.132,00 ml per interventi infrastrutturali, al cui finanziamento provvederà la Regione Abruzzo attraverso la stipula di un “accordo di programma quadro” in virtù dell’intesa istituzionale di programma tra il Presidente del Consiglio dei Ministri ed il Presidente della Regione Abruzzo; avvio del documento di patto al Ministero del Tesoro, Bilancio e Programmazione Economica

2001: stipula del patto: la Comunità Montana Peligna è individuata quale “Soggetto Responsabile”; sottoscrizione dell’accordo di programma quadro per il finanziamento delle infrastrutture inserite nel Patto

Alla data del 31/12/2001, sono stati realizzati investimenti complessivi da parte delle imprese per 16.621.000.000 lire, pari al 12% dell’intero investimento previsto; il contributo erogato alle aziende è pari a 4.024.529.163 lire.

Augusto Di Bastiano

Presidente del Consorzio Patto Territoriale Marsica e Consigliere Comunale di Avezzano

Siamo molto soddisfatti perché dal momento in cui il Ministero ci ha dato il via libera, cioè i 66 miliardi, stiamo rispettando i tempi e gli impegni assunti

Le aziende finanziate sono state 39 e sono tutte marsicane doc, tranne un paio che, però, operano sui mercati internazionali.

Il fatto che siano tutte radicate sul territorio assicura uno degli obiettivi che inseguiamo da tempo: creare impresa sul territorio, cioè un sistema autogeno in grado di produrre ricchezza duratura. Insomma, abbiamo visto tutti cosa significhi avere solo l’industria “di fuori”: finché c’è va bene per tutti, ma quando le cose vanno male, si chiudono i battenti e la gente resta non solo senza lavoro ma, cosa più grave, senza speranza di rimpiegarsi altrove o in proprio.

A che punto siete?

Abbiamo già effettuato un primo s.a.l. (stato avanzamento dei lavori) e le imprese finanziate hanno risposto positivamente: dai test che abbiamo ricevuto – compilati nei dettagli, vediamo che i lavori rispecchiano esattamente le previsioni di piano. Una situazione ottima.

A giugno vi sarà un altra verifica, ma anche per quella penso al meglio.

Quanti posti di lavoro prevedete di creare?

Mille, circa 500 nella prima fase di attuazione e altri 500 nella seconda. Più tutta l’occupazione che verrà dalla esecuzione dei lavori di infrastrutturazione per i quali abbiamo 30 mld. Una bella scommessa. Se tutto procede secondo i nostri piani daremo una spinta a questa vallata che investirà tutta la provincia. Dobbiamo imparare a contare sulle nostre forze, le potenzialità le abbiamo tutte: dall’agricoltura, dal turismo, dall’ambiente… verrà l’industria, quella vera, quella, per la prima volta nella storia, di casa nostra.

Perché così tanto tempo per il Patto di Avezzano?

Perché mancava, come manca ancora, il disciplinare del Ministero nel quale sono indicate tecnicamente le modalità di esecuzione e svolgimento del Patto. Noi adesso ci siamo attivati ugualmente senza aspettare oltre.

Poi, un’altra causa di ritardo è venuta dal fatto che non è stato facile convincere gli enti che dovevano prendere parte all’iniziativa.

Gli imprenditori, invece, hanno risposto subito con entusiasmo?

Si, devo dire che c’è stata una risposta immediata perché in molti sentivano l’esigenza di un progetto che fungesse da canale nel quale convogliare le energie e la voglia di fare degli imprenditori. Certo, poi c’è stato anche il momento del ripensamento: qualche azienda in un secondo momento si è tirata indietro forse per timore o per mancanza di fiducia. Devo dire, comunque, che uno dei problemi che abbiamo avuto rispetto alle aziende è proprio quello della scarsa conoscenza di che cosa sia il Patto. Basti dire che ci telefonano imprenditori e aspiranti imprenditori per farci domande di ogni genere, dai finanziamenti per la nuova imprenditoria alle agevolazioni: noi indirizziamo tutti ai giusti uffici… insomma, siamo diventati una sorta di sportello delle imprese prima ancora che per il Patto.

 

Alessandro Ceccarelli

Rappresentante dell’Unione Provinciale degli Industriali dell’Aquila in seno al Comitato del Distretto Industriale Piana del Cavaliere

 

Ci stiamo muovendo con speditezza, almeno questo è l’impegno che abbiamo assunto nell’ultimo incontro di febbraio. La situazione sulla carta sembra rosea perché ci siamo imposti l’attuazione dei progetti in tempi piuttosto ristretti ma, nella realtà, tutto è ancora da fare. Se non siamo tempestivi e celeri rischiamo di perdere i 12,5 miliardi dei fondi Cipe destinati a questa area e, come giustamente ha sottolineato l’assessore Dominici, non possiamo permetterci di perdere neanche una lira. La volontà politica della Regione c’è, non resta altro da fare che rimboccarsi le maniche e impegnare le somme entro il prossimo giugno. Nella sostanza lo stato dell’arte è il seguente:

* il progetto della rete fognaria (5 mld) affidato al Comune di Carsoli è in attesa di approvazione definitiva: il sindaco Lauri assicura che entro febbraio verrà indetto il bando per la gara di appalto. Il progetto, infatti, in seguito ad una richiesta di chiarimento è stato ripresentato di nuovo in Regione ed ora è lì: il problema, secondo me, stava nel fatto che, forse, così come pensato, risultava poco idoneo e sproporzionato rispetto alle esigenze dell’area sulla quale insiste;

* il progetto del cavalcavia (5 mld) sarà reso esecutivo entro la metà di aprile, dopo la convocazione della conferenza di servizi prevista per la metà di marzo: l’impegno è del sindaco di Oricola, Iadeluca;

* il progetto per la viabilità (2.1 mld) affidato al Comune di Oricola in realtà non è neanche un progetto: è tutto da fare. Fino ad ora esiste solo un accordo tra il comune di Oricola e quello di Carsoli ma un progetto non c’è e va creato e redatto immediamtamente nel giro di un mese;

* la gestione dell’acqua potabile, che è uno dei problemi principali del Distretto, è in alto mare: forse il Consorzio Aquedottistico Marsicano non è lo strumento più idoneo… comunque sia è un fatto che ancora non si è concluso nulla;

* il marketing d’area (400 ml) non raccoglie molti consensi: fare marketing per offire e promuovere cosa? Ad oggi abbiamo poco o niente da offrire.

Insomma, si vede bene che tutto è nella fase dell’impegno per cui può andare tutto bene oppure no: si vedrà.

Su un fatto, invece, posso fare una previsione sicura: la rete fognaria, “nodo” fondamentale quanto “secolare” del Distretto, abbisogna di altri 5 o 7 mld. Spendere solo la somma stanziata significa poco perché non si riuscirà a coprire le esigenze di tutta l’area: a lavori ultimati ci troveremo solo a metà strada, ancora a caccia di soldi e ancora senza fogne.

 

Antonio Carrara

Presidente della Comunità Montana della Valle Peligna

 

Credo di poter interpretare il pensiero dei nostri imprenditori se dico che i patti territoriali sono stati una grande idea di sviluppo che parte dal basso, coinvolgendo e valorizzando tutte le risorse di un territorio, che rischia di naufragare nelle lungaggini dei tempi e nella vischiosità di un apparato centrale. Il Patto, all’inizio, aveva raccolto l’entusiasmo di tutti anche perché rappresentava la prima occasione per la Valle Peligna per sperare di uscire da una situazione disperata. Oggi, dopo ritardi e rinvii continui, rischiamo la stanchezza e sfiducia di quello che si è rivelato un vero e proprio percorso ad ostacoli. Dopo la stipula del Patto e dell’accordo quadro di programma per il finanziamento delle opere infrastrutturali ritenevamo di aver raggiunto l’obiettivo perseguito con grande caparbietà, ma purtroppo non era così. Esiste un procedimento eccessivamente macchinoso una sorta di circolo, spesso vizioso, tra il soggetto responsabile, la banca, il Ministero, … insomma tutti ad aspettare il si o il parere di qualcun altro… poi, magari, il ragioniere non c’è, il geometra è impegnato… e così via.

 

Il Ministero non vi ha dato chiarimenti nella gestione del Patto?

Tutt’altro. Anzi, anche il carteggio non è agile (quante richieste curiose!) e, in più, il Ministero ci ha lasciato in attesa di un disciplinare da un anno e mezzo! Negli ultimi mesi, inoltre, c’è stato il passaggio di competenze dal Ministero del tesoro a quello delle attività produttive con tutti i problemi che questo ha comportato e che sicuramente può immaginare. C’è stata anche, nei mesi dopo le elezioni, una fase di incertezza legata ad un ripensamento del nuovo governo sulla programmazione negoziata che pare risolta positivamente. Per l’esperienza che abbiamo fatto in questi mesi mi sono convinto che l’elemento critico di tutto il processo è costituito dalla scarsa autonomia e potere di decisione che viene affidato al soggetto responsabile che poi è quello più vicino al territorio.

A che punto è l’attuazione del Patto?

La risposta è nelle cifre: ad oggi sono state erogate agevolazioni per 4 miliardi di lire. Le aziende finanziate stanno lavorando ma hanno la difficoltà di dover rimodulare i piani finanziari a causa del troppo tempo trascorso tra la presentazione dei progetti e il finanziamento degli stessi e questo comporta una nuova istruttoria per quasi tutti i progetti. A questo mi riferivo quando parlavo di stanchezza e di circolo vizioso, perché il ritardo del finanziamento è, a sua volta, causa di ulteriori ritardi. Così diventa difficle mantenere alti l’attenzione e l’interesse degli imprenditori.

E gli Enti responsabili della parte relativa alle infrastrutture?

Anche loro hanno incontrato alcune difficoltà perché si trovano a dover rivalutare situazioni che oggi risultano cambiate rispetto al tempo in cui furono presentati i progetti: per esempio c’è una normativa nuova rispetto ai lavori pubblici e bisogna a quella uniformarsi, quindi, è stata chiesta la modifica, è ripartita l’istruttoria, eccetera eccetera. Risultato: esistono ritardi che mi auguro possano essere colmati e recuperati aprendo tutti i cantieri nel corso del 2002, così come è previsto dall’accordo quadro.

Si rischia l’insuccesso?

Mi auguro proprio di no, sarebbe davvero drammatico per un territorio che purtroppo non ha molte altre opportunità.

Non voglio mettere paglia al fuoco, però ci tengo a dire che, come tutti sappiamo, la Valle Peligna necessita di un’attenzione specifica, attenzione che da parte della Regione c’è stata (vedi la Task Force o il tavolo di concertazione) ma alla quale non sono seguiti fatti concreti. Il patto territoriale è stato una delle poche risposte concrete venute negli ultimi anni e credo che costituisca oggettivamente uno degli elementi sui quali lavorare ancora. Personalmente, per esempio, ho più volte proposto azioni “orizzontali” che potessero preparare il territorio ad accogliere e a far attecchire il Patto e il modello di sviluppo che nel patto si esprime: azioni nelle scuole e sul sistema formativo o azioni specifiche in settori a suo tempo esclusi dal Patto (economia sociale, agricoltura, beni culturali). Nella fase di consultazione sul Piano regionale per la formazione ho proposto un’azione di sistema, così come era stata prevista lo scorso anno per il Patto Sangro-Aventino, ma quella proposta è stata solo parzialmente accolta. C’è sul piano un’azione che riquarda tutti i patti territoriali abruzzesi, dunque anche il nostro, ma non si è avuto il coraggio di fare una chiara scelta a favore della Valle Peligna.

I 541 posti di lavoro che avrebbe dovuto creare il Patto ci saranno?

Il bilancio in termini occupazionali lo faremo alla chiusura del Patto e mi auguro che possa essere positivo per il territorio. In questo momento è molto difficile fare previsioni attendibili. Accanto alla preoccupazione per la realizzazione effettiva degli interventi c’è la speranza che il Ministero delle attività produttive, forte dell’esperienza sulla 488, possa dare un nuovo impulso e maggiore speditezza ai procedimenti. Ho notizia di una imminente firma del disciplinare che regola i rapporti con il soggetto responsabile che potrà offrire una maggiore chiarezza nella gestione del tutto.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi