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Atri, ospedale: 375mila € in meno per Utic

Sono giorni di grande fermento ad Atri. Solo una settimana fa si riuniva il Consiglio Comunale con all’ordine del giorno l’approvazione di una risoluzione bipartisan contro l’atto aziendale della Asl di Teramo.
Come è andata a finire, si sa: la discussione è stata rinviata alla settimana successiva (cioè quella in corso), quando, avevano annunciato il sindaco Gabriele Astolfi ed il vice sindaco Francesco Filiani, si sarebbe riunita una nuova assise, questa volta in seduta straordinaria, dedicata solo e unicamente al San Liberatore. Ospiti d’eccezione (e in realtà attesi da tempo), il Commissario ad Acta per la Sanità, nonché presidente della Regione, Gianni Chiodi ed il direttore generale della Asl Giustino Varrassi. In sostanza, una replica di quanto già successo a Silvi prima e a Giulianova poi. “La richiesta ufficiale è già stata inviata” aveva detto il primo cittadino “e tra il 10 e il 15 aprile massimo saremo di nuovo qui per discutere del futuro del San Liberatore” e “ascoltare coloro che premono il famoso bottoncino” aveva aggiunto Filiani. Bene, ad oggi, di questo Consiglio straordinario non vi è traccia. E, nel frattempo, la mannaia dei tagli continua ad abbattersi sul nosocomio atriano. L’ultima notizia, che ha fatto scatenare le ire del vicino sindaco di Pineto Luciano Monticelli, è quella relativa alla riduzione del budget destinato all’Utic, l’Unità Coronarica Intensiva: da 500 a 125mila euro. E proprio questa mattina, il primo cittadino pinetese ha voluto scrivere una lettera al manager Varrassi, a Maria Penco, responsabile dell’Utic e a Maria Mattucci, direttore sanitario del presidio ospedaliero atriano, chiedendo se le voci sulla drastica riduzione siano fondate e una “spiegazione razionale di questa ennesima scelta aziendale”.“Se quello che si dice fosse vero” commenta un preoccupato Monticelli “significherebbe arrecare un gravissimo danno economico non solo all’ospedale San Liberatore, ma anche all’intera Asl teramana, perché i pazienti della zona si trasferirebbero a Pescara”.
Un provvedimento che stonerebbe con i numeri che da sempre hanno contraddistinto il reparto in questione, che dal 2004 si attesta su una media di 150 impianti annui di pacemaker e di 1300 controlli.
“Parliamo di cifre ragguardevoli” continua Monticelli “che non possono non essere prese in considerazione. Ridurre in questo modo il budget comporterà, allo stato attuale, l’impossibilità di nuovi impianti, nonostante il presidio sia dotato di una sala operatoria appositamente dedicata a questa metodica, a differenza di Giulianova”.
Senza dimenticare che le procedure di prelevamento dei pazienti che necessitano di questi interventi sono molto rischiose per la salute ed economicamente molto onerose, perché questo servizio è affidato a una ditta esterna e costa annualmente circa 180mila euro.
“Insomma” attacca Luciano Monticelli “siamo dinanzi a un danno di cui una Asl non può non tenere conto. A meno che quella a cui stiamo assistendo non sia, visto anche il ricorso in atto, la politica della ‘chiusura controllata’, grazie alla quale alla fine i vertici riusciranno ugualmente a decretare la morte dell’ospedale atriano”.
Per questo motivo il primo cittadino di Pineto torna a ribadire la ferma volontà nel presentare un nuovo ricorso contro l’atto aziendale della Asl. “Non ci fidiamo” conclude “anzi, avevamo ragione. Il ridimensionamento comunque sarebbe arrivato e, se quello che si dice è vero, si tratterebbe dell’ennesima conferma”.

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