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Antonio Teti

Antonio Teti è nato a Lanciano (Ch) il 27 ottobre 1964. Si è laureato in Economia e Management presso l’Università degli Studi “G.d’Annunzio” di Chieti-Pescara. Attualmente ricopre il ruolo di responsabile del supporto tecnico informatico della Direzione Generale dell’Ateneo di Chieti-Pescara. E’ docente al Master di Intelligence dell’Università della Calabria e al Master di Sicurezza Informatica e Investigazioni Digitali dell’Università di Teramo. E’ Presidente Onorario della Società Italiana delle Scienze Informatiche e Tecnologiche (SISIT), member dell’Associazione Informatica per il Calcolo Automatico (AICA), Accademico della European Academy of Sciences and Arts e member della New York Academy of Sciences e della Association for Computing Machinery (ACM).

Psychotech, il punto di non ritorno. La tecnologia che controlla la mente” – Springer Editore 2011 di Antonio Teti

Da “La Fisica dell’anima” (Fabio Marchesi), alla scoperta dell’INFN sui neutrini (vanno più veloci della luce: la luce non è la massima velocità esistente, ergo, la teoria della relatività di Einstein entra in crisi per la prima volta nella storia), ai degia vu (le emozioni forti scrivono l’esperienza sul Dna che, come sappiamo, viene trasmesso ai discendenti), alla vita quotidiana (se Tizio esce con la certezza di trovare subito un parcheggio lo trova, se esce convinto che non troverà un parcheggio non lo trova), alla comunicazione non verbale (come mai si può comprendere quello che l’interlocutore non dice?), ai casi noti come misteri, superstizioni, contatto con l’aldilà, tutto sta lì a dirci che il caso non esiste, mentre esistono più dimensioni e, soprattutto ma conseguentemente, i poteri della mente sono assolutamente non definiti né definibili. Si può far scorrere la mano su una superficie liscia al tatto che, invece, a livello atomico e’ un colabrodo. Soluzione: la mano si trova in una dimensione diversa, che impedisce di percepire la realtà degli atomi (Roberto Petronzio). Spunti e riflessioni tra scienza e intuizione (la madre della prima) sono in Psychotech, il punto di non ritorno. La tecnologia che controlla la mente scritto da Antonio Teti.

Professore, è davvero possibile ipotizzare che esista un sorta di autonomia di funzionamento tra il cervello e il pensiero?

Gerald Edelman, direttore del Neurosciences Institute della Rockfeller University di New York, e premio Nobel per la medicina e la fisiologia nel 1972, sostiene da tempo che sussista una reale autonomia del cervello rispetto alla mente. In sostanza, ciò si evince dal fatto che nel nostro cervello possono convivere metodologie di visione ed analisi del mondo che ci circonda che possono non essere riconducibili alle evidenze reali. Esiste quindi una sorta di “seconda natura” che ci porta ad elaborare, nella nostra mente, pensieri che possono essere svincolati dalla realtà. Naturalmente è inconfutabile il fatto che i fondamenti della coscienza sono innestati nel cervello e ciò è dimostrabile scientificamente, ma non si può sottovalutare che sussistano delle esperienze coscienti soggettive che influenzano in maniera determinante il comportamento dell’uomo.

La mente come elemento in grado di manifestare funzioni e potenzialità che vanno al di là del mondo fisico.

Nel libro ho descritto alcune sperimentazioni che riguardano proprio queste funzionalità. La visione remota, ad esempio, è una di queste e si basa sulla possibilità che il cervello riesca a trasmettere informazioni grazie alla sua attività elettrica. Come ben sappiamo il funzionamento del cervello si basa su attività elettrica. Nel 1979, presso il laboratorio dell’Università di Princeton, prese il via il progetto PEAR (Princeton Engineering Anomalies Research), che aveva lo scopo di verificare se effettivamente vi fosse un confine delimitato tra le capacità soggettive (non misurabili e legate all’elaborazione del pensiero) e quelle oggettive della realtà, verificabili e misurabili quantitativamente. In verità lo scopo della sperimentazione era di dimostrare che la coscienza umana, in qualche modo, fosse in grado di intervenire in modalità proattiva sul mondo reale. In tal senso lo studio nella fase iniziale si è concentrato sulla realizzazione di dispositivi che potevano essere influenzati dalla volontà umana e in funzione di ciò, in grado di poter produrre una serie di output casuali (eventi). Questi dispositivi, meglio noti come Random Events Generators (REG), sono in grado di sfruttare le interazioni fisiche tra microscopiche particelle, grazie al collegamento tra semiconduttori, in maniera tale da consentire alla macchina di emettere impulsi positivi e negativi (influenzati dal pensiero umano) e fruibili per calcoli statistici. La sperimentazione fu condotta secondo la seguente modalità: i soggetti coinvolti erano seduti a qualche metro di distanza dal dispositivo e dovevano semplicemente “desiderare” di produrre una variazione della media probabilistica dei risultati prodotti dal REG. Quindi la sperimentazione consisteva nel verificare cosa poteva accadere se alcuni soggetti avessero pensato intensamente di produrre una variazione della media statistica, partendo dal primo evento (Intenzione Alta), passando al successivo (Intenzione Bassa) e in seguito senza manifestare alcun pensiero. In sostanza, se l’intenzione mentale era alta, si produceva uno innalzamento della media, viceversa se l’intenzione era bassa, si produceva un abbassamento della media. Le sperimentazioni dimostrarono che oltre il 52% delle prove effettuate avevano prodotto uno spostamento del flusso dati del generatore verso la direzione desiderata. E’ solo uno delle prove scientificamente incontestabili, che il cervello possegga delle potenzialità che sono ancora completamente ignote all’uomo.

È possibile integrare il pensiero dell’uomo nel cyberspazio al punto tale da trasformarlo in un sistema pensante virtuale?

La psicologia del cyberspazio può essere considerata come lo studio degli aspetti psicologici che si manifestano negli ambienti creati dai computer e dalla Rete. Se ci basiamo su di un’analisi superficiale o minimale della valutazione dell’utilizzo di alcune applicazioni fruibile nella rete (come ad esempio quelle riconducibili ai social software), si potrebbe concludere che molte di esse non contribuiscono in alcun modo a migliorare il livello delle conoscenze possedute, né ad accrescere la qualità dei rapporti interpersonali che possono attivarsi nel cyberspazio. In sostanza, rimanere ore e ore a chattare online o a scambiarsi considerazioni piuttosto banali su di una frase scritta su di una bacheca su Facebook, può essere considerato come una sostanziale perdita di tempo e quindi, per certi versi, anche di denaro. Tuttavia nell’utilizzo di questi social software, è possibile evidenziare una caratteristica che in prima analisi potrebbe perfino risultare non percepibile, ma che in realtà assume un’importanza rilevante: lo sconcertante livello di coinvolgimento emotivo delle persone, che risulta ancora più sorprendente se consideriamo che la rete è uno strumento di comunicazione virtuale che non consente un contatto umano diretto. Quindi il cyberspazio può essere compreso solo se inserito in un contesto di fenomenologia del momento vissuto e non certo come un condizione fisica dell’ambiente. Il cyberspazio è un elemento vivente dato che produce effetti concreti e tangibili sulla vita delle persone, che in essa vivono esperienze, sensazioni, emozioni, tragedie e gioie come nella vita reale di tutti i giorni. Il mondo virtuale rappresenta un meccanismo di produzione di esperienze per ogni individuo, che lo rendono componente attivo di una cyber società in cui le diverse esperienze si mescolano e si ritrovano creando una comunione di interessi e di nuovi rapporti umani. Pertanto il mondo virtuale diventa una estensione della propria mente e personalità, una sorta di dilatazione del mondo reale in un mondo intrapsichico individuale che funge anche da elemento di raccordo tra i due ambienti. L’esperienza del mondo virtuale produce un ampliamento delle proprie capacità mentali e comportamentali, la mente si proietta in un nuovo percorso in cui è finalmente possibile dare libero sfogo alle proprie fantasie e desideri, ma anche di poter comprendere meglio se stessi e di cercare di scoprire i propri limiti e le potenzialità mai sperimentate. E’ quindi uno spazio psicologico libero, all’interno del quale si muovono con straordinaria energia forze omnidirezionali e di rilevante intensità. Queste forze possono fronteggiarsi, collegarsi, trasformarsi e fondersi in un universo ideale per lo sviluppo di nuove correnti psichiche, ideologiche, sociali. Internet è quindi un spazio in cui la psiche dell’uomo può interagire a livelli diversi, uniformandosi ai processi di comunicazione con gli altri utenti e, in alcuni casi, apportando anche delle modifiche o implementazioni ai processi stessi.

Mi pare che ci siano studi abbastanza avanzati circa la capacità della mente di condizionare gli eventi che, invece, vengono ritenuti nella quotidianità come semplici coincidenze: me ne parla? cito un esempio: dal balcone di una giovane donna che ha problemi di relazione con la madre cade un vaso di fiori con tutto il pesante supporto in ferro. colpisce l’auto di una signora che sta rientrando nel condominio: lei è una insegnante, e della stessa età della madre della donna. coincidenza o inconscio desiderio che fa accadere il tentato “omicidio”?

Le rispondo con un esempio che potrebbe sembrare non attinente. Proprio in questi giorni, alcune sperimentazioni condotte sui neutrini presso il CERN di Ginevra hanno messo il discussione la famosa teoria della relatività ristretta, elaborata da Einstein nel 1905, in cui il famoso scienziato tedesco asseriva che nulla nell’universo può superare la velocità della luce. Oggi un gruppo di ricercatori ha dimostrato che i neutrini possono viaggiare oltre questo limite. Fino ad oggi la velocità della luce era stata considerata un punto di riferimento insuperabile. Questa scoperta apre scenari finora ritenuti impossibili o addirittura folli, come le traversate interstellari, che sono state per secoli relegate a scenari fantascientifici. È indiscutibile che vi sia ancora moltissimo da capire sul funzionamento e sulle potenzialità del cervello umano. Magari in futuro, grazie agli studi neurologici saremo in grado di capire se i sogni hanno dei legami diversi da quelli finora ipotizzati, o se le immagini di tipo “deja vu” sono delle proiezioni riconducibili a trasmissioni cerebrali di altro tipo. La bellezza della scienza risiede nella sua straordinaria capacità di ricordarci che la conoscenza è il maggiore valore dell’esistenza dell’uomo.

Il futuro dell’Information & Communication Technology – Tecnologie, timori e scenari futuri della “global network revolution” – Springer Editore, 2009

Il testo, dal titolo “Il futuro dell’Information & Communication Technology – Tecnologie, timori e scenari futuri della “global network revolution”, edito da Springer, rappresenta un autentico evento per quanto concerne la descrizione degli sviluppi delle tecnologie informatiche nel prossimo futuro. Annunciato per settembre, ha già suscitano un forte interesse di pubblico, soprattutto in funzione della difficoltà oggettiva di effettuare previsioni in un settore in continua evoluzione come quello dell’Information Technology.

Antonio Teti dell’Università di Chieti-Pescara, esperto di ICT Management a livello internazionale e docente in diverse università italiane e scrittore di numerosi libri adottati anche da università straniere, ha deciso di devolvere interamente i compensi derivanti dalle vendite del suo ultimo libro, per finanziare la realizzazione di un’aula informatizzata nella nuova casa dello studente che si andrà a costruire nella città di l’Aquila.

 Sin dai primi anni ’80, con l’avvento del personal computer, le tecnologie informatiche hanno decretato l’ingresso della società moderna in un nuovo e inesplorato mondo, dando vita ad un nuovo settore di studio: l’Information and Communication Technology (ICT). In appena due decenni siamo passati da una Società dell’Informazione, basata sull’impiego delle informazioni come risorsa primaria per lo sviluppo di servizi innovativi per la collettività, a una Società della Conoscenza, sviluppatasi proprio grazie alla diffusione della rete Internet e che ha fatto dell’informazione la maggiore delle risorse strategiche. Oggi siamo in procinto di compiere un ulteriore balzo verso un nuovo mondo della comunicazione, che ci permetterà di personalizzare le informazioni di cui necessitiamo Un’innovativa modalità di fruizione delle informazioni, che ci spinge, quasi inconsapevolmente, a modificare le nostre abitudini e il nostro modo di comunicare e relazionarci con gli altri, fino a influire sulle nostre consuetudini attuando un processo di trasformazione della società in cui viviamo. Un nuovo concetto di società sta nascendo: è la Cyber-Società, basata sull’inconsapevole necessità dell’uomo di utilizzare le tecnologie informatiche come strumenti indispensabili per lo svolgimento delle proprie attività e, soprattutto, per la sua esigenza di comunicare in un mondo che concede sempre meno spazi alla socializzazione “reale”. Nei dieci capitoli del libro vengono descritte e analizzate, con un linguaggio semplice e comprensibile soprattutto per il pubblico comune, le più recenti tecnologie informatiche disponibili sul mercato e le loro metodologie di impiego, descrivendo, nel contempo, anche i possibili rischi e le relative conseguenze derivanti da un loro malsano utilizzo.

 Di particolare rilevanza è anche la prefazione, curata da Fernando Piera Gòmez, Vice Presidente della prestigiosa Asociación de Técnicos de Informática di Spagna (ATI). Tutta l’opera si sviluppa sulla descrizione delle tecnologie informatiche nel prossimo futuro, ma la peculiarità maggiore, risiede nei continui spunti di riflessione dell’autore sui condizionamenti, le conseguenze e le modificazioni che tali innovazioni possono produrre nella società moderna. L’obiettivo dell’autore, tuttavia, non vuole essere quello di generare facili allarmismi o paure ingiustificate sull’utilizzo delle tecnologie ICT, ma intende essere quello di consentire al lettore di riflettere sull’importanza del corretto utilizzo delle stesse.

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