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Antonio Anselmi

Antonio Anselmi ha iniziato giovanissimo lo studio prima del pianoforte, poi del violino, giungendo a far parte di un’orchestra da camera all’età di soli dieci anni. Da quel momento, accanto allo studio della composizione, ha continuato a frequentare corsi di perfezionamento che l’hanno messo in contatto con alcune delle scuole più prestigiose: da quella russa che risale a David Oistrakh e a Yuri Jankelevich, attraverso l’insegnamento di Pavel Vernikov e di Zinaida Gilels, a quella primo novecentesca di Carl Flesch e George Enescu, alla quale Antonio Anselmi si è accostato tramite le lezioni di Roman Totenberg. Dopo avere ricevuto, nel 1990, il Premio Cisshar quale migliore giovane violinista dell’anno, ha proseguito una intensa carriera di solista, dedicandosi però con sempre maggiore passione al repertorio da camera, che frequenta partecipando a varie formazioni, dal duo al quintetto. Anche il violoncellista Luigi Piovano si è diplomato giovanissimo e ha studiato con alcuni grandi maestri, fra i quali spicca il nome di Radu Aldulescu. Vincitore nel 1989 di una borsa di studio della “International Menuhin Music Academy”, ha eseguito numerosi concerti come solista, con un’orchestra diretta dallo stesso Yehudi Menuhin. Nel suo repertorio d’elezione non c’è solo la musica di età classica, ma anche quella barocca, che esegue adeguandosi alle antiche prassi esecutive partecipando all’attività del gruppo “Concerto Italiano”, diretto da Rinaldo Alessandrini. Attualmente è Primo violoncello solista dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, suona con il Quartetto Michelangelo e viene regolarmente ospitato come solista da grandi Festival internazionali. Al Festival di Salisburgo, in particolare, ha partecipato al Progetto Pollini, dedicato alla musica del Novecento.

 

Qual è la prima difficoltà da studente che si incontra avvicinandosi al violino?

La prima difficoltà che si incontra accostandosi al violino è di carattere fisico. Il violino è infatti uno strumento “fisicamente” davvero difficile da suonare, faticoso.Inoltre,penso sia molto  importante che un bambino scelga da subito uno strumento che gli sia fisicamente adatto, e che riesca a suonarlo praticamente da subito. Da genitore consiglierei comunque di inziare lo studio della musica con il pianoforte perché non solo è lo strumento più completo, ma è anche quello che  permette a un bambino di suonare facilmente una piccola melodia che può aver sentito e aver voglia di riprodurre. La figura dell’insegnante è chiaramente fondamentale, soprattutto nei primi anni di studio.

I suoi studi giovanili: in Italia e all’estero.

I miei studi giovanili sono stati molto intensi soprattutto dai 12 anni in poi. Il mio primo insegnante è stato Salvatore Cicero, in quegli anni spalla dellOrchestra Sinfonica Siciliana, violinista e insegnante eccezionale. La sua morte precoce, a soli 42 anni, ha lasciato in me un grande vuoto. Subito dopo ha avuto inizio la fase della scuola russa. Si tratta di un approccio allo studio molto rigido per certi versi ,che ti costringe a un auto disciplina ferrea anche a livello fisico , una sorta di training autogeno con il violino. Ho passato un enorme numero di ore davanti allo specchio a controllare che il mio modo di suonare fosse fisicamente perfetto secondo quelli che sono i parametri di questa scuola. Ho trascorso poi diversi anni negli Stati Uniti dove ho conosciuto  musicisti straordinari che mi hanno lasciato tantissimo da un punto di vista artistico. Vorrei citare anche lincontro con lOfficina Musicale a LAquila , che considero la mia città, e con Orazio Tuccella con il quale ho avuto la fortuna di condividere un grande lavoro di anni sul repertorio classico e contemporaneo

Avendo seguito corsi in diversi Paesi dEuropa cosa ha trovato e visto fuori, che in Italia manca?

L’Italia,antica culla dell arte  , è anche oggi un paese ricchissimo di talenti , ma è purtroppo carente sul piano delle strutture scolastiche e musicali. Non esistono infatti delle scuole concepite specificamente per ragazzi di talento che fin da giovanissimi intendano dedicarsi alla musica a livello professionale, mentre altri paesi, come l’America, la Russia e in genere i paesi ex comunisti, presentano al riguardo strutture perfettamente organizzate e fruibili, di alto livello. Basti pensare ad esempio alla Scuola Centrale di Mosca. Mancano inoltre le opportunità per i giovani di fare concerti,per i mgliori,di suonare in sale importanti e di poter fare della musica la loro professione. I concerti sono in genere mal retribuiti o retribuiti con un ritardo scoraggiante. Poche le occasioni di studiare e fare musica da camera ad alto livello, fatta eccezione,a livello scolastico, per la Scuola di Fiesole.Per non parlare poi di come sia considerata la figura del musicista ,o dellartista ,in Italia! Non è raro che ci si senta ancor dire: “ah sei musicista? Si vabbe’ ma che lavoro fai??!!”.

Quale aspetto vorrebbe fosse stato maggiormente sottolineato quando viveva      gli anni di formazione?

Avrei voluto approfondire lo studio della composizione , dell’improvvisazione e del jazz, del rock, elementi fondamentali per l’apertura mentale di un giovane musicista .

Forse avrei curato anche di più l’aspetto teatrale …in fondo noi musicisti siamo anche un po’ attori e quante volte ci capita di vedere musicisti che non sanno stare sul palcoscenico ?

Ritengo inoltre di particolare importanza avere delle conoscenze di base di tecnica della registrazione audio.Troppo spesso capita di trovarsi in sala di incisione e di non sapere assolutamente cosa fare!

Nel suo bagaglio a mano, nel corso degli studi affrontati, cosa non ha mai dimenticato di fare o non fare?

Non ho mai dimenticato di sentirmi ‘ignorante’. Lo studio è un mezzo imprescindibile di crescita e di arricchimento del proprio bagaglio umano. Chi ‘fa arte’, non dovrebbe mai dimenticare di dover confrontarsi momento per momento con esseri giganteschi, espressione di un’umanità superiore, al confronto dei quali ci si sente piccoli ed inadeguati. Questo non l’ho mai dimenticato, sia nei momenti di studio che durante i concerti.

Come l’organista è un po’ organaro, anche il violinista è in parte liutaio?

Un violinista non dev’essere necessariamente liutaio, ma la conoscenza profonda della meccanica del violino dovrebbe metterlo in grado di suggerire al liutaio quali sono le proprie esigenze di timbro e di suono.Comunque la scelta dello strumento e non meno quella dell’arco,è fondamentale.ognuno di noi ha un suo suono interiore e riuscire a tradurlo è una questione di ricerca continua,delicatissima e senza fine.Ogni dettaglio è importante,dalla messa a punto dello strumento alla scelta delle corde, al tipo di crine  adatto per l’arco……

Il violino come strumento solista  e da camera: quale diverso approccio si deve avere?

Non distinguerei tanto il tipo di approccio tra repertorio solistico e da camera. La distinzione importante è, a mio parere, quella stilistica. Grazie allo studio approfondito  di  musicisti  geniali come Harnoncourt ,Reinhard Goebel,Jordi Savall(solo per citarne alcuni) oggi abbiamo dei criteri decodificati riguardo all’esecuzione della musica del seicento,settecento,classica e romantica, che vanno assolutamente rispettati perché la grande musica del passato ci arrivi con la pronuncia e lo spirito corretti,giusta anche da un punto di vista diciamo”grammaticale”.Per fortuna oggi anche l’Italia vanta eccelse personalità nel campo della musica antica ,basti pensare alle meravigliose incisioni,ormai di riferimento,dei concerti per violino di Vivaldi e Mozart del mio amico Giuliano Carmignola

Cosa si deve dare al pubblico quando si esegue un brano molto conosciuto? E cosa quando l’opera è scarsamente diffusa presso i più?

L’elemento più importante di un’esecuzione è la comunicazione; chi suona deve essere in grado di trasmettere emozioni, sentimenti, affetti. Due esseri umani, compositore e interprete, si incontrano infatti in un momento che ha del miracoloso.Il compositore ritorna in quel momento a vivere,poiché quel pezzo di musica è un pezzo della sua vita stessa.Le sue gioie le sue ansie,i dolori arrivano direttamente all’orecchio e al cuore dell’ascoltatore che dovrebbe essere come catapultato in un’altra dimensione. Questo è ciò che noi interpreti dovremmo riuscire a fare se non ci riusciamo significa che in qualche modo abbiamo fallito. E questo vale per qualsiasi pezzo ,più o meno conosciuto.

Concerti per violino solo. Quali difficoltà presenta?

Una efficace esecuzione è sempre un’alchimia di talento,temperamento,intuizione e cultura.Se uno di questi elementi manca qualsiasi performance risulterà deficitaria di qualcosa,sia di uno dei grandi concerti per violino o di qualsiasi altro pezzo.

In un contesto da camera o di orchestra, il violino assume spesso un ruolo primario che emerge nei punti di maggiore enfasi espressiva. È in quegli istanti che il virtuoso deve avere nervi d’acciaio per rendere al meglio la grigia partitura?

Qualsiasi partitura è espressione di arte ,quindi di vita ,ricca di dettagli e colori e perciò fonte inesauribile di ispirazione per un musicista.Sicuramente l’aspetto ‘nervoso’ e psicofisico è molto importante nella vita di un artista.Più la carriera va avanti più lo stress e le responsabilità aumentano . Suonare in grandi sale può mettere davvero a dura prova il sistema nervoso di uno strumentista. Certamente il pubblico non è tenuto a sapere quali disagi si affrontano a volte  prima di un concerto: ritmi di lavoro durante le tournée quasi insostenibili dovuti a viaggi spesso lunghi e faticosi, fusi orari diversi, prove ritagliate in albergo o in sala prima del concerto e magari si aggiungono anche indisposizioni di vario genere…Quindi, nervi di acciaio e resistenza fisica molto,molto alta.

L’esperienza de “I musici”, un’orchestra con alle spalle sessantenni di storia.

Non definirei I Musici un’orchestra. Si tratta più che altro di un “quartetto allargato” con l’aggiunta di un contrabbasso e di un cembalo. Ed è questo che ha sempre caratterizzato le esecuzioni de I Musici,lo spirito cameristico. Sia in prova sia in concerto, questo è il nostro obbiettivo:estro,energia,comunicazione in una cornice di trasparenza e equilibrio. L’esperienza con questo fantastico gruppo, che ha alle spalle anni e anni di storia gloriosa, è per me certamente importante e molto stimolante. Occupare il posto di violino di spalla, prima di me ricoperto da alcuni dei più grandi violinisti degli ultimi 50/60 anni, quali Felix Ajo, Salvatore Accardo, Pina Carmirelli, Roberto Michelucci,rappresenta un grande onore e un’altrettanto grande responsabilità . Quest anno il gruppo festeggia il sessantesimo anniversario della nascita con l’uscita dell’ottava edizione de Le Quattro Stagioni di Vivaldi. Una bella sfida !Speriamo di dire ancora qualcosa di nuovo.

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