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Amedeo Esposito: Chiodi, si dimetta in nome dei cittadini terremotati

Lettera aperta di Amedeo Esposito al governatore Gianni Chiodi
SI DIMETTA COMMISSARIO CHIODI, IN NOME DEI CITTADINI TERREMOTATI
Non aspetti – come dice – la “soluzione soddisfacente” che è solo una, quella definitiva, per la restituzione delle tasse da parte dei suoi concittadini aquilani.

Si dimetta ora,  governatore Chiodi da commissario per la ricostruzione dell’Aquila e dei centri del cratere, per dire con  chiarezza agli aquilani che hanno ormai diritto alla stabilità, almeno
nei loro conti con lo Stato, con una legge analoga a quella a suo tempo riservata alle popolazioni dell’Umbria e delle Marche.
Accolga questo sereno, sommesso invito, scevro da ogni partigianeria, poiché le viene rivolto – come può presumere – a nome di tutti i cittadini aquilani, nessuno escluso, i quali attendono di conoscere, anche se è inammissibile, il loro destino che dipende, come ognuno sa, dalla sopravvivenza economica (appunto dall’equa restituzione delle tasse), oltreché dalla ricostruzione della loro città com’era e dov’era.
Per rialzarsi, non per “risorgere” come si va dicendo, dopo essere stati sopraffatti dalle macerie del terremoto.
“Ciò che abbellisce il deserto è che nasconde un pozzo in qualche luogo”, per dirla con Antoine de Saint-Exupery. Saperlo, sig. Commissario, “dimissionario per amore” verso i suoi concittadini in questo momento più deboli (e dunque anche più disorientati e rissosi) potrebbe rappresentare per loro il “pozzo ideale” che da tre anni cercano nell’arido e nemico deserto della burocrazia.
Ed in ciò avrebbe la solidarietà, ne siamo certi, dell’ “amico dell’Abruzzo” Gianni Letta, il quale con la sua felice penna di giovanissimo giornalista seppe unirsi ai coltivatori diretti in lotta per l’
assegnazione delle tanto attese terre del Fucino. Non vi fu nulla di esasperato in quel che scrisse, ma di certo fu fermo e deciso contro anche coloro che quelle istanze portarono in Parlamento, non meno che entro il governo del tempo. Aver letto delle sue determinazioni, maturate fuori da ogni contesto istituzionale per non essere costretto a cambiare la verità, ha
convinto tanti a ritenere che il suo sarebbe un gesto di vera saggezza.
Si dimetta, dunque, Sig. Commissario, condividendo così – senza far torto ad alcuno – con l’autorità che le compete, le ragioni incontrovertibili dei suoi concittadini che anelano ad uscire dal loro profondo “male oscuro”.

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