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All’Aquila servono politiche a favore della piccola impresa a conduzione familiare

 

di Alessandra Rossi

Presidente Giovani Imprenditori Confindustria L’Aquila

 

Al di là di tutte le buone intenzioni e le dichiarazioni circa il futuro della nostra città, ad oggi sono  le imprese familiari che stanno reggendo l’intera economia aquilana: con la tragedia del 6 aprile tutto è andato distrutto, compresi i legami sociali, e ora resta solo il connubio felice tra famiglia-impresa-collaboratori che, in questo momento, ci sta dando la forza per andare avanti.

 

Le aziende che hanno lavorato e lavorano o non  vengono pagate, per mancanza di fondi (come ci viene detto), o se hanno la fortuna di essere pagate, ciò avviene con una lentezza estenuante dovuta alle” lungaggini burocratiche”,  le ordinanze per la ricostruzione non sono facilmente interpretabili e costringono alla paralisi, le ristrutturazioni hanno degli iter così lunghi e farraginosi che rendono difficile la chiusura  di  qualunque cantiere in tempi brevi: carte e timbri sono in numero tale da impedire ai tecnici di portare a buon fine e velocemente un qualunque progetto, per le demolizioni e ricostruzioni delle case in classe E  vige “il nulla” più totale. La ricostruzione praticamente ancora non inizia, il centro storico è in fase di puntellamento, mentre in periferia stanno rispuntando a macchia di leopardo i “pezzi” di una città spazzata via.

La verità è che le nostre aziende rischiano di fallire proprio nel cantiere più grande d’Europa.

Che diverse associazioni datoriali, come Confindustria, Api e Ance, abbiano deciso di marciare insieme per stabilire gli obiettivi della ricostruzione è un primo passo degno di notevole importanza. Il problema maggiore, infatti,  è l’incapacità dimostrata da un po’ tutte le forze sociali e le risorse del territorio di mettere a fattor comune un unico interesse ed una unica modalità di obiettivo e di azione.

 

Pertanto, da subito abbiamo deciso di sottoporre all’attenzione della Commissione per la Ricostruzione non solo i problemi, che già conosciamo a memoria, ma anche tutte le possibili soluzioni: un atteggiamento concreto, dunque, con il quale pretenderemo risposte chiare: un si o un no su ogni singola questione, senza voli pindarici ed elucubrazioni.

 

Chiederemo anche chiarezza e tempestività di comunicazione che, fino ad oggi, sono mancate: non è accettabile che proprio le Associazioni imprenditoriali siano assenti ai tavoli sui quali vengono prese le decisioni, perché sono le imprese che in questo momento storico devono affrontare le difficoltà della ricostruzione, L’Aquila ha una tradizione agricola centenaria, per cui l’impresa familiare è un universo che appartiene a tutti e che è presente nella memoria genetica di ciascuno: non può essere tenuto in disparte.

Ebbene, paradossalmente, l’Aquila è sorretta proprio dalle imprese di famiglia, perché sono queste che stanno lavorando, costruendo e tentando di ricostruire: circa un migliaio di attività, su 1.500, si sono riorganizzate come meglio hanno potuto e rappresentano l’attuale movimento economico.

 

Quanto alle grandi imprese, devo dire che stanno facendo la loro parte perché invece di fuggire si sono strutturate per affrontare la tragedia e restare sul territorio, sostenendo così le famiglie, l’indotto e in generale l’economia. Ma l’apporto degli imprenditori da solo non è sufficiente.La politica deve dare risposte alle imprese e alle famiglie, manca un rapporto chiaro e diretto, manca una gestione straordinaria efficace. Si sta procedendo con una gestione ordinaria in un periodo di eccezionale mutamento ed emergenza. E’ gravissimo.

 

 

 

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