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AGEVOLAZIONE VISCO : I CAPISALDI

L’agevolazione Visco, così ribattezzata dal nome dell’ex ministro delle Finanze che se ne è fatto promotore, è disciplinata dall’art.2, commi da 8 a 12 della legge 13 maggio 1999 n. 133. Analoga disciplina era stata introdotta dal Decreto Legge 12 marzo 1999 n. 63, in seguito abrogato dall’art.36 della Legge 133/1999.

Infine, con l’art.3 del collegato alla Finanziaria del 2000, ancora allo stato di disegno di legge, sono state introdotte, o meglio, verranno introdotte, alcune modifiche favorevoli al contribuente.

L’agevolazione può essere applicata:

i. dalle società e dagli enti commerciali di cui all’art.87 comma 1 lettere a), b) e d) del testo unico sulle imposte sui redditi;

ii. dagli imprenditori individuali e dalle società in nome collettivo e in accomandita semplice.

 

Sono esclusi dall’agevolazione gli imprenditori individuali che si avvalgono di regimi contabili speciali e determinano il reddito forfettariamente.

L’elenco dettagliato dei soggetti ammessi all’agevolazione è reperibile nella circolare 51E del 20 marzo 2000 del Ministero delle Finanze.

L’agevolazione consiste nella possibilità di assoggettare ad aliquota ridotta del 19% il reddito complessivo, per i soggetti IRPEG, o il reddito di impresa, per i soggetti IRPEF.

Per i soggetti residenti in contabilità ordinaria, la parte di reddito agevolabile è pari al minore tra l’ammontare degli investimenti in beni strumentali nuovi di cui agli articoli 67 e 68 del D.P.R. 917/86 e quello dell’incremento del patrimonio netto determinato da conferimenti in denaro e da accantonamenti a riserva. Il confronto tra i due parametri dovrà essere effettuato per ciascun periodo di imposta autonomamente.

Per i soggetti residenti in contabilità semplificata, il reddito agevolabile viene parametrato solo alla cifra degli investimenti in beni strumentali nuovi a condizione, però, che il reddito dichiarato non sia inferiore a quello derivante dall’applicazione dei parametri o degli studi di settore, nel caso siano stati approvati per l’attività esercitata dall’impresa.

Per i soggetti non residenti, si tiene conto del minore tra la somma degli investimenti e l’incremento del fondo di dotazione della stabile organizzazione.

Gli investimenti rilevanti ai fini dell’agevolazione, come già ricordato, sono i beni strumentali nuovi di cui agli articoli 67 (beni materiali) e 68 (beni immateriali) del testo unico sulle imposte sui redditi.

Per quanto riguarda quest’ultima categoria si ritiene che siano agevolabili solo i beni immateriali in senso tecnico, costituiti da diritti, e non i costi sospesi (avviamento, costi di pubblicità ecc.). Sono agevolabili anche i beni concessi in comodato di uso a terzi purché strumentali ed inerenti all’attività dell’impresa concedente mentre non rilevano ai fini della Visco, se non utilizzati esclusivamente per l’attività di impresa, i mezzi di trasporto quali aeromobili da turismo, navi ed imbarcazioni da diporto, motocicli, ciclomotori, autovetture e autocaravan di cui alle lettere da a) e m) del comma n. 1 dell’art.54 del Decreto Legislativo 30 aprile 1992 n. 285 ed i beni immobili diversi dagli impianti e dagli opifici di cui alla categoria catastale D1. Gli investimenti, per coloro che hanno l’esercizio coincidente con l’anno solare, rilevano se effettuati negli anni 1999 e 2000. Gli stessi, inoltre, dovranno inoltre essere entrati in funzione nell’esercizio agevolabile, a meno di particolari situazioni da esaminare con puntuale attenzione. Dall’ammontare degli investimenti dovranno essere detratte le dismissioni, le cessioni e gli ammortamenti di beni strumentali con esclusione di quei beni compresi nelle categorie degli investimenti esclusi dall’agevolazione (mezzi di trasporto ecc.). Le cessioni, si badi bene, vanno assunte in base al prezzo di vendita e non in base al residuo valore ammortizzabile.

Per quanto riguarda il secondo parametro da prendere in considerazione per il calcolo dell’agevolazione, l’aumento del patrimonio netto, rilevano come variazioni in aumento, come previsto dai commi 4 e 5 dell’art.1 del Dlgs 18 dicembre 1997 n. 466 così come richiamati dalla legge qui in commento, “i conferimenti in denaro nonché gli utili accantonati a riserva ad esclusione di quelli destinati a riserve non disponibili costituite a fronte di plusvalenze derivanti dalla valutazione effettuata a norma dell’art. 2426 comma 1 n. 4 del codice civile”. Rilevano invece come variazioni in diminuzione “le riduzioni del patrimonio netto con attribuzione, a qualsiasi titolo, ai soci o partecipanti”. Gli incrementi derivanti da conferimento di denaro, infine, “rilevano a partire dalla data del versamento” mentre quelli da accantonamento di utili “a partire dall’inizio dell’esercizio in cui le relative riserve si sono formate”. I decrementi contano “a partire dall’inizio dell’esercizio in cui si sono verificati.” L’agevolazione Visco non deve essere tenuta in conto ai fini del calcolo dell’acconto (sia IRPEF che IRPEG), della determinazione dell’aliquota media della Dual Income Tax e della determinazione degli scaglioni di imposta ai fini dell’IRPEF.

Concludiamo con le novità previste dal collegato alla finanziaria 2000 che, ove non emendato, prevederà la possibilità di riportare in avanti le quote di agevolazione non usufruite nell’esercizio di competenza e la possibilità di considerare agevolabili anche gli investimenti relativi ad opifici in corso di costruzione, comprensivi del costo dell’area in cui insistono, purché gli stessi dopo la loro ultimazione, vengano adibiti ad uso esclusivo dell’impresa. Come chiarito dal collegato stesso, queste novità “si applicano con riguardo ai periodi di imposta per i quali il termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi scade successivamente all’entrata in vigore della presente legge”.

Et de hoc satis, come dicevano i romani.

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