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Acqua, referendum: Rodotà, “successo senza precedenti”

Acqua né pubblica né privata: si sperimenterà un nuovo modello di gestione condivisa

“Mai nella storia repubblicana italiana c’era stato un successo del genere con un referendum

 

 come questo, che ha raccolto più di un milione 400 mila firme. Si tratta di un’iniziativa partita completamente dal basso e che cambia l’agenda politica. Al di là dell’acqua, all’ordine del giorno viene posta la questione dei beni comuni”. Lo ha detto il giurista Stefano Rodotà, nel corso della presentazione della campagna referendaria ‘Due si’ per l’acqua bene comune, tenutasi oggi a Roma. Sulla sentenza della Corte Costituzionale che il 12 gennaio ha approvato due referendum su tre, Rodotà afferma: “Sono state sconfitte tutte le tesi sulla privatizzazione e sul profitto. Viene inoltre smentita la tesi secondo cui il diritto europee impone la privatizzazione della gestione del servizio”. Poi, sul nuovo modello di gestione del servizio idrico messo in cantiere dal Comitato referendario e incentrato sulla partecipazione diretta dei cittadini, il giurista spiega: “L’articolo 43 della Costituzione italiana prevede la gestione dei beni da parte di comunità di cittadini e di persone. Sarebbe un terzo modo per governare i beni collettivi rispetto alla forma pubblica o privata”. Infine Rodotà sul prossimo Consiglio dei ministri, in cui si discuterà di servizi idrici, avverte: “Se in questo momento si apportassero modifiche al decreto Ronchi si aprirebbero delle problematiche giuridiche, poiché le logiche dei quesiti referendari dovrebbero essere trasferite sulle nuove norme”.

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