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Abruzzo:Cna, Confartigianato e Confesercenti fuori da Patto Sviluppo

Cna, Confartigianato e Confesercenti, da oggi, si autosospendono dal Patto per lo Sviluppo, sottoscritto con la Regione Abruzzo il 14 aprile scorso. Ad annunciarlo i presidenti delle tre associazioni imprenditoriali, Italo Lupo (Cna), Angelo Taffo (Confartigianato) e Beniamino Orfanelli (Confesercenti), i quali denunciano «inadempienze» da parte della giunta e mancanza di concertazione. «Abbiamo sottoscritto il Patto – hanno dichiarato, nel corso di una conferenza stampa – con senso di responsabilità e coraggio per gestire insieme non solo le emergenze dell’Abruzzo, ma per programmare in termini innovativi gli strumenti che consentissero alle imprese che rappresentiamo di uscire più rapidamente da una crisi durissima, ma i risultati semplicemente non ci sono». I rappresentanti delle tre confederazioni hanno spiegato, a tal proposito, che l’incontro con il governo nazionale non ha prodotto quanto ci si aspettava, a cominciare dallo sblocco dei fondi Fas; il bilancio della Regione «continua» ad essere scritto senza il coinvolgimento delle parti sociali ed alle imprese, per il terzo anno consecutivo, non vengono destinate risorse. «Il tutto – hanno sottolineato – mentre la riforma sui consorzi fidi subisce ancora rallentamenti inacettabili e forzature irresponsabili come l’apertura ai confidi nazionali del settore agricolo, che snaturano la stessa riforma». Particolarmente grave, per le tre associazioni imprenditoriali, anche la situazione relativa all’accesso al credito, il quale starebbe contribuendo a cancellare dal mercato migliaia di piccole e medie imprese abruzzesi, che fra l’altro, «stanno vedendo aumentare pericolosamente il divario competitivo con le altre regioni, mentre la spesa pubblica cresce». Per Lupo, Taffo e Orfanelli, «occorre pertanto rimettere subito l’impresa al centro dell’azione della Regione». Hanno fatto presente, a tal proposito, che sul territorio abruzzese sono attive 130 mila imprese del commercio, artigianato, turismo e servizi, che garantiscono il 75% dell’occupazione regionale. «Non siamo più disposti – hanno evidenziato – a metterci in coda ed aspettare il nostro turno». Per le tre associazioni, va scritta al più presto un’agenda politica che individui priorità e compia scelte coraggiose. Chiedono in concreto l’annullamento e la conseguente rimodulazione del Fondo unico per le attività produttive, destinando quelle risorse, oltre 19 milioni, alle imprese e non ad altri capitoli; una vera riforma della pubblica amministrazione; la chiusura della «stagione infinita» dei commissariamenti di enti e settori. In assenza di risposte «chiare», le tre confederazioni hanno già annunciato che manifesteranno pubblicamente il loro dissenso, danno vita a varie forme di mobilitazione.
“Siamo disposti a tornare sui nostri passi nel caso in cui la Regione Abruzzo e’ pronta a rimettere mano ai 19 milioni del Fondo unico per le attivita’ produttive, ridistribuendo queste risorse in modo capillare secondo le esigenze delle nostre imprese”. Lo ha detto, a Pescara, Angelo Taffo, presidente regionale della Confartigiano, nel corso di una conferenza stampa convocata per annunciare, insieme con la Cna e la Confesercenti, l’autosospensione delle tre associazioni imprenditoriali dal Patto per lo Sviluppo sottoscritto con la Regione lo scorso anno.
Il presidente della Confartigianato ha spiegato che l’uscita dal Patto e’ dovuta al fatto che “la Regione non condivide, non concerta le scelte”. Taffo ha aggiunto che se non ci sara’ un’inversione di tendenza “saranno messe in campo iniziative di protesta”.
«La decisione di Confartigianato, Cna e Confesercenti di uscire dal Patto per lo sviluppo è la riprova del fallimento della politica di concertazione del Presidente Chiodi, che a parole invita alla collaborazione, ma di fatto continua a pensare di essere un uomo solo al comando e di poter fare e disfare a proprio piacimento». Così il Consigliere regionale Franco Caramanico interviene sulla presa di posizione delle tre associazioni di categoria «con le quali – continua – non posso non essere d’accordo in merito ai motivi di questa decisione maturata dalla consapevolezza che il Patto altro non è che un contenitore vuoto. Ed è per questo che avevamo scelto di non aderirvi, sapendo che si trattava dell’ennesimo manifesto di intenti cui non avrebbe fatto seguito alcunchè». Per Caramanico «l’uscita delle associazioni dal Patto per lo sviluppo, così come le diatribe interne messe in piazza dall’assessore Giuliane, che ha denunciato, come del resto avevamo fatto anche noi, la politica campanilistica del Governatore, dovrebbero servire a Chiodi a fare un sincero esame di coscienza e a trarne le dovute conseguenze».

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