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Abruzzo. Trivelle, via libera al referendum anche dalla Corte Costituzionale. WWF: ennesima bocciatura per la politica energetica regionale

«La decisione della Corte Costituzionale che ha dato via libera al quesito referendario già “promosso” dalla Cassazione – questo il commento del delegato Abruzzo del WWF Italia Luciano Di Tizio – mette ancora più in risalto l’inopportunità della decisione del Presidente D’Alfonso di sfilarsi dal fronte delle Regioni che avevano chiesto il referendum e di schierarsi a fianco del Governo nazionale. Come il WWF ha ribadito più volte, il problema della petrolizzazione non inizia e non finisce con la piattaforma Ombrina Mare, ma è molto più ampio e merita un approccio differente e meno provinciale».
«In buona sostanza il sì della Corte Costituzionale segna una ulteriore bocciatura per la politica energetica che la Giunta D’Alfonso tenta di imporre all’Abruzzo anche a dispetto della volontà chiaramente espressa dal Consiglio regionale e dalla stragrande maggioranza dei cittadini».

Di seguito, il comunicato congiunto e diffuso a livello nazionale da Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Touring Club Italiano e WWF

“La Sentenza della Corte Costituzionale, che ha confermato il referendum sulle trivelle sul quesito già
“promosso” dalle Corte di Cassazione, ci dà lo spunto per rilanciare richieste chiare al Governo: rigetto
immediato e definitivo di tutti i procedimenti ancora pendenti nell’area di interdizione delle 12 miglia dalla
costa (a cominciare da Ombrina) e una moratoria di tutte le attività di trivellazione a mare e a terra, sino a
quando non sarà definito un Piano energetico nazionale volto alla protezione del clima e rispettoso dei
territori e dei mari italiani”. Con questo commento le associazioni ambientaliste Greenpeace, Legambiente,
Marevivo, Touring Club italiano e WWF accolgono il giudizio della Consulta, che conferma l’inefficacia del
tentativo del governo di scongiurare il referendum sulle trivelle. La decisione della Corte Costituzionale
chiarisce come quanto disposto con gli emendamenti alla legge di Stabilità lo scorso dicembre, benché segni
un dietro front radicale (e positivo) del governo, non risolva – sulla questione della fascia marina off limits
– il conflitto sollevato dalle Regioni contro la strategia fossile del governo Renzi.
Le associazioni ambientaliste fanno notare come la volontà del Governo di tutelare gli interessi
dell’economia fossile (con le norme pro trivelle come con gli interventi per bloccare lo sviluppo delle
rinnovabili) abbia creato un conflitto istituzionale senza precedenti nel Paese. Pur di assecondare le lobby
dei petrolieri, l’esecutivo Renzi aveva promosso forzature inaccettabili, come la classificazione delle
trivellazioni come “opere strategiche” (dunque imposte a forza ai territori) e la creazione di servitù
potenzialmente senza limiti di tempo, con concessioni prorogabili ad oltranza. Con le modifiche introdotte
nella Legge di Stabilità 2016, grazie all’iniziativa referendaria, l’esecutivo di Renzi è stato in larga
misura costretto a smentire se stesso.
La Corte Costituzionale oggi respinge di fatto i tentativi furbeschi messi in campo dal governo per eludere il
merito della questione delle trivelle entro le 12 miglia; e rimette al giudizio dei cittadini quei meccanismi
legislativi truffaldini con cui si è aggirato sino ad oggi un divieto altrimenti chiaro, lasciando campo libero
ai petrolieri fin sotto costa.
La Corte Costituzionale ha quindi ritenuto che le affrettate modifiche governative non siano sufficienti e ha
rimandato alla volontà popolare la decisione su quelle disposizioni del Decreto Sviluppo del 2012 (decreto
legge 83/2012) che fanno salvi non solo i titoli abilitativi già rilasciati all’entrata in vigore della norma
(cioè i diritti già acquisiti), ma anche i procedimenti autorizzativi in corso, conseguenti e connessi in essere
a fine giugno 2010 nella fascia off limits delle 12 miglia. La modifica voluta dal Governo, pur eliminando
la “sanatoria” sui procedimenti in corso, introduce una formula ambigua rispetto alla durata delle
concessioni (per la durata di vita utile del giacimento).
Le Associazioni ambientaliste chiedono che nessuna nuova infrastruttura estrattiva possa essere
realizzata in deroga a un Piano delle aree, da sottoporre a valutazione ambientale strategica, come
stabilito dalla normativa comunitaria. E dichiarano tutto il loro impegno per la campagna referendaria,
che da oggi ufficialmente, impegnerà tutte le energie positive del Paese nel tentativo di respingere
l’assalto dei petrolieri ai nostri mari e i piani fossili del governo di Roma.

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