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Abruzzo. Terremoto, i sindaci: serve una legge speciale

Anche i sindaci hanno una pazienza e quelli abruzzesi l’hanno ormai persa. Lo hanno detto a chiare lettere nella riunione organizzata nella sala consiliare della Provincia di Teramo dall’Anci Abruzzo, alla presenza del delegato nazionale alle Politiche ambientali, territorio e protezione civile dell’Associazione nazionale comuni italiani, il primo cittadino di Siena, Bruno Valentini. Dall’emergenza maltempo al terremoto, la resistenza dei primi cittadini è fiaccata adesso dicono: “Basta a sentirci dire ‘decidi tu'”. Seppur rassicurati dalle notizie rilanciate dall’incontro tra il governatore Luciano D’Alfonso e il premier Paolo Gentiloni, che parlano di provvedimenti con sostegni finanziari per la sicurezza nelle scuole, il rinvio delle scadenze di fine gennaio, la sospensione delle tassazioni e la deroga alla durata dell’anno scolastico, riferite dal sindaco aquilano Massimo Cialente, proprio da quest’ultimo è arrivato forte e chiaro il messaggio: “I sindaci abruzzesi non ci stanno più a sopportare lo scarico di responsabilità su scala istituzionale – ha detto – siamo soli a prendere decisioni importanti e non si tratta solo di responsabilità giudiziarie o economiche, quanto morali. Adesso bisogna svoltare e chiediamo che qualcun altro assieme a noi si assuma almeno un quarto del nostro peso decisionale. Altrimenti, se si fermano i ministri non se ne accorge nessuno, se ci fermiamo noi per una settimana l’Italia si paralizza”. I primi cittadini d’Abruzzo vogliono una legge speciale, che racchiuda in sé tutte le previsioni di agevolazione, dai fondi finalizzati alla ricostruzione ai rimborsi per le spese sostenute e anticipate nell’emergenza maltempo ai salvagente fiscali. “Solo così sarà possibile evitare i fallimenti delle comunità locali”, hanno fatto eco i circa 70 primi cittadini presenti alla riunione, tra cui quelli dei capoluoghi di Teramo, Maurizio Brucchi e di Chieti, Umberto Di Primio. C’è chi chiede di indossare le fasce e di picchettare Montecitorio, chi di chiudere a oltranza gli istituti scolastici in attesa di una seria e responsabile individuazione dei criteri di antisismicità. Il coro unanime di condanna nei confronti delle affermazioni “allarmistiche e inopportune” del presidente della Commissione Grandi Rischi, Sergio Bertolucci, ha spostato il discorso proprio sulla sicurezza delle scuole abruzzesi, in particolare quelle in area sismica. “Non riapriremo fino a quando non ci sarà certezza delle correttezza delle procedure seguite – ha detto Brucchi, riferendo della risposta offerta dal premier Gentiloni alla sua lettera di chiarimento proprio sull’argomento – a me il Governo ha detto di chiedere come comportarmi alla Regione e io lo chiederò al presidente D’Alfonso oggi stesso, ma state sicuri che non resterò con il cerino acceso in mano”. Chiedendo un ruolo più forte e collettivo dell’Anci abruzzese, Cialente ha ribadito la richiesta di una “standardizzazione delle valutazioni di vulnerabilità sismica – ha detto il sindaco dell’Aquila – in Italia non c’è una regola unica, dobbiamo affidarci agli ingegneri ottimisti o pessimisti, a secondo dei quali una stessa scuola può avere un indice piuttosto che un altro: servono parametri certi perché la responsabilità ricade su di noi”. E se il discorso nella mattinata è scivolato via in gran parte sul problema sisma, c’è stato anche chi, ad esempio i sindaci del Teramano e quelli di questo versante del Gran Sasso in particolare, ha denunciato l’assoluta mancanza di organizzazione nella gestione dell’emergenza maltempo, in cui sono stati lasciati senza sostegno con aiuti in ritardo, corrente elettrica ancora oggi mancante e gravi difficoltà nell’ assistenza alle popolazioni. La riunione produrrà un documento che sarà inviato al Governo e alla Regione. A sigillare il ‘patto’ il delegato Anci alla Protezione civile, e sindaco di Siena, Bruno Valentini: “Ribadiamo, così come già chiesto al Governo dal presidente dell’Anci Antonio Decaro, la necessità di individuare linee guida chiare e necessarie a classificare la vulnerabilità degli edifici. Così come sono necessarie procedure conseguenti da mettere in atto in caso di emergenza, per preservare l’incolumità pubblica e privata dei cittadini”.

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